Il mio nome è Carlo, il film tv su Carlo Acutis: trama, cast e quando va in onda

Il mio nome è Carlo racconta la vita di Carlo Acutis, dall’infanzia agli ultimi giorni: il film tv con Samuele Carrino va in onda il 27 settembre su Canale 5.

La storia di Carlo Acutis arriva in prima serata su Canale 5 con Il mio nome è Carlo, film tv diretto da Giacomo Campiotti e dedicato al giovane morto a soli 15 anni il 12 ottobre 2006 e proclamato santo il 7 settembre 2025 da Papa Leone XIV. La fiction andrà in onda domenica 27 settembre e sarà successivamente disponibile anche su Mediaset Infinity.

A vent’anni dalla morte, il racconto televisivo prova a restituire soprattutto la dimensione quotidiana di Carlo: un ragazzo legato alla famiglia e agli amici, appassionato di informatica, videogiochi e calcio, ma allo stesso tempo profondamente coinvolto nella fede, nel volontariato e nell’attenzione verso le persone più fragili.

Il mio nome è Carlo, la storia raccontata attraverso tre età

Il film segue Carlo in tre differenti momenti della sua crescita, dall’infanzia fino all’adolescenza. Da bambino emerge la sua naturale attrazione verso la dimensione religiosa, che finisce per coinvolgere anche la madre Antonia e Rajesh, collaboratore domestico originario delle Mauritius.

Con il passare degli anni viene mostrato un ragazzo capace di vivere la propria fede senza rinunciare alla quotidianità dei coetanei. Frequenta la scuola, gioca con gli amici, usa la tecnologia, ama il calcio, suona il sassofono e insegna catechismo. Allo stesso tempo dedica parte del proprio tempo al volontariato, alle persone senza dimora e a chi si trova in difficoltà.

Il percorso arriva fino agli ultimi giorni della sua vita, segnati da una leucemia fulminante. Uno dei momenti centrali del film è il confronto in ospedale tra Carlo e la madre, nel quale il ragazzo affronta la morte mantenendo quella serenità che costituisce uno degli elementi principali del racconto.

Samuele Carrino interpreta Carlo Acutis

A interpretare Carlo adolescente è Samuele Carrino, già visto ne Il ragazzo dai pantaloni rosa. Al suo fianco Lucia Mascino veste i panni della madre Antonia Salzano, mentre Flavio Parenti interpreta il padre Andrea Acutis.

Nel cast figurano inoltre Brayan Palliyagoda, Nicky Passarella, Maurizio Donadoni, Paolo Rozzi, Edoardo Vitalone e Nicolò Caruz Jaramillo.

Il film è una coproduzione RTI-Movie Magic International, prodotta da Movie Magic International, ed è ispirato anche al libro scritto dalla madre di Carlo, Il segreto di mio figlio, destinato a tornare in libreria in una nuova edizione integrata.

Campiotti: «È un Santo moderno, in jeans e scarpe da ginnastica»

Intervistato da Tgcom24, Giacomo Campiotti ha spiegato perché abbia accettato di lavorare alla storia di Carlo Acutis.

«In realtà mi è stato proposto e devo dire che mi ha colpito molto. Ho fatto tanti film sui Santi e ne vorrei fare degli altri, ma faccio sempre molta fatica a trovare qualcuno che li voglia produrre. In quest’occasione sono stato molto sorpreso e ho accettato, mi sono buttato a capofitto perché nel mio lavoro cerco di raccontare delle storie che portino un po’ di luce. Non è stato facile trovare la chiave del film, perché nella sua vita non ci sono state delle cose particolarmente eccezionali. Io spero di essere riuscito a raccontare soprattutto due aspetti: quello del bambino collegato a qualcosa di magico, di speciale, e poi quello del ragazzo che accetta il sacrificio. Un ragazzo che ha solo 15 anni, che potrebbe essere molto arrabbiato e che invece accetta di morire in tre giorni in maniera serena. Quindi c’è il bambino, molto puro, molto aperto, curioso, che si innamora di Gesù: lo scopre da solo e lo porta in famiglia; e poi c’è il ragazzo che, con la sua morte, è come se sconfiggesse la morte stessa. È per questo che dico che il lavoro di Santo, Carlo, lo sta facendo adesso. È come se i miracoli li avesse fatti dopo, io direi quasi che li fanno i suoi fedeli: sono la sincerità, la profondità, la fede del devoto che danno il potere al Santo di fare il miracolo».

Il regista: «Non ho trovato grandi gesti o episodi»

Sempre nell’intervista a Tgcom24, Campiotti ha spiegato di aver scelto di concentrarsi proprio sulla normalità della vita di Carlo, evitando una rappresentazione costruita esclusivamente intorno a episodi straordinari.

«Esatto. Prima di girare il film ho fatto una ricerca enorme, ma non ho trovato grandi gesti o episodi. Sì, certo, ha aiutato un senzatetto o un prete a riempire la sua chiesa, ma non c’erano altre testimonianze. Però è stato sicuramente un ragazzo, buono, aperto a tutti, non giudicante, molto simpatico, solare, non omologato. Tutte le persone a cui ho raccontato del film me ne parlavano come se fosse il cugino, l’amico o il fratello. Lo trovo incredibile. Ha un’aura di sacralità che si discosta dall’immaginario classico che abbiamo. È un Santo moderno, in jeans e scarpe da ginnastica e proprio per questo ha una forza dirompente, anche scenografica».

Il rapporto con Rajesh e la scelta di raccontare una fede quotidiana

Campiotti ha incontrato i genitori di Carlo durante la preparazione del film, ma ha scelto di dare particolare spazio anche alla figura di Rajesh.

A Tgcom24 ha raccontato: «Ho parlato molto con loro, soprattutto con sua madre, ma ho scelto di focalizzarmi sulla figura di Rajesh perché mi sembrava molto più originale. Lui era molto colpito da questo bambino che, come si vede nel film, era molto aperto nei suoi confronti, disponibile. Passava molto tempo con lui (è delle Mauritius) e con la sua comunità. Lo ricordano tutti come un bambino speciale. Una volta sono andato a casa di Chandra, il portiere di uno dei palazzi del quartiere, dove spesso Rajesh portava Carlo a mangiare, suonare e trascorrere il tempo con loro. Lì ho visto l’altare “contaminato” che ha ispirato una delle scene più dense di significato del film: c’erano Gesù e Sant’Antonio, ma anche diverse figure sacre indiane. E lì Carlo, tra tutti, sceglie Gesù».

La scena che ha emozionato maggiormente Campiotti

Tra i momenti più importanti per il regista c’è quello ambientato in chiesa.

«Mi piace molto la scena all’interno della chiesa, insieme al prete. Lui a un certo punto gli dice: “Ti aiuto io a riempirla di nuovo”. Mi piace la determinazione di questo bambino: molto dolce, ma anche molto forte. E poi c’è la madre, chiamata a questo mistero: vede la pietà con il Cristo morto e ha una sorta di premonizione di quello che capiterà a lei», ha spiegato Campiotti a Tgcom24.

«Ho cercato di mantenere la verità»

Il regista ha parlato anche della responsabilità di affrontare una figura religiosa così recente e già accompagnata da una vasta produzione di racconti e testimonianze.

«Sì, sicuramente. Ho cercato di fare il mio meglio, ma anche di cercare di mantenere la verità. C’è molta letteratura su di lui adesso, molte cose che io non ho potuto verificare, quindi ho tentato di fare un film minimalista che parlasse di questo Santo molto vicino a noi per com’era davvero. D’altronde, è troppo facile mettere un Santo sull’altare e osannarlo per miracoli e gesti straordinari. Ma non funziona così: tutti siamo chiamati alla santità. Non dobbiamo considerarla come una cosa lontana: si pratica tutti i giorni essendo gentili con gli altri, attenti, generosi. Carlo ci fa capire che tutti possiamo diventare Santi, o quantomeno provarci».

Sul messaggio che vorrebbe arrivasse agli spettatori, Campiotti ha aggiunto a Tgcom24: «Innanzitutto, la commozione, che si apra un po’ il cuore. Poi, penso che nel suo piccolo possa far riflettere: Carlo non è uno sfigato, ma uno che si prende carico degli altri, aiuta amici e sconosciuti allo stesso modo. Spero di aver dato luce a un personaggio che ha fatto queste cose e che ci dice: “Chiunque può farlo”».

Alla domanda su cosa abbia imparato personalmente da Carlo, il regista ha risposto: «Quello che mi piace più di tutto è il “non giudizio”. La sua capacità di dire “ti capisco”, non “ti giudico”».

Samuele Carrino e il rapporto personale con Carlo

Anche Samuele Carrino ha raccontato quanto l’interpretazione abbia inciso sul suo rapporto personale con la figura di Carlo.

Parlando ad Avvenire, l’attore ha dichiarato: «Io sono credente – spiega Samuele Carrino -. E con Carlo, specie dopo questa scena, mi sono sentito ancora più in connessione. Ora che mio nonno non sta molto bene mi capita di pregarlo».

La madre Antonia: «Un esempio suscitato per i tempi di oggi»

Nel racconto della vita di Carlo assume un ruolo centrale anche la testimonianza della madre Antonia Salzano Acutis, che ha collaborato ai progetti dedicati al figlio.

Intervistata da Avvenire, ha spiegato: «Certamente Carlo è un esempio del Signore suscitato per i tempi di oggi, è un esempio di un ragazzo che ha saputo coniugare la fede con una vita comune a tutti».

Secondo la madre, Carlo riusciva a integrare la propria spiritualità con una quotidianità del tutto simile a quella degli altri ragazzi. Partecipava alla Messa, dedicava tempo all’adorazione e al Rosario e definiva la Parola di Dio «la mia bussola per il cielo».

Antonia Salzano: «Il film e il documentario sono qualcosa che uno compensa l’altro»

La storia di Carlo non arriverà soltanto in televisione. Dal 15 al 21 ottobre sarà infatti nelle sale anche il docufilm Carlo Acutis. Il giovane santo, diretto da Luca Salmaso.

Per Antonia Salzano Acutis i due lavori hanno funzioni diverse ma complementari. Ad Avvenire ha spiegato: «Il film e il documentario sono qualcosa che uno compensa l’altro».

La speranza, ha aggiunto, è che possano «fare tanto bene, portare tante persone alla fede, far capire che esiste la vita eterna».

Ricordando l’impegno concreto del figlio, la madre ha sottolineato anche l’attenzione verso i senzatetto, le persone in difficoltà e le vittime di bullismo. «Come diceva madre Teresa, non c’è bisogno di andare a Calcutta a fare bene, basta scendere sotto casa».

Perché Carlo Acutis continua a parlare ai giovani

Secondo Antonia Salzano, la forza della figura di Carlo risiede proprio nella possibilità di riconoscersi nella sua vita.

«Perché Carlo è un ragazzo giovane e puro, anche una santità semplice che è possibile imitare. Il Signore vuole la santità per tutti e Carlo ci ricorda che è possibile nell’ordinarietà la straordinarietà, quando si mette Cristo al centro della nostra vita».

Anche il rapporto con la tecnologia rappresenta un elemento importante. Carlo aveva ricevuto una PlayStation quando aveva otto anni, ma decise autonomamente di limitarne l’utilizzo.

La madre ha raccontato ad Avvenire: «Non voleva diventarne schiavo e decise da solo di giocarci un’ora a settimana, poi non ci giocò più: credo che questo possa essere un grandissimo esempio».

Il docufilm Carlo Acutis. Il giovane santo

Parallelamente alla fiction televisiva arriverà nelle sale Carlo Acutis. Il giovane santo, realizzato con materiali d’archivio, fotografie, video privati e immagini della canonizzazione.

Il documentario raccoglie le testimonianze dei genitori Antonia Salzano Acutis e Andrea Acutis, di Rajesh Mohur, degli amici d’infanzia Mattia e Jacopo Pastorelli, della maestra Elisa Tattanelli e del medico Momcilo Jankovic, che seguì Carlo negli ultimi giorni di vita.

Sono presenti inoltre contributi di Dario Edoardo Viganò, Nicola Gori, mons. Poma, don Maurizio Corbetta, padre Fábio Vieira e della studentessa costaricana Valeria Vargas Valverde, insieme alla madre Liliana.

Il film ripercorre l’intera vita di Carlo cercando di tenere insieme la sua dimensione spirituale e quella di un adolescente che giocava, scherzava con gli amici e utilizzava Internet.

Il docufilm arriverà anche all’estero

Il progetto avrà anche una distribuzione internazionale. Franco Di Sarro, ceo di Nexo Digital, ha spiegato ad Avvenire: «Il docufilm sarà distribuito in 200 sale in Italia e stiamo studiando progetti dedicati anche con le sale parrocchiali e con l’Acec – ha spiegato il ceo di Nexo Digital Franco Di Sarro -. La sua uscita è prevista in 30 Paesi del mondo per un totale di 3000 sale. Il primo sarà la Francia, con l’obiettivo di raggiungere le 450 sale, poi il resto d’Europa e, a febbraio, le Americhe con 1700 sale».

Quando vedere Il mio nome è Carlo in tv

Il mio nome è Carlo sarà trasmesso domenica 27 settembre in prima serata su Canale 5 e sarà successivamente disponibile anche su Mediaset Infinity.

La fiction segue il percorso di Carlo dall’infanzia fino agli ultimi giorni, scegliendo di raccontarne soprattutto la vita quotidiana, i rapporti con le persone che gli furono accanto, l’utilizzo della tecnologia e una fede vissuta come parte integrante della normalità.

magazine Attualità