Danny Boyle ha scelto la trasformazione del giornalismo britannico per il suo debutto ufficiale in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia. “Ink”, presentato in prima mondiale il 2 settembre nella Sala Grande del Palazzo del Cinema, ha inaugurato l’83ª edizione del Festival ed è in corsa per il Leone d’oro assegnato dalla giuria presieduta da Maggie Gyllenhaal.
Il film ricostruisce uno dei passaggi decisivi nella storia della stampa inglese: l’acquisizione di “The Sun” da parte di Rupert Murdoch nel 1969 e il successivo rilancio del quotidiano, affidato al giornalista Larry Lamb. Un progetto editoriale destinato a cambiare profondamente il linguaggio della stampa popolare e, più in generale, il rapporto tra informazione, pubblico e potere.
Murdoch e Lamb, la sfida per conquistare i lettori
La storia prende il via nella Londra del 1969. Rupert Murdoch, interpretato da Guy Pearce, ha appena rilevato un giornale in difficoltà e vuole trasformarlo in un concorrente capace di mettere in crisi il potente “Daily Mirror”.
Per riuscirci sceglie Larry Lamb, interpretato da Jack O’Connell, giornalista dello Yorkshire di origini operaie al quale affida una missione ambiziosa: rivoluzionare “The Sun” e superare il principale rivale nell’arco di un anno.
Il rapporto professionale tra i due diventa così il motore della vicenda. Attorno a loro si muove una redazione immersa in un’epoca in cui le prime pagine, le rotative, le telefonate e la corsa allo scoop scandivano il ritmo quotidiano dell’informazione.
Tra i personaggi c’è anche Jules Davies, interpretata da Claire Foy, figura di finzione che riunisce idealmente le esperienze delle donne che cercavano di trovare spazio nella Fleet Street dell’epoca, un ambiente ancora fortemente dominato dagli uomini.
Dal teatro al cinema
“Ink” nasce dall’omonima pièce di James Graham, già rappresentata con successo a Londra e a Broadway. Lo stesso Graham ha curato l’adattamento cinematografico, portando sul grande schermo la storia del gruppo di giornalisti che contribuì a ridefinire il modello del tabloid.
La trasformazione di “The Sun” passa attraverso titoli sempre più incisivi, un linguaggio diretto, grande attenzione a sport, gossip e argomenti vicini alla sensibilità del pubblico. Una formula che porta il quotidiano a conquistare milioni di lettori e a modificare in modo duraturo il panorama editoriale britannico.
Danny Boyle trasforma la redazione in un organismo pulsante
Il materiale di partenza è costruito soprattutto sulle parole, ma Boyle imprime alla storia il ritmo che ha caratterizzato gran parte del suo cinema. Riunioni, telefonate, discussioni, titoli da chiudere e macchine da scrivere diventano parte di una narrazione accelerata, quasi fisica.
La musica di Daniel Pemberton accompagna il movimento delle rotative e della redazione, mentre la fotografia di Alwin H. Küchler restituisce una Londra di fine anni Sessanta sospesa tra fermento culturale, ambizioni e crescente cinismo.
La fabbrica del giornale viene rappresentata come un corpo in continuo movimento, dove ogni decisione editoriale alimenta la competizione e avvicina Lamb e Murdoch al loro obiettivo.
Jack O’Connell e Guy Pearce al centro del film
Il confronto tra Larry Lamb e Rupert Murdoch rappresenta uno degli elementi centrali di “Ink”.
Jack O’Connell costruisce un Lamb mosso dall’ambizione e dal desiderio di rivincita sociale, convinto che il successo del giornale passi inevitabilmente anche attraverso il numero di copie vendute.
Guy Pearce interpreta invece un Murdoch controllato e determinato, capace di perseguire il proprio progetto senza bisogno di alzare la voce. Il suo personaggio viene raccontato come un uomo che intuisce le possibilità di un nuovo modo di comunicare e decide di spingerlo fino alle estreme conseguenze.
Claire Foy ha uno spazio più contenuto, ma il suo personaggio introduce un punto di vista differente rispetto all’entusiasmo e alla spregiudicatezza che accompagnano la crescita del quotidiano.
Il giornalismo come spettacolo
“Ink” non vuole essere soltanto la ricostruzione di un momento storico. Il film usa la nascita del nuovo “The Sun” per interrogarsi sul modo in cui informazione e spettacolo iniziarono progressivamente a sovrapporsi.
La formula sviluppata in quegli anni anticipa infatti dinamiche diventate familiari molti decenni più tardi: titoli costruiti per attirare immediatamente l’attenzione, centralità delle emozioni, semplificazione dei temi e ricerca costante di argomenti capaci di generare interesse.
Il film mette così in relazione il giornalismo degli anni Sessanta con fenomeni contemporanei come clickbait, social network e circolazione rapidissima delle notizie, senza proporre una risposta definitiva su quanto il modello nato allora abbia effettivamente generato il presente.
Da “Quarto potere” a “Quinto potere”
Il racconto si inserisce inevitabilmente nella lunga tradizione cinematografica dedicata al potere della stampa.
Il Murdoch rappresentato nel film richiama per alcuni aspetti figure come Charles Foster Kane di “Quarto potere”, personaggio ispirato anche al magnate William Randolph Hearst. Nella storia emergono inoltre temi già affrontati da film come “L’asso nella manica”, “Piombo rovente” e “Quinto potere”: la costruzione della notizia, la trasformazione dell’indignazione in spettacolo e il peso dei media nella società.
“Ink” utilizza questi riferimenti per mostrare la nascita di una grammatica dell’informazione destinata a sopravvivere ben oltre l’epoca della carta stampata.
La domanda sul rapporto tra informazione e presente
Uno degli interrogativi centrali riguarda il legame tra il modello del tabloid e il sistema informativo contemporaneo.
Il “Sun” di Lamb e Murdoch punta sulla capacità di intercettare desideri, paure e curiosità del pubblico. La scelta di privilegiare l’immediatezza e l’impatto diventa il cuore di una strategia che anticipa molte delle logiche successivamente sviluppate dalla comunicazione digitale.
Boyle evita però di costruire una semplice condanna. Il film lascia aperta la possibilità che quel modo di fare informazione non sia stato soltanto la causa di ciò che sarebbe arrivato in seguito, ma anche il risultato di esigenze che già stavano emergendo nella società.
Durante la presentazione veneziana, il regista ha esteso la riflessione anche all’intelligenza artificiale, interrogandosi sulla possibilità che una tecnologia possa raccontare fino in fondo la verità sul potere che l’ha creata.
Boyle: “Un onore immenso aprire questo festival”
Per Danny Boyle si tratta della prima partecipazione ufficiale alla Mostra con un film selezionato in concorso.
“Sono stato alla Biennale molte volte, ma questo è il mio battesimo alla Mostra del Cinema: è un onore immenso essere in una città così ricca d’arte e aprire questo grande festival con il mio nuovo film, INK”, ha dichiarato il regista.
Boyle ha spiegato di avere sentito particolarmente vicina la sceneggiatura di James Graham, ricordando come il 1969 sia stato contemporaneamente l’anno dello sbarco sulla Luna e quello della trasformazione del quotidiano.
“Molto prima di Fox News, del clickbait e di Truth Social, decenni prima di Twitter, Facebook, Google e OnlyFans, questi due uomini crearono un nuovo tabloid che, contro ogni previsione, divenne il quotidiano più venduto al mondo”, ha osservato.
Il debutto veneziano a trent’anni da “Trainspotting”
L’arrivo di “Ink” al Lido assume un significato particolare anche nella carriera di Boyle, perché coincide con i trent’anni di “Trainspotting”, il film che nel 1996 contribuì in maniera decisiva alla sua affermazione internazionale.
Il regista ha poi firmato titoli come “28 giorni dopo”, “127 ore”, “Steve Jobs”, “Yesterday”, “T2 Trainspotting” e “The Millionaire”, film che gli è valso l’Oscar per la regia e che conquistò numerosi riconoscimenti tra Academy Awards, BAFTA, Golden Globe, PGA e DGA.
Con “Ink”, Boyle porta per la prima volta un proprio film in competizione a Venezia e affida l’apertura della Mostra a una storia che parte dalla carta stampata per parlare direttamente del presente.
Un film anche sulla fine di un’epoca
Accanto alla riflessione sul potere dei media emerge infine una componente più malinconica. La pellicola restituisce la materialità di un giornalismo ormai profondamente trasformato: l’inchiostro sulle dita, il rumore delle rotative, le redazioni affollate, le macchine da scrivere e l’attesa della prima pagina appena stampata.
“Ink” racconta quindi contemporaneamente la nascita di un nuovo modello di informazione e il ricordo di una stagione professionale che la rivoluzione digitale avrebbe progressivamente cancellato.
Il film dura 116 minuti, è una produzione tra Regno Unito, Francia e Stati Uniti e vede nel cast Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. Le musiche sono firmate da Daniel Pemberton, la fotografia da Alwin H. Küchler. La distribuzione italiana è affidata a Lucky Red.
