Il mondo di Gomorra torna a espandersi guardando indietro. Dal 9 gennaio arriva su Sky e in streaming su Now “Gomorra – Le origini”, il prequel che riporta la saga nella Napoli del 1977, quando Secondigliano era ancora un quartiere popolare segnato dal contrabbando di sigarette e dai primi fermenti di un cambiamento che avrebbe inciso in modo irreversibile sulla città. A guidare questo nuovo capitolo è Marco D’Amore, questa volta non solo davanti ma soprattutto dietro la macchina da presa: regista dei primi episodi, supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto.
In un’intervista rilasciata ad Adnkronos, D’Amore ha chiarito subito il senso profondo dell’operazione: «Questa serie è ambientata negli Anni Settanta ma parla ai giovani di oggi, perché racconta un gruppo di giovanissimi che vive in un mondo feroce». Il riferimento non è solo alla Napoli di allora, ma a una condizione che attraversa ancora intere fasce di popolazione: «Ci sono fette di mondo in cui le nuove generazioni sono costrette a vivere nell’indigenza causata da guerre e violenze. Questo deve farci porre una domanda: che uomini saranno domani quei ragazzi?».
Il prequel non nasce per addolcire o giustificare quanto visto in Gomorra – La serie. Al contrario, D’Amore ribadisce la distanza da qualsiasi forma di assoluzione: «Non vogliamo assolvere quello che abbiamo raccontato nella serie madre. Qui c’è un progetto che mette la memoria al primo posto e che dice chiaramente: c’è un processo che porta a determinate derive, c’è un contesto in cui queste nascono». Un’operazione che, nelle sue parole, ha un valore sociale preciso, perché restituisce dignità al racconto di un’epoca e ne interroga le responsabilità.
Il cuore della storia è il giovane Pietro Savastano, interpretato da Luca Lubrano, ragazzo inquieto e ambizioso che sogna un futuro diverso per sé e per i suoi amici. Per l’attore, questa serie rappresenta molto più di un debutto importante: «Questa serie è il mio riscatto», ha detto ad Adnkronos, spiegando come il progetto gli abbia permesso di trasformare una passione in una vera professione. E aggiunge: «Sento una responsabilità verso i miei coetanei, anche nel modo di raccontare ciò che di solito non si vede».
Accanto a Pietro, il prequel riporta in scena due personaggi centrali della saga: Imma Savastano e Scianel, qui nelle versioni adolescenti interpretate da Tullia Venezia e Fabiola Balestriere. Le due attrici raccontano un’epoca in cui le possibilità di scelta, soprattutto per le donne, erano limitate. «Il racconto fa capire che oggi siamo più fortunati», ha spiegato Tullia Venezia ad Adnkronos, «perché esistono molti più mezzi di supporto rispetto al passato». Fabiola Balestriere sottolinea invece la dimensione della violenza subita dal suo personaggio: «Annalisa subisce una violenza non solo fisica ma anche psicologica, perché le viene negata ogni possibilità di scelta».
Dietro la costruzione del prequel c’è anche una riflessione più ampia sul tema dell’identità. Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli, tra i creatori della serie, raccontano come la domanda di partenza sia stata semplice e radicale: quando e come nasce un mondo che poi diventa sinonimo di criminalità? La risposta passa per una Napoli povera ma ancora carica di speranze, prima che il sistema criminale si strutturi e prenda il sopravvento.
Con sei episodi e una seconda stagione già in lavorazione, “Gomorra – Le origini” si presenta come un racconto che non cerca scorciatoie né facili assoluzioni. Riavvolge il nastro per ricordare che dietro ogni boss c’è stato un ragazzo, dietro ogni sistema una storia, e che interrogare quelle radici significa, oggi, interrogare anche il nostro presente.
