La morte di Enrica Bonaccorti ha colpito profondamente amici e colleghi del mondo dello spettacolo. Tra i messaggi più commossi c’è quello della regista e attrice Yvonne Sciò, che ha ricordato l’amica con parole cariche di affetto.
«Enrica resterà per sempre un pezzo della mia vita», ha dichiarato all’Adnkronos, ricordando il legame costruito negli anni anche grazie alla comune esperienza televisiva.
Il legame nato in televisione
Le due hanno lavorato insieme nel 1991 alla prima edizione di Non è la Rai, programma simbolo degli anni Novanta condotto insieme anche ad Antonella Elia.
Sciò ha parlato con emozione della collega, ricordandone la «gentilezza e la sua anima pulita». Ha sottolineato anche le difficoltà del mondo televisivo, spiegando come Bonaccorti abbia affrontato tutto con grande dignità: «Lavorare nel mondo della televisione non è facile, c’è sempre qualcuno che vuole farti le scarpe, ma lei è riuscita ad affrontare tutto, senza mai lamentarsi, mentre cresceva da sola sua figlia Verdiana. Mi sono rivista in lei in molte cose».
Un insegnamento che resta
Tra le due c’era anche una forte differenza d’età, circa vent’anni, ma questo non ha impedito la nascita di un rapporto speciale. Sciò ha ricordato un consiglio che Bonaccorti le ripeteva spesso e che è rimasto per lei un punto di riferimento: «L’insegnamento più importante? Sii sempre te stessa. Me lo ripeteva continuamente. È una frase che mi è rimasta dentro».
Nel tempo le due avevano condiviso anche momenti pubblici in televisione, ripercorrendo i ricordi legati a quell’esperienza che aveva segnato un’epoca della tv italiana.
L’ultimo incontro al mare
Il ricordo più recente è legato a un momento intimo vissuto pochi mesi fa. Sciò ha raccontato che Bonaccorti era andata a trovarla nella sua casa al mare, dove aveva preparato per lei un picnic sull’erba.
«Prima di andare via mi ha abbracciata e mi ha detto “Speriamo di rivederci”», ha ricordato con la voce rotta dall’emozione. Un saluto che oggi assume un significato ancora più profondo: «Io spero solo che non abbia sofferto».

