La serata dei duetti al Festival di Sanremo è da sempre una delle più attese, crocevia di riletture, incontri inattesi e omaggi al grande repertorio. Tra le scelte più lineari ma emotivamente potenti c’è quella di Eddie Brock, che porta sul palco dell’Ariston “Portami via” insieme al suo autore, Fabrizio Moro.
Una decisione che punta sull’intensità più che sull’effetto sorpresa: stesso terreno emotivo, stessa tensione narrativa, stessa idea di musica come confessione.
Un brano nato dal dolore
“Portami via” non è soltanto una canzone d’amore. Presentata da Moro al Festival 2017, si classificò settima ma conquistò pubblico e critica, aggiudicandosi anche il Premio Lunezia per il valore del testo.
Scritta insieme a Roberto Cardelli, nasce in un momento personale complesso per il cantautore romano. È lui stesso a raccontarne l’origine: versi dedicati alla figlia Anita, allora bambina, considerata la forza capace di strapparlo a un periodo segnato da ansia, ipocondria e senso di smarrimento.
Non un amore romantico, dunque, ma un amore assoluto, salvifico. Quello che diventa ancora più potente quando tutto il resto sembra vacillare.
Fragilità e richiesta d’aiuto
Il ritornello è un mantra: “Tu portami via”. Una supplica che attraversa tutto il brano.
Il protagonista ammette di avere paura, di sentirsi inadeguato, di combattere contro “mostri più grandi” e contro il rischio costante di ricadere nel baratro. I versi parlano di anni difficili, di errori ripetuti, di rimorsi che tornano a bussare.
La canzone si muove tra luce e ombra: da un lato il vuoto, la fatica di reagire, dall’altro la presenza di qualcuno capace di offrire un appiglio. È un dialogo interiore che si trasforma in esortazione a non arrendersi, “da qui all’eternità”.
Il videoclip: la prigione come metafora
A rafforzare il significato del brano contribuisce anche il videoclip, ambientato in un carcere. La detenzione diventa simbolo di una prigionia più profonda, quella emotiva, fatta di colpe e paure.
La figura della figlia rappresenta la possibilità di redenzione, l’unica chiave capace di aprire la porta e restituire senso al futuro. Un’immagine che ha contribuito a rendere “Portami via” uno dei brani più riconoscibili del repertorio di Moro.
Testo “Portami via”
Tu portami via
Dalle ostilità dei giorni che verranno
Dai riflessi del passato perché torneranno
Dai sospiri lunghi per tradire il panico che provoca l’ipocondria
Tu portami via
Dalla convinzione di non essere abbastanza forte
Quando cado contro un mostro più grande di me
Consapevole che a volte basta prendere la vita così com’è
Così com’è
Imprevedibile
Portami via dai momenti
Da questi anni invadenti
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
Amore mio portami via
Tu portami via
Quando torna la paura e non so più reagire
Dai rimorsi degli errori che continuo a fare
Mentre lotto a denti stretti nascondendo l’amarezza dentro a una bugia
Tu portami via
Se c’è un muro troppo alto per vedere il mio domani
E mi trovi lì ai suoi piedi con la testa fra le mani
Se fra tante vie d’uscita mi domando quella giusta chissà dov’è
Chissà dov’è
È imprevedibile
Portami via dai momenti
Da tutto il vuoto che senti
Dove niente potrà farmi più del male ovunque sia
Amore mio portami via
Tu
Tu sai comprendere
Questo silenzio che determina il confine fra i miei dubbi e la realtà
Da qui all’eternità
Tu non ti arrendere
Portami via dai momenti
Da questi anni violenti
Da ogni angolo di tempo dove io non trovo più energia
Amore mio portami via