Filippo Graziani: “Con papà Ivan disegnavamo e ascoltavamo hip-hop. Le sue storie sono senza tempo”

Filippo Graziani racconta il rapporto con suo padre Ivan, le esperienze condivise e l'eredità musicale che continua a portare avanti.

In un’intervista al Corriere della Sera Filippo Graziani, figlio del grande cantautore Ivan Graziani, esplora la sua relazione con il padre, la musica e il percorso che lo ha portato a interpretare e reinterpretare l’eredità musicale di Ivan. Un racconto che non evita i momenti di difficoltà e che, al contrario, si concentra sulle scelte consapevoli fatte lungo il cammino. Filippo, che ha recentemente pubblicato un disco live per celebrare il compleanno di Ivan, si apre su temi che spaziano dall’infanzia difficile alla riscoperta della musica paterna, passando per il legame con il rap e con la sua terra d’origine.

Un concerto per Ivan Graziani

Filippo racconta come il concerto del 29 agosto a Teramo, che ha anticipato i festeggiamenti per il compleanno di Ivan, rappresenti per lui non solo un omaggio, ma anche un punto di svolta. “E’ stato magico. Ma, per me, anche un punto di svolta,” afferma Filippo. Il concerto, che ha visto la partecipazione di artisti come Frankie Hi-Nrg e Mario Biondi, è stato un momento significativo nella sua carriera, che ha voluto celebrare con la famiglia e con amici musicisti. Il regalo per il padre sarebbe stato molto diverso se Ivan fosse stato ancora vivo. Filippo racconta: “Non amava autocelebrarsi, si sarebbe mangiato e bevuto con qualche amico, nulla di più.”

La difficoltà di crescere senza il papà

Filippo ripercorre il dolore e la difficoltà di crescere senza il padre, che morì quando lui aveva solo 15 anni. “Dopo la morte di papà, passavo da una scuola all’altra, mi mancavano i riferimenti,” racconta. In quegli anni, Filippo si trovò a confrontarsi con il “complesso di Kurt Cobain”, quel sentimento di non essere compreso e di voler evitare di essere identificato esclusivamente come “figlio di”. La svolta arriva quando decide di trasferirsi a Urbino per studiare alla scuola d’arte, proprio come aveva fatto Ivan. “Papà prima di essere un musicista, è stato un bravissimo disegnatore,” rivela Filippo, sottolineando come quella passione per il disegno sia stata il primo legame che lo ha unito al padre, ben prima che la musica prendesse il sopravvento.

Il legame con l’hip hop e Frankie Hi-Nrg

Uno degli aspetti più interessanti dell’intervista è il legame di Filippo con l’hip hop. Durante la sua adolescenza, infatti, l’hip hop era l’unico genere che ascoltava. “Quando era ancora in vita, l’unico genere che ascoltavo era l’hip hop. E lui ne era attratto,” spiega Filippo. La sua passione per il rap non è un caso isolato, considerando l’interesse che Ivan Graziani nutriva per il genere. È forse per questo che Filippo ha scelto di coinvolgere Frankie Hi-Nrg al concerto di Teramo. “Le storie di mio padre sono senza tempo, lui osservava quello che gli accadeva intorno. E l’hip hop in qualche modo, quando è fatto bene, fa la stessa cosa.” Un legame che si estende anche al mondo del rap contemporaneo, come dimostra il fatto che Marracash ha campionato “Canzone triste” di Ivan Graziani, utilizzandola in uno dei suoi brani.

Lucio Corsi e il fratello Tommaso

In merito agli artisti che si sono avvicinati all’eredità musicale di Ivan, Filippo non esita a nominare Lucio Corsi, che considera un “marziano” proveniente dalla provincia, capace di scrivere e raccontare storie simili a quelle del padre. “Un marziano che viene dalla provincia come papà, bravo nella scrittura, nel racconto. Dopodiché sono due persone molto diverse,” afferma Filippo. Non manca un pensiero anche per suo fratello Tommaso, che ha sempre condiviso la sua visione musicale, pur avendo un percorso separato. “E’ più grande di me, musicista puro, suonava la batteria quando ancora c’era papà, ma ha sempre condiviso la mia visione delle cose.”

Il legame con l’Abruzzo e il mito di Ivan

Il legame di Ivan con la sua terra, la provincia, è un altro tema che emerge nell’intervista. Filippo racconta come Ivan avesse un forte senso di appartenenza alla terra, nonostante il trasferimento a Milano e successivamente in Romagna. “L’appartenenza alla terra. Del resto quando lasciò Milano, si trasferì a Novafeltria, più su in Romagna, la zona di mamma, ma una sorta di piccolo Abruzzo. Noi siamo cresciuti lì,” dice Filippo. Sebbene Ivan fosse considerato un “cantautore romagnolo”, le radici abruzzesi sono sempre state un aspetto importante della sua identità, che si rifletteva anche nelle sue canzoni.

Marta di “Lugano Addio”: un mistero senza fine

Uno degli enigmi più affascinanti legati alla musica di Ivan è quello di Marta, la protagonista della canzone Lugano Addio. Filippo conferma che nel corso degli anni ha incontrato molte donne che avrebbero potuto essere “Marta”, ma chiarisce che Marta è, in effetti, “tutte e nessuna”. “Ce ne sono almeno cinquanta che mi si sono presentate in questi anni. In realtà Marta è tutte e nessuna,” afferma Filippo. La canzone, dunque, non racconta una persona specifica, ma diventa il simbolo di qualcosa di più ampio e universale, che si riflette nel mistero che circonda la figura di Marta.

L’ultimo ricordo di Ivan e il suo desiderio di essere ricordato

Filippo conclude l’intervista con una riflessione sull’ultimo ricordo che ha di suo padre. Un ricordo che parla di un lungo viaggio in treno per un raduno hip hop a Venezia, un viaggio in cui padre e figlio parlarono molto. “Mi accompagnò a un raduno hip hop a Venezia, facemmo un lungo viaggio in treno. E parlammo tantissimo,” dice Filippo, evocando un momento di intimità che non dimenticherà mai. Infine, gli viene chiesto come vorrebbe che Ivan fosse ricordato tra 80 anni. La risposta di Filippo è semplice ma carica di significato: “Per le storie. Quelle rimangono per sempre.”

Questa intervista rivela non solo il rapporto profondo di Filippo con suo padre, ma anche il modo in cui ha scelto di vivere e reinterpretare l’eredità musicale di Ivan Graziani. Un percorso che, seppur segnato dal dolore e dalla perdita, ha permesso a Filippo di scoprire la propria voce e di raccontare, a sua volta, storie che rimarranno per sempre.

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