Fabio Volo torna in televisione con un nuovo progetto legato a Rai Cultura. L’appuntamento è quotidiano, in diretta su Rai 3, alle 20.20, con un programma che segna il suo rientro sul piccolo schermo, pur mantenendo la radio come riferimento principale del suo percorso professionale. La scelta del luogo da cui condurre il programma è particolare e fortemente voluta, lontana dagli studi tradizionali.
Una scelta di ambientazione e contenuti
Il programma viene realizzato dalla Torre Branca, una decisione che lo stesso conduttore motiva così: «Faccio il programma dalla Torre Branca. Ho chiamato il conte Branca e gli ho spiegato che in tv c’era bisogno di bellezza, aria, luce».
Al centro del format ci sono temi legati alla dimensione personale e universale dell’esperienza umana come ha raccontato in un’intervista a La Repubblica. Si parla «della vita, del destino. Con gli ospiti affrontiamo i sogni, le paure, l’amore che va oltre il tempo. Tra i primi ospiti ci saranno Umberto Galimberti e Giuseppe Fiorello».
La nuova organizzazione della vita quotidiana
Il ritorno in televisione si inserisce in un equilibrio diverso rispetto al passato, costruito attorno alla famiglia e a una routine più regolare. Volo racconta di aver richiesto una collocazione che gli permetta di restare vicino ai figli: «ho chiesto se riuscivo a fare il programma a Milano: vado a prendere i bambini a scuola, li porto a calcio».
Anche le abitudini quotidiane sono cambiate e seguono ritmi più definiti: «Mangio nell’orario di Geo.
Dormo meglio, vado a letto che ho già digerito: alle nove e quaranta. Le follie le ho fatte all’età giusta, non devo recuperare».
Il rapporto con il lavoro e le origini
Riflettendo sul proprio percorso, il conduttore respinge l’immagine di chi vive fuori dagli schemi senza continuità. «mi bollano come eterno Peter Pan, ma ho iniziato a 14 anni, con mio padre in panetteria. Lui aveva un’ossessione per il lavoro e ho seguito il suo esempio. Il mio talento è fare quello che sento, non mi forzo di stare in una situazione che non è la mia».
Il riferimento alle origini familiari diventa anche occasione per ricordare il padre e il loro rapporto, segnato da una comunicazione emotiva inizialmente distante: «Papà non era severo, non esprimeva l’affetto; quando si è ammalato, è caduta la maschera. Verso la fine è diventato più affettuoso. E mi ha dato un bacio».
Famiglia e ruolo di padre
Nel presente, il rapporto con i figli assume un ruolo centrale e diverso rispetto al passato. La dimensione familiare viene raccontata con un approccio più affettuoso, sintetizzato da una sola espressione: «li coccolo».
Amore e separazione
Anche il tema delle relazioni personali entra nel racconto, con riflessioni sulla fine dei rapporti e sul cambiamento che ne deriva: «Tutti provano a restare insieme, una persona entra nella tua vita e pensi che sarà per sempre, ma non sei più quello di prima. Convivenza finita, il sentimento resiste».
Infine, emerge anche una considerazione più intima sul modo di vivere i sentimenti: «soffro per forza. Mi innamoro per soffrire…».