Il 10 gennaio 2016 il mondo della musica si fermava davanti a una notizia che sembrava impossibile da accettare: David Bowie si spegneva a 69 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro al fegato. Solo due giorni prima aveva pubblicato Blackstar, il suo ultimo album, un lavoro che oggi appare come un testamento artistico lucido e commovente, in cui l’artista affrontava apertamente il tema della fine, soprattutto nel brano Lazarus. A dieci anni dalla scomparsa, Bowie continua a essere una presenza costante nella cultura pop e un riferimento imprescindibile per intere generazioni di musicisti.
In quasi mezzo secolo di carriera, il Duca Bianco ha riscritto le regole della musica popolare. Ha attraversato e mescolato generi come glam rock, elettronica, pop, new wave e jazz, dimostrando una capacità di trasformazione unica. Ma la sua influenza non si è fermata al suono: Bowie ha rivoluzionato anche l’immaginario visivo, giocando con l’ambiguità di genere, con la moda e con la costruzione di personaggi che andavano oltre il semplice alter ego. Ziggy Stardust, Aladdin Sane e il Duca Bianco non erano solo maschere sceniche, ma veri universi narrativi che hanno cambiato il modo di intendere la performance e l’identità artistica.
Il suo carisma e la sua libertà creativa hanno segnato profondamente anche i colleghi e gli eredi. Negli anni Settanta strinse un legame speciale con Mick Jagger: amicizia, eccessi e l’unica collaborazione ufficiale, Dancing in the Street del 1985, divenuta un simbolo di solidarietà grazie al progetto benefico contro la fame in Etiopia. Negli anni Novanta, Bowie osservò con ammirazione la reinterpretazione di The Man Who Sold the World da parte dei Nirvana, riconoscendo in Kurt Cobain un talento sincero e autentico.
La sua impronta è evidente anche nel pop contemporaneo. Madonna ha spesso raccontato come un concerto di Bowie visto da adolescente abbia cambiato la sua vita, spingendola a costruire una carriera fondata su personaggi, provocazione e reinvenzione continua. Lady Gaga ha reso esplicita la propria devozione: ha preso ispirazione dall’estetica di Aladdin Sane, ne ha ripreso il celebre fulmine sul volto e ha persino tatuato quell’immagine sul corpo, oltre a omaggiarlo sul palco dei Grammy. Kesha, Miley Cyrus e Harry Styles hanno fatto dell’ambiguità, della teatralità e della libertà espressiva una bandiera, raccogliendo idealmente il testimone del Duca Bianco.
A dieci anni dalla sua scomparsa, David Bowie non è solo un ricordo, ma una presenza viva nella musica, nella moda e nell’arte. La sua lezione continua a risuonare: essere diversi non è solo possibile, è necessario. Ed è proprio in questa libertà radicale che risiede la sua eredità più preziosa.
