Le location di Uno sbirro in Appennino: ecco dov’è stata girata la fiction con Claudio Bisio

La fiction Uno sbirro in Appennino porta su Rai 1 il percorso del commissario Vasco Benassi, tra Bologna e l’Appennino emiliano, trasformando i paesaggi reali in parte fondamentale del racconto e del borgo immaginario di Muntagò.

Debutta in prima serata il 9 aprile su Rai 1 Uno sbirro in Appennino, la serie diretta da Renato De Maria con Claudio Bisio protagonista. Al centro della storia c’è il commissario Vasco Benassi, un poliziotto costretto a lasciare Bologna dopo un errore professionale e a trasferirsi in un piccolo borgo montano. Qui si ritrova a ricominciare da capo, immerso in una realtà dove tutti si conoscono e dove, almeno in apparenza, non succede mai nulla. Il paese di Muntagò, pur essendo immaginario, diventa il fulcro del racconto e simbolo di una dimensione più intima e autentica.

Il paesaggio come protagonista

La serie non utilizza le ambientazioni solo come sfondo, ma le trasforma in parte integrante della narrazione. I luoghi accompagnano il percorso personale del protagonista, diventando specchio delle sue trasformazioni interiori. Dalle strade cittadine alle aree più isolate dell’Appennino, ogni scenario contribuisce a costruire un racconto che è anche un viaggio nelle radici e nei rapporti umani, lontano dai ritmi frenetici delle grandi città.

Bologna, punto di partenza

La storia prende avvio da Bologna, città d’origine del commissario Benassi. Qui sono state girate diverse scene nel centro storico, in particolare tra i portici di via del Pratello e le strade circostanti. Tra i luoghi più riconoscibili spicca Piazza Maggiore, con la sua caratteristica pavimentazione, che rappresenta simbolicamente il passato del protagonista. Bologna non è solo una cornice urbana, ma incarna il punto di partenza della sua vicenda, il luogo da cui tutto ha inizio e da cui è costretto ad allontanarsi.

Muntagò e i borghi dell’Appennino

Il cuore della fiction si sviluppa nell’Appennino emiliano, dove prende forma il borgo immaginario di Muntagò. Questo luogo nasce dall’unione di diversi paesi reali, scelti per la loro autenticità e il forte legame con la tradizione. Tra questi spicca Castiglione dei Pepoli, che diventa uno dei centri principali della narrazione con i suoi edifici storici e le sue piazze.

Accanto a questo borgo, le riprese hanno coinvolto anche altri luoghi dell’Appennino bolognese, tra cui piccoli centri e località meno conosciute. Borgo La Scola, ad esempio, rappresenta uno dei villaggi medievali meglio conservati della zona, mentre altre scene sono state girate tra Camugnano e le strade panoramiche circostanti. L’intero territorio contribuisce a creare un’atmosfera sospesa, dove il tempo sembra scorrere più lentamente.

Natura e scenari suggestivi

Grande spazio è riservato anche agli ambienti naturali, che rafforzano il tono della serie. I laghi di Suviana e del Brasimone offrono scorci particolarmente suggestivi e diventano teatro di momenti chiave della storia. Il Parco regionale dei laghi di Suviana e Brasimone, insieme alle aree circostanti, contribuisce a costruire un paesaggio che non è mai casuale, ma sempre funzionale allo sviluppo narrativo.

Le incursioni nel Lazio

Oltre all’Emilia-Romagna, alcune scene sono state girate anche nel Lazio. In particolare, il Palazzo Orsini di Monterotondo è stato utilizzato per diverse sequenze interne. La struttura, risalente al XIII secolo e caratterizzata da ambienti affrescati e corti interne, aggiunge un ulteriore livello visivo alla serie, integrandosi con il resto delle ambientazioni.

Un viaggio tra autenticità e memoria

Girata quasi interamente tra Bologna e l’Appennino emiliano, la fiction costruisce la propria identità attraverso luoghi poco battuti, lontani dalle immagini più convenzionali. Il risultato è un racconto che unisce indagine e dimensione personale, in cui ogni strada, edificio o paesaggio contribuisce a definire il mondo narrativo.

Muntagò, pur non esistendo realmente, riesce così a rappresentare l’anima di tanti piccoli centri italiani, diventando un simbolo di memoria, relazioni e riscoperta di sé.

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