Alla serata cover del Festival di Sanremo 2026, Tommaso Paradiso sceglie di salire sul palco con gli Stadio per reinterpretare “L’ultima luna” di Lucio Dalla, uno dei brani più intensi del repertorio del cantautore bolognese.
Un duetto che unisce generazioni diverse nel segno della grande scuola cantautorale emiliana.
La storia del brano
“L’ultima luna” è contenuta nell’album Dalla del 1979. In quel periodo Lucio Dalla attraversava una fase di grande maturità artistica, capace di fondere poesia, riflessione sociale e ricerca musicale.
La canzone nasce in un clima storico segnato da tensioni e cambiamenti: il brano riflette sul tempo che passa, sulle illusioni collettive e sul rapporto tra uomo e progresso.
Testo e significato
“L’ultima luna” è una meditazione esistenziale. La luna diventa simbolo di un’epoca che si chiude, di un’innocenza perduta, ma anche di uno sguardo che osserva il mondo dall’alto.
Nel testo convivono malinconia e consapevolezza: c’è l’idea che qualcosa stia finendo – un sogno, una stagione, forse un’intera visione del futuro – ma senza retorica. Dalla racconta il disincanto con delicatezza, lasciando spazio all’ascoltatore.
È una canzone che parla di tempo, di memoria e di fragilità umana.
La settima luna
Era quella del luna-park
Lo scimmione si aggirava
Dalla giostra al bar
Mentre l’angelo di Dio bestemmiava
Facendo sforzi di petto
Grandi muscoli e poca carne
Povero angelo benedetto
La sesta luna
Era il cuore di un disgraziato
Che, maledetto il giorno che era nato
Ma rideva sempre
Da anni non vedeva le lenzuola
Con le mani, con le mani sporche di carbone
Toccava il culo a una signora
E rideva e toccava
Sembrava lui il padrone
La quinta luna
Fece paura a tutti
Era la testa di un signore
Che con la morte vicino giocava a biliardino
Era grande ed elegante
Né giovane né vecchio
Forse malato
Sicuramente era malato
Perché perdeva sangue da un orecchio
La quarta luna
Era una fila di prigionieri
Che camminando
Seguivano le rotaie del treno
Avevano i piedi insanguinati
E le mani, e le mani, e le mani senza guanti
Ma non preoccupatevi
Il cielo è sereno
Oggi non ce ne sono più tanti
La terza luna
Uscirono tutti per guardarla
Era così grande
Che più di uno pensò al Padre Eterno
Sospesero i giochi e si spensero le luci
Cominciò l’inferno
La gente corse a casa perché per quella notte
Ritornò l’inverno
La seconda luna
Portò la disperazione tra gli zingari
Qualcuno addirittura si amputò un dito
Andarono in banca a far qualche operazione
Ma che confusione
La maggior parte prese cani e figli
E corse alla stazione
L’ultima luna
La vide solo un bimbo appena nato
Aveva occhi tondi e neri e fondi e non piangeva
Con grandi ali prese la luna tra le mani, tra le mani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani
E volò via, e volò via
Era l’uomo di domani
Il duetto all’Ariston
La scelta di Paradiso non è casuale: la sua scrittura nostalgica e romantica trova affinità con l’universo poetico di Dalla.
Accanto a lui, gli Stadio – storicamente legati proprio a Lucio Dalla – rappresentano un ponte diretto con quell’eredità musicale. La presenza di Gaetano Curreri e della band garantisce coerenza e profondità sonora.
Alla serata delle cover, l’esibizione promette di essere un momento di raccoglimento e intensità, più che di spettacolo: un omaggio rispettoso a uno dei giganti della canzone italiana, capace ancora oggi di parlare al presente.