Le cose non dette, Muccino torna al cinema con Accorsi, Miriam Leone, Crescentini e Santamaria: un viaggio nelle imperfezioni umane

Il nuovo film di Gabriele Muccino esplora le fragilità delle relazioni umane attraverso una storia intensa di silenzi, segreti e passioni estreme, con un cast corale guidato da Accorsi, Leone, Crescentini e Santamaria.

Gabriele Muccino torna al cinema con Le cose non dette, in uscita da giovedì nelle sale, e lo fa mettendo ancora una volta al centro le fragilità emotive, i rapporti che si incrinano e le verità taciute. Il film è tratto dal romanzo Siracusa di Delia Ephron, che firma la sceneggiatura insieme allo stesso Muccino, e vede protagonisti Stefano Accorsi, Miriam Leone, Carolina Crescentini e Claudio Santamaria.

«Volevo indagare fino a che punto le imperfezioni umane potessero recare un danno. Questo è un film di relazioni portate all’estremo come lo sono le opere dell’800 di Verdi, Donizetti e Puccini», ha spiegato il regista. «Opere romantiche in cui i personaggi non conoscono mezze misure e sono pronti a tutto per arrivare a ciò a cui aspirano. Spesso è l’amore e, altrettanto spesso, finisce molto male».

La storia segue due coppie di amici che partono per Tangeri alla ricerca di nuovi stimoli e di un cambiamento che possa scuotere vite ormai bloccate. Da una parte Carlo, professore e scrittore in crisi creativa, e sua moglie Elisa, giornalista affermata; dall’altra Anna, madre inquieta e nevrotica, e Paolo, ristoratore in difficoltà. A far saltare gli equilibri arriva Blue, giovane studentessa di filosofia di Carlo, presenza destabilizzante che porta alla luce segreti, tensioni e dinamiche mai risolte.

Muccino racconta di essersi immerso nel progetto con un’urgenza creativa rara: «Molti avevano cercato di adattare il libro di Delia per lo schermo, senza riuscirci, mentre io ho scritto la sceneggiatura in 25 giorni in modo tumultuoso. Il plot era talmente chiaro e avvincente che è stato uno dei lavori più facili di sempre perché io quei personaggi li conoscevo perfettamente». Come nel romanzo, il cuore del racconto resta la ricerca della felicità e di relazioni serene che, però, sembrano continuamente sfuggire.

Per Miriam Leone, al suo esordio nell’universo cinematografico di Muccino, il film rappresenta un’esperienza speciale: «Sono felicissima di essere in un suo film, perché è uno dei maestri del cinema italiano contemporaneo». L’attrice sottolinea come in Le cose non dette siano soprattutto le donne a muovere l’azione: «In questo film le donne sono i personaggi che danno vita all’azione, che non subiscono e cercano di cambiare le cose. È un film che parla di amore, di amicizia e di quanto siano fragili e imperfette tutte le relazioni umane».

Stefano Accorsi insiste sul valore universale della storia e sul significato del titolo: «I personaggi di Gabriele raccontano sempre qualcosa di noi. Qualcosa che magari non ci fa piacere vedere perché tocca nervi scoperti». Le cose non dette diventa così il simbolo di quelle scelte, spesso inconsapevoli, capaci di trasformarsi in vere e proprie sliding doors.

A fare da cornice emotiva al film è Tangeri, con i suoi colori e i suoi contrasti. «Quando arrivi lì, l’Occidente ti sembra così lontano e ti senti senza più maschere», spiega Muccino. «Ho pensato fosse il posto giusto dove i personaggi potessero perdere le loro». Ma, come spesso accade nel suo cinema, la distanza da casa non garantisce salvezza: al contrario, costringe i protagonisti a guardarsi dentro, senza più alibi.

Con Le cose non dette, Muccino firma un nuovo racconto corale sulle crepe dell’animo umano, dove l’amore, l’amicizia e il desiderio di felicità si scontrano con l’incapacità di dire la verità, soprattutto a sé stessi.

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