Ryan Gosling: “Project Hail Mary non è un film d’evasione, ma ci ricorda ciò di cui siamo capaci come esseri umani”

Ryan Gosling racconta la sua esperienza nel film "L'ultima missione: Project Hail Mary" e condivide aneddoti personali sulla sua istruzione.

Ryan Gosling torna sul grande schermo con L’ultima missione: Project Hail Mary, uscito nelle sale il 19 marzo e già al centro dell’attenzione per una possibile candidatura agli Oscar. L’attore interpreta Ryland Grace, un insegnante di scienze che viene mandato nello spazio con una missione cruciale: risolvere il mistero di una sostanza che sta causando il collasso del Sole e salvare la Terra.

Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Andy Weir, autore anche di The Martian, e propone una storia che unisce fantascienza e riflessione sull’umanità.

Il racconto personale: la scuola e le difficoltà

Durante la promozione del film, Gosling ha condiviso aspetti molto personali del suo passato. “Mia figlia mi ha visto con gli occhiali e mi ha detto ‘sembri più intelligente’”, ha raccontato con ironia, spiegando come quel dettaglio abbia contribuito alla costruzione del personaggio.

L’attore ha poi parlato apertamente del suo rapporto con la scuola: “Non ero bravo in fisica, chimica, matematica e astronomia. Ho avuto delle difficoltà a scuola, non mi sono diplomato”. Nonostante questo percorso complicato, ha sottolineato quanto gli insegnanti possano fare la differenza nella vita di una persona, definendoli veri eroi.

Un insegnante nello spazio

Nel film, il protagonista non è un astronauta, ma un uomo comune chiamato a fare qualcosa di straordinario. È proprio questo aspetto che ha convinto Gosling: raccontare una figura in cui il pubblico possa riconoscersi.

Ryland Grace si trova a dover affrontare una missione impossibile, contando non solo sulle conoscenze scientifiche, ma anche sulla capacità di pensare in modo creativo. Durante il viaggio, stringe un legame inaspettato con Rocky, un alieno che gli dimostra come la collaborazione possa superare ogni barriera.

“Molte persone non pensano a sé stesse come a qualcuno di straordinario”, ha spiegato l’attore, sottolineando l’importanza di mettere lo spettatore in una posizione di disagio, per spingerlo a riflettere su come reagirebbe in una situazione simile.

Un messaggio di speranza e curiosità

Secondo Gosling, il film non è un semplice prodotto di evasione. “Non credo il nostro sia un film d’evasione, ma al contrario ci ricorda ciò di cui siamo capaci come esseri umani”.

Al centro della storia c’è anche un messaggio rivolto alle nuove generazioni: trasformare la paura in curiosità. Un’idea che attraversa tutta la narrazione e che invita a guardare al futuro non come qualcosa da temere, ma come un problema da affrontare insieme.

Anche i registi, Phil Lord e Christopher Miller, hanno insistito sul carattere corale del racconto, dove la collaborazione tra esseri viventi diventa la chiave per affrontare una crisi globale, mantenendo però un tono carico di speranza e umanità.

Il cast e il momento più sorprendente

Accanto a Gosling, nel film recita anche Sandra Hüller, già apprezzata per Anatomia di una caduta e La zona d’interesse. L’attrice interpreta Eva Stratt, figura chiave del progetto spaziale.

Uno dei momenti più particolari del film è proprio legato al suo personaggio: una scena in cui canta al karaoke Sign of the Times. “È stata mia figlia a convincermi a cantare quel brano, mi ha detto ‘è cool’. Se ho accettato, è merito suo”, ha raccontato.

Gosling ha definito quella sequenza come una delle migliori del film, aggiungendo che la canzone finisce per rappresentarne lo spirito complessivo.

Un film pensato per emozionare

Oltre alla componente spettacolare, il progetto punta a lasciare un segno emotivo. Gosling ha spiegato di aver voluto ricreare quel tipo di esperienza cinematografica che resta nella memoria, come i film visti durante l’infanzia.

“Con la mia famiglia fatichiamo a trovare film da vedere tutti insieme”, ha detto, sottolineando il desiderio di realizzare una storia capace di coinvolgere pubblici diversi.

Tra avventura, emozione e riflessione, L’ultima missione: Project Hail Mary si presenta così come un racconto che unisce intrattenimento e significato, mettendo al centro non solo la sopravvivenza del pianeta, ma soprattutto il valore della collaborazione e dello spirito umano.

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