Leo Gullotta si racconta in una lunga intervista al Corriere della Sera, firmata da Maria Volpe, in occasione dei suoi 80 anni, che l’attore catanese compirà venerdì 9 gennaio. Un traguardo importante, ripercorso con lucidità, ironia e una coerenza rara, attraverso una carriera durata 65 anni, fatta di teatro, cinema, televisione e doppiaggio, senza mai rinnegare nulla.
Gullotta si definisce ancora oggi uno stakanovista, fedele a una sola regola: «Lavorare, lavorare, lavorare». Un principio che accompagna un bilancio sereno della sua vita artistica e personale. «80 anni bellissimi: non mi rimprovero nulla, mi ritengo fortunato per tutto. Una carriera lunga 65 anni, cominciata per caso, con il teatro. Ottant’anni come la nostra meravigliosa Costituzione».
Nessuna celebrazione sfarzosa per il compleanno: «Non mi appartiene l’idea del festeggiamento». Piuttosto, uno sguardo riconoscente verso chi lo ha formato: «Io dico grazie ai grandi attori, spesso maestri di un tempo. Come Salvo Randoni, Turi Ferro, Ave Ninchi, Pippo Fava e altri. Li tengo tutti nel cuore».
Nel racconto al Corriere, Gullotta rivendica con orgoglio ogni scelta professionale, dagli esordi nel cinema popolare ai grandi testi della prosa. «Non rinnego nulla», dice parlando di La soldatessa alla visita militare, così come difende senza esitazioni i film più leggeri: «In realtà sono film di valore e comunque ribadisco: è lavoro. Tanta gente ha le bollette da pagare».
Ampio spazio è dedicato agli incontri che hanno segnato il suo percorso: l’amicizia con Christian De Sica, «non solo è un uomo preparatissimo, ma le sue sono regie sono di grande talento», e quella con Lino Banfi, ricordando come certi film siano stati rivalutati solo anni dopo: «Ora sono stati rivalutati tutti questi film perche l‘ha detto Quentin Tarantino, altrimenti erano ancora considerati e guardati con la puzza sotto il naso».
Indimenticabili i vent’anni al Bagaglino con Pier Francesco Pingitore, vissuti come una vera famiglia artistica: «Si provava 10 ore al giorno. Era una macchina da guerra quel programma con 14 milioni di ascolto». Nessuna nostalgia, però: «Quando ho chiuso con quel trionfante varietà, è stato un capitolo chiuso».
Tra aneddoti e riflessioni, Gullotta parla anche di politica, cinema e diritti civili, senza mai arretrare dalle proprie posizioni. Sul coming out chiarisce definitivamente: «No, non ho fatto coming out… Questo è tutto». E sul prezzo pagato per la libertà personale aggiunge: «Vero, ma la libertà ha un prezzo».
A 80 anni, lo sguardo resta rivolto al futuro. Il regalo più grande sarà il lavoro: «Il prossimo ottobre mi regalerò una messiscena di un Pirandello, Tutto per bene per la regia di Fabio Grossi, mio marito». E, alla fine, anche un momento semplice per celebrare: «Un pranzetto leggero con qualche amico, con Fabio, una torta di ricotta e tanti sorrisi. Gli anni che mi restano sono pochi. Mi auguro la salute, innanzitutto».
