Secondo appuntamento in prima serata con Uno sbirro in Appennino, la serie che ha debuttato con risultati importanti e che riporta al centro delle indagini il commissario Vasco Benassi, interpretato da Claudio Bisio. Dopo l’esordio seguito da milioni di spettatori e una quota di share significativa, la storia prosegue approfondendo non solo i casi polizieschi ma anche il lato umano del protagonista, diviso tra lavoro e fragilità personali.
Ambientata in un immaginario borgo dell’Appennino bolognese, la fiction punta a raccontare un territorio poco esplorato dalla serialità italiana, trasformandolo in un luogo dove misteri e tensioni emergono dietro una facciata apparentemente tranquilla.
Un territorio che diventa protagonista
L’Appennino, da semplice sfondo, si trasforma in elemento narrativo centrale. La serie insiste su un’area vasta e ricca di storia, che attraversa l’Italia da nord a sud e conserva memoria e contraddizioni del Paese. In questo contesto si muove Benassi, poliziotto trasferito nel suo paese d’origine, costretto a confrontarsi con dinamiche locali, relazioni personali complesse e una quotidianità tutt’altro che monotona.
Il commissario, descritto come istintivo e diretto ma profondamente umano, affronta ogni caso seguendo un metodo poco convenzionale, spesso guidato più dall’intuito che dalle procedure.
Il primo episodio: un suicidio che non convince
La serata del 16 aprile propone due episodi. Nel primo, intitolato “Il caso degli spiriti”, tutto parte dal ritrovamento del corpo di Gianni Cantelli, muratore stimato dalla comunità, trovato impiccato nel campanile di un borgo medievale.
Le circostanze sembrano indicare un gesto volontario, ma Benassi decide di andare oltre le apparenze. L’indagine fa emergere una situazione ben più articolata: difficoltà economiche, una truffa subita e il coinvolgimento di un imprenditore locale dai metodi discutibili. Intanto, anche sul piano personale, la squadra è attraversata da tensioni, mentre Gaetana scopre il coinvolgimento del figlio in vicende che rischiano di complicare ulteriormente il quadro.
Il secondo episodio: traffici illeciti e verità scomode
Nel secondo episodio, “Ad opera di ignoti”, la vicenda si sviluppa a partire da un nuovo elemento: la morte dell’imprenditore già coinvolto nel caso precedente, trovato senza vita in circostanze inquietanti.
Le indagini conducono a un traffico clandestino di statuette etrusche di grande valore e portano Benassi e i suoi collaboratori a interrogare personaggi ambigui, tra cui un carrozziere sospetto e un uomo legato al mondo della droga. Tuttavia, la soluzione del caso prende una direzione inattesa: non un piano criminale organizzato, ma un gesto impulsivo nato dal dolore.
A essere responsabili sono due giovani, figli della prima vittima, che avevano tentato di spaventare l’uomo provocandone involontariamente la morte. Una verità che mette il commissario davanti a un dilemma etico profondo.
Il conflitto morale di Benassi
Il cuore della puntata si concentra proprio sulla scelta finale del protagonista. Di fronte a una vicenda segnata da sofferenza e ingiustizia, Benassi decide di non seguire fino in fondo la strada ufficiale. Compie così un gesto “non ufficiale”, distruggendo le prove che incriminerebbero i ragazzi e imponendo loro una punizione alternativa fatta di responsabilità e impegno.
Una decisione che ridefinisce il confine tra giustizia e umanità e che lascia aperti interrogativi sulle conseguenze future.
Quando e dove vedere la puntata
La seconda puntata di Uno sbirro in Appennino va in onda giovedì 16 aprile in prima serata su Rai 1, a partire dalle 21:30. Gli episodi sono disponibili anche in streaming e on demand sulla piattaforma RaiPlay, dove è possibile recuperare anche quelli già trasmessi.
Un nuovo appuntamento che conferma il mix tra indagine, racconto umano e ambientazione, elementi che stanno contribuendo al successo della serie.