Riccardo Cocciante: “In genere alla mia età ci si ferma. Invece c’è la voglia di tornare a scoprire l’essenza iniziale”

Il cantautore Riccardo Cocciante presenta il suo nuovo album "Ho venti anni con te" e riflette nel corso di un'intervista al Corriere della Sera sulla sua carriera e le sue ispirazioni.

In un’ intervista rilasciata al Corriere della Sera, Riccardo Cocciante racconta il ritorno discografico con Ho venti anni con te, il suo nuovo album di inediti in uscita il 13 marzo dopo ben ventuno anni dall’ultimo progetto di questo tipo. Il cantautore spiega che il disco nasce da un lungo lavoro di selezione di brani scritti nel corso del tempo.

«È una raccolta di pezzi scritti nel tempo, messi da parte e selezionati: è il succo di quello fatto in tutto questo tempo. Non ho mai pensato di lasciare la canzone».

Un disco che guarda all’essenza della musica

Il titolo del progetto, “Ho 20 anni con te”, rappresenta per l’artista un ritorno alle radici della propria musica e alla spontaneità degli inizi. Cocciante racconta di aver cercato di recuperare la sincerità dei primi lavori, spesso considerati i più autentici nel percorso di un artista.

«In genere alla mia età ci si ferma. Qui invece c’è la voglia di tornare a scoprire l’essenza iniziale. Un artista durante la sua carriera tende spesso a cercare soluzioni diverse e ingranaggi vari, ma i dischi iniziali sono solitamente i più veri e sinceri. Ho cercato di riscoprire quello. Alla fine della canzone c’è un testamento, non triste, la speranza che quello che ho fatto possa rimanere nel tempo, lasciare un sapore, entrare nell’eterno, se possibile».

La canzone “Odile” e il tema dell’autismo

Tra i brani del disco c’è anche “Odile”, una canzone che affronta un tema delicato attraverso un linguaggio quasi fiabesco. L’artista racconta di essersi sentito particolarmente vicino alla storia narrata nel testo.

«Quando ho ricevuto questo testo mi è piaciuto l’utilizzo di un linguaggio fiabesco per trattare un argomento così grave come l’autismo, il chiudersi dentro se stessi, il non riuscire a uscire dalla noce. È un tema che sento dentro. Da ragazzo, pur non essendo autistico, ero uno che non si esprimeva molto, stavo chiuso dentro di me. La musica è stata il linguaggio che mi ha liberato e fatto capire che avrei potuto comunicare».

L’identificazione con Quasimodo

Nel corso dell’intervista il cantautore riflette anche sulla propria personalità e sul modo in cui si è sempre percepito. Tra i personaggi letterari, quello in cui dice di essersi riconosciuto maggiormente è il celebre protagonista del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo.

«Mi sono sempre identificato in Quasimodo di Notre-Dame de Paris di Hugo, ma non perché ne ho tratto un’opera. È un personaggio che ha avuto poco dalla vita a livello fisico, non pretende niente e si rifugia nel mentale per andare oltre questo mondo. Quando ero giovane ero rinchiuso in me stesso, non mi esprimevo… ».

Parlando della propria voce, aggiunge:

«La voce è qualcosa di fisico, ma anche mentale. cerco sempre di spiegarlo ai cantanti dei vari cast di Notre-Dame».

Il successo senza tempo di “Notre-Dame de Paris”

Le musiche di Cocciante continuano intanto a vivere anche sul palcoscenico grazie al celebre spettacolo Notre-Dame de Paris, tornato recentemente in tour in Italia in vista dei festeggiamenti per i 25 anni nel 2027.

«È stata una soddisfazione vederla cantata tradotta in nove lingue e vedere che si introduce facilmente in Paesi con culture e religioni diverse da quella cattolica perché rappresenta qualcosa di universale, la cattedrale è un simbolo di potere, e la storia è un racconto sulla diversità umana. Credo che un altro elemento del suo successo stia nella sua originalità: non è un musical, non è un’opera, non è un’operetta».

Il rapporto con il palco e il cambiamento nel tempo

L’artista racconta anche come il suo modo di vivere i concerti sia cambiato nel tempo. Se in passato si sentiva più protetto dietro il pianoforte, oggi alterna momenti diversi durante lo spettacolo.

«La potenza c’è sempre, canto alla stessa maniera, ma devo accettare che il registro sia un po’ sceso. Una volta ero un cavallo irriverente, oggi sono più riflessivo. Ero un ragazzo pieno di protesta dentro, oggi quell’elemento non c’è più e godo solo della bellezza della musica. Con questo tour ho iniziato anche a cantare in piedi».

E aggiunge:

«Nei concerti non mi sentivo protetto senza il pianoforte. Questo passaggio mi è piaciuto e non voglio abbandonare nessuna di queste due facce. In piedi offro i momenti di maggiore show, al pianoforte riservo quelli più intimi e introversi».

Il ricordo di Sanremo e lo sguardo sulla musica di oggi

Tra i momenti più importanti della sua carriera c’è anche la vittoria al Festival di Sanremo nel 1991 con Se stiamo insieme, scritta insieme a Mogol.

«Fu una decisione difficile partecipare. Venivo da una generazione, quella dei cantautori, che aveva annullato il Festival. Mi convinsero ad accettare e ci andai anche se non amo l’idea della musica come concorso, per me è più una sfida con me stesso ad ogni disco. Fu un Sanremo difficile: c’erano in gara Umberto Tozzi, Marco Masini, Renato Zero, insomma non dei personaggini qualunque… e io ci andavo con una canzone non sanremese, con l’inciso che arriva tardi».

Guardando all’edizione più recente, Cocciante osserva:

«Non l’ho seguito molto, mi sembra che ci sia stato un eccesso di proposte ritmiche e rap. Non sono nostalgico, ma mi sembra che il pubblico voglia ritrovare la musica melodica. E nel live, vedo una ritrovata voglia di ascoltare musica suonata veramente, senza basi, come faccio nel mio tour».

Nuove canzoni all’orizzonte?

Infine, il cantautore lascia intendere che questo ritorno discografico potrebbe non essere l’ultimo.

«Ho piccole riserve… fra un po’ potrebbero uscire altre cose».

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