Al Festival di Sanremo è il momento di Enrico Nigiotti: sul palco dell’Ariston presenta in gara «Ogni volta che non so volare», una ballad intima e senza ritornello che riflette sul tempo che passa e sulle fragilità che ci rendono umani.
Per il cantautore livornese, 38 anni, si tratta della quarta partecipazione al Festival (la terza tra i Big). Dopo l’esordio tra le Nuove Proposte nel 2015 e le successive esperienze con «Nonno Hollywood» e «Baciami adesso», Nigiotti torna con un brano scritto insieme a Pacifico, nato – come ha raccontato – durante le notti insonni della pandemia.
Il testo di «Ogni volta che non so volare»
Tardi
Che non è più solo notte
Ma anche un po’ mattina
Tardi che non mi addormento
Chiudo gli occhi appena
Tardi che la dovrei smettere di parlare col soffitto
Di cascare tra i ricordi per rimanerci dentro
Il tempo vola maledetto
Veloce come un pizzicotto
Ecco la prima volta che ho fatto l’amore avevo 15 anni
Sopra un vecchio materasso tenevamo chiusi gli occhi
Così dolce e preoccupato
Così sempre attento
Forse adesso che ho imparato non è più lo stesso
Il tempo vola l’ho già detto
Anche in un orologio rotto
E mentre fuori scoppia un altro inferno
Da qualche parte adesso è già domani
Qualcuno è pronto e qualcun altro è perso
Prima di
Volare
Specchio forse i sogni non finiscono dove comincia la realtà
E c’è bisogno di dolore per un po’ di felicità
Lo pensiamo sempre tutti che sia meglio qualcun altro
E non vediamo dietro al vecchio i capelli da ragazzo
Il tempo corre quanto è stronzo
Sorpassa e poi ti ruba il posto
E mentre fuori brucia un altro inferno
Pochi minuti e poi sarà domani
Qualcuno è pronto e qualcun altro è perso
Prima di volare
I mostri che c’ho dentro
Che mi fanno cadere
Questa mania che devi andare solo bene
A chi mi salva ogni volta che tocco il fondo
A chi comunque vada mi rimane accanto
E se questa vita è un viaggio
Meno male siete qui
Ogni volta che non so
Volare
Ogni volta che non so
Volare
Ogni volta che non so
Volare
Il significato: un viaggio tra ricordi, cadute e rinascite
«Ogni volta che non so volare» è costruita come un flusso di coscienza. Non c’è un ritornello tradizionale, ma un susseguirsi di immagini e pensieri che affiorano nella notte: i ricordi dell’adolescenza, la scoperta dell’amore, la paura di non essere abbastanza, i “mostri” interiori.
Il tempo è il vero protagonista del brano. «Il tempo corre», canta Nigiotti, sottolineando quanto sia imprevedibile e talvolta crudele il suo scorrere. Eppure, nella consapevolezza che tutto cambia, emerge una certezza: ciò che conta sono le persone che restano.
Il “non sapere volare” diventa così metafora dei momenti in cui si cade, si dubita, si tocca il fondo. Non è un fallimento, ma una condizione umana. Ed è proprio in quelle cadute che si misura la forza dei legami: «Meno male siete qui», canta l’artista, trasformando la fragilità in resilienza condivisa.
«Un film interiore»
Nigiotti ha definito la canzone «un film interiore», un modo per metabolizzare ciò che si è vissuto. La notte insonne diventa spazio di riflessione, dove passato e presente si intrecciano. Non c’è nostalgia sterile, ma la presa di coscienza che ogni esperienza – anche dolorosa – contribuisce a costruire chi siamo.
«Ogni volta che non so volare» potrebbe imporsi come una delle proposte più intime di questa edizione: una canzone che parla di memoria, amore e resilienza, ricordando che non sempre si può restare in volo, ma si può sempre trovare qualcuno pronto a sorreggerci.