Kid Yugi: “La società consumista ha ucciso gli eroi. La strada è il mondo più ipocrita che abbia mai visto”

Il rapper Kid Yugi presenta il suo terzo album "Anche gli eroi muoiono", affrontando temi come la società consumista, la perdita degli eroi e le sfide dei giovani legati alla strada.

C’è una frase che più di tutte chiarisce il senso di Anche gli eroi muoiono, terzo album di Kid Yugi: «I potenti vincono mentre gli eroi muoiono». È il verso che chiude Davide e Golia, ultima traccia del disco in uscita venerdì 30 gennaio, e funziona come una sentenza. Amara, definitiva. Non una provocazione, ma la fotografia di un mondo in cui i confini tra bene e male, giusto e sbagliato, ribellione e conformismo si sono fatti indistinguibili.

Yugi, 24 anni, pugliese di Massafra, continua a costruire un rap che non cerca scorciatoie. Anche gli eroi muoiono è un progetto ambizioso, cupo, stratificato, che mette in discussione l’idea stessa di eroismo in una società consumista che ha svuotato le parole del loro significato. «Più vado avanti, più faccio dischi disillusi», spiega. Qui il bersaglio è l’eroe contemporaneo: una figura sfumata, ambigua, forse inesistente. «Forse nessuno può essere davvero un idolo. L’unico che lo è stato è Gesù, morto per salvare gli altri».

Morire per smitizzarsi

Non è un caso che sulla copertina dell’album Kid Yugi sia ritratto dentro una bara. Una scelta radicale, simbolica. «Ho deciso di morire come una persona comune», racconta, «per smitizzare la mia figura». È un gesto che dialoga perfettamente con il concept del disco: l’eroe non è più colui che trionfa, ma chi soccombe. E chi sopravvive, spesso, lo fa a costo di diventare altro, forse un mostro.

Le influenze che attraversano il progetto sono dichiarate e mai ornamentali: Guccini, i CCCP, Dostoevskij, Pavese, il cinema di Shin’ya Tsukamoto, Noyz Narcos. Riferimenti alti e bassi che convivono con naturalezza in barre crude, violente, lucidissime. Kid Yugi non cita per esibire cultura, ma per costruire un universo coerente, in cui la letteratura e la strada parlano la stessa lingua.

Il conflitto come condizione permanente

Il disco si apre con L’ultimo a cadere, un flusso senza ritornello introdotto dalla voce di Giovanni Lindo Ferretti. Qui emergono subito due temi centrali: il conflitto e il prezzo del successo. La trasformazione di Francesco Stasi in Kid Yugi non è celebrata come un’ascesa, ma come una mutazione dolorosa. «Odiavo i ricchi perché ero povero. Ora li odio ancora perché sono uno di loro». È una frase che sintetizza bene la tensione interna che attraversa tutto l’album.

Il cuore emotivo del progetto è Mostro, una confessione feroce e fragile insieme. La fama, il cinismo, la paura di perdere se stessi. «Dio si sbaglia, gli eroi muoiono», rappa Yugi, chiedendo al mondo di non renderlo ciò che combatte. Qui il nemico non è esterno: è dentro, ed è proprio questo a rendere il racconto credibile.

Il conflitto interiore trova il suo specchio finale in Davide e Golia, dove ogni semplificazione viene rifiutata. Ognuno è entrambe le cose: vittima e carnefice, fragile e potente. Non c’è redenzione, solo consapevolezza.

La strada, tra mito e menzogna

Un altro asse fondamentale del disco è la critica alla mitologia della strada. In Per il sangue versato, Kid Yugi racconta ragazzi intrappolati in dinamiche di violenza e malavita, sedotti da modelli sbagliati. Non c’è glorificazione, ma pietà lucida. «La strada è il mondo più ipocrita che abbia mai visto», dice. Non è una scelta romantica, ma spesso una conseguenza della mancanza di alternative.

Il rapper rifiuta il ruolo del maestro, ma il messaggio è chiaro: seguire regole che non ti appartengono significa rovinarsi la vita. In questo senso, Anche gli eroi muoiono è un disco profondamente politico, pur senza slogan. La bugia che Yugi detesta di più è quella della finta meritocrazia: oggi una persona vale solo per quanto produce.

Luci e ombre di un disco necessario

Non tutti i brani riescono a sostenere con la stessa forza il concept. Push It, con Anna, e Chuck Norris appaiono più slegati dal cuore tematico dell’album, pur funzionando sul piano sonoro. Ma quando Yugi torna sul personale, il disco colpisce nel segno. Per te che lotto, dedicata alla sorella durante un periodo di ricovero, trasforma l’eroismo in gesto intimo, quotidiano, silenzioso.

Alla fine, Anche gli eroi muoiono non offre soluzioni né redenzioni. Accetta l’idea che il conflitto sia inevitabile. «Bisogna lottare contro qualcosa», conclude Yugi, «non per vincere, ma per catarsi». È un messaggio scomodo, ma onesto. E in un panorama musicale spesso anestetizzato, è proprio questa onestà a rendere il disco necessario.

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