Presley Gerber, sotto esame il centro dove è morto

La morte di Presley Gerber resta al centro di un’indagine: sotto esame le ultime ore del 27enne e il ruolo della struttura di recupero in cui era entrato poco prima.

La morte di Presley Gerber, figlio di Cindy Crawford e Rande Gerber, continua a sollevare interrogativi. Il 27enne è morto il 20 settembre 2026 poche ore dopo essere entrato in una struttura di recupero a Santa Monica. La causa ufficiale del decesso non è stata ancora stabilita: il medico legale della contea di Los Angeles ha rinviato la determinazione in attesa di ulteriori esami, mentre la polizia sta indagando su una possibile overdose.

Presley sarebbe arrivato già sotto l’effetto di sostanze

Secondo una ricostruzione giornalistica basata su fonti vicine alla vicenda, prima dell’ingresso nella struttura una persona che stava aiutando Presley nel percorso verso la sobrietà avrebbe contattato il centro per segnalare che il giovane era sotto l’effetto di sostanze.

Sempre secondo questa ricostruzione, il personale avrebbe comunque accettato il suo arrivo. Presley sarebbe entrato nella struttura poco dopo le 18 e avrebbe mostrato un comportamento irregolare. Si tratta, però, di informazioni riferite da fonti e non ancora trasformate in conclusioni ufficiali dell’indagine.

La morte poche ore dopo l’ingresso

La mattina successiva vennero richiesti i soccorsi. Il medico legale ha confermato che Presley Gerber fu dichiarato morto alle 9.45 del 20 settembre.

La polizia di Santa Monica sta ricostruendo quanto accaduto nelle ore precedenti. L’ipotesi presa in considerazione è quella di una possibile overdose, ma la causa e le modalità ufficiali della morte restano al momento indeterminate. Non sono emersi elementi pubblici che facciano pensare a un atto criminale.

I risultati tossicologici restano decisivi

Uno dei passaggi fondamentali dell’inchiesta riguarda gli esami tossicologici. Solo questi potranno stabilire quali sostanze fossero eventualmente presenti nell’organismo del giovane e se abbiano avuto un ruolo nel decesso.

L’autopsia è stata eseguita, ma il medico legale ha spiegato che saranno necessari ulteriori accertamenti prima di arrivare a una conclusione definitiva. Nei casi rinviati, la determinazione della causa della morte può richiedere anche diversi mesi.

Resolutions Living non risultava un centro medico di disintossicazione

Un altro punto centrale riguarda la natura della struttura. Secondo le informazioni fornite dalle autorità californiane, Resolutions Living non risultava registrata come struttura residenziale autorizzata per il trattamento dei disturbi da uso di sostanze.

Il centro appariva piuttosto come una residenza di recupero, una cosiddetta sober living home. In California strutture di questo tipo possono operare senza la stessa licenza richiesta ai centri che forniscono trattamenti medici, disintossicazione o programmi terapeutici residenziali.

Il nodo dell’ammissione nel centro

Proprio questa distinzione ha alimentato le domande sulla decisione di accogliere Presley qualora fosse effettivamente arrivato già sotto l’effetto di sostanze.

Una residenza di recupero non necessariamente dispone infatti degli strumenti medici necessari per affrontare una disintossicazione o un’emergenza legata a un’intossicazione acuta. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna conclusione ufficiale secondo cui la struttura abbia causato la morte del giovane.

Le autorità verificano il funzionamento della struttura

Il caso ha riacceso l’attenzione anche sulle regole che disciplinano le residenze di recupero in California.

Le autorità competenti hanno riferito di non avere nei propri registri Resolutions Living come struttura residenziale autorizzata per il trattamento delle dipendenze. La questione centrale è capire se l’attività svolta rientrasse effettivamente nei limiti previsti per una semplice residenza di recupero o se venissero offerti servizi che avrebbero richiesto un diverso regime autorizzativo.

Il passato del fondatore torna sotto i riflettori

Dopo la morte di Presley è tornata inoltre l’attenzione sul passato di Reza Nabavi, fondatore delle attività collegate a Resolutions.

Documenti citati dalla stampa riportano precedenti vicende giudiziarie legate al possesso di sostanze nei primi anni Duemila e successive difficoltà iniziali nel percorso per ottenere l’abilitazione professionale. La sua licenza da psicologo risulta oggi attiva. Questi precedenti, però, non stabiliscono alcuna responsabilità nella morte di Presley Gerber.

Restano aperte molte domande sulle ultime ore

L’inchiesta deve ancora chiarire diversi aspetti: quali sostanze Presley abbia eventualmente assunto, quando le abbia assunte, in quali condizioni sia arrivato alla struttura e cosa sia accaduto durante la notte.

Fino all’arrivo dei risultati tossicologici e delle conclusioni del medico legale, la morte di Presley Gerber resta ufficialmente senza una causa definitiva. Le ricostruzioni emerse negli ultimi giorni hanno acceso i riflettori sul centro e sul suo funzionamento, ma l’indagine è ancora in corso e non ha stabilito responsabilità.

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