Eleonora Abbagnato, la danza a 48 anni e il rapporto con la figlia Julia: «A casa non si parla di danza»

Eleonora Abbagnato si racconta in un'intervista al Corriere della Sera: dalla danza a 48 anni ai sacrifici della carriera, fino al rapporto con la figlia Julia, che studia all'Opera di Roma. Spazio anche alle difficoltà del teatro e al gala “Icone della danza”.

Eleonora Abbagnato non immagina una vita lontana dalla danza. A 48 anni, dopo quattro decenni trascorsi tra palcoscenici, prove e tournée internazionali, l’étoile continua a esibirsi e a dirigere il corpo di ballo e la scuola dell’Opera di Roma. In un’intervista al Corriere della Sera, la ballerina ha ripercorso i sacrifici della carriera, raccontando anche il rapporto con i quattro figli, le difficoltà economiche del mondo teatrale e il suo impegno nella formazione dei giovani. Il prossimo appuntamento è il gala “Icone della danza”, in programma il 26 ottobre, per il quale i biglietti sono esauriti da dieci giorni.

Eleonora Abbagnato torna sul palco con Icone della danza

Sarà proprio Abbagnato ad aprire la serata dell’Opera di Roma, interpretando “La Rose Malade” di Roland Petit, il coreografo che ha avuto un ruolo fondamentale nella sua formazione artistica. Al suo fianco danzerà Giacomo Castellana.

Il gala riunirà alcune protagoniste del balletto internazionale, tra cui Maia Makhateli, Lucia Lacarra e Iana Salenko, in uno spettacolo che vuole celebrare il talento e il legame tra generazioni di ballerini.

«Non sono solo numeri di bravura: ho voluto ritrovare partner della mia generazione, delle più importanti compagnie del mondo, con un incredibile livello di tecnica e di passione».

L’intenzione è costruire una serata capace di unire linguaggi differenti, senza limitarsi alla successione di esibizioni spettacolari. Un incontro tra artisti accomunati da esperienze professionali e da una lunga dedizione alla danza.

Ballare a 48 anni: «Sarei ridicola se facessi il repertorio di una volta»

L’età non ha spento il desiderio di esibirsi, ma ha modificato il modo in cui Abbagnato affronta il proprio lavoro. La ballerina riconosce che il corpo cambia e che occorre adeguare il repertorio alle possibilità fisiche, senza inseguire necessariamente le prestazioni del passato.

«È una pillola che mi dà la carica. Ogni giorno faccio pilates e la sbarra. Non mi sono mai fermata in 40 anni di attività. Mai avuto infortuni».

Una disciplina quotidiana che le consente di mantenere un rapporto diretto con il palcoscenico, pur essendo consapevole dei limiti imposti dal tempo.

«Sarei ridicola se facessi il repertorio di una volta. Poi, il corpo cambia e qualunque ballerina della mia età se fa una risonanza ha problemi di artrite e fibrosi muscolare».

Nonostante questa consapevolezza, l’idea di abbandonare il mondo del balletto resta lontana: «Io voglio stare nel mondo della danza finché riesco a camminare».

I sacrifici da bambina e la solitudine all’Opéra di Parigi

Dietro la carriera internazionale ci sono anche rinunce e momenti difficili. Abbagnato ricorda soprattutto il trasferimento a Parigi, affrontato giovanissima, quando mantenere i contatti con la famiglia era molto più complicato rispetto a oggi.

«Il talento va costruito e alimentato. Io ho saltato le tappe. Essere in prima fila sembra bello ma non è facile».

L’artista racconta di essere arrivata all’Opéra con un cartellino identificativo appeso al collo, in un’epoca in cui non esistevano i telefoni cellulari. Per parlare con la madre doveva aspettare il proprio turno davanti a una cabina telefonica, senza essere sempre sicura di riuscirci.

«Quanti pianti quando non riuscivo a parlare con mia madre».

Tra gli incontri fondamentali per la sua crescita artistica ricorda quello con Pina Bausch, arrivata all’Opéra quando lei aveva 19 anni. La coreografa introdusse un modo differente di lavorare, dando maggiore importanza al gruppo e valorizzando ogni componente della compagnia.

La figlia Julia studia danza con lei: «A casa non si parla di danza»

La carriera ha richiesto una dedizione assoluta, ma Abbagnato ha sempre cercato di conciliare gli impegni professionali con la maternità. Insieme al marito Federico Balzaretti, ex calciatore di Juventus e Roma, ha una famiglia con quattro figli.

Lucrezia ha 21 anni ed è psicologa, Ginevra ne ha 18 e si occupa di moda, Julia ha 14 anni e frequenta la scuola di danza dell’Opera di Roma, mentre Gabriele, 11 anni, gioca a calcio come il padre.

«Una professione che richiede dedizione assoluta: la danza mi ha dato tanto e mi ha tolto nella vita normale. Ma i miei figli li portavo sempre in tournée».

Particolare attenzione è riservata al rapporto con Julia, che studia proprio nella scuola diretta dalla madre. Una situazione che potrebbe creare sovrapposizioni tra vita familiare e formazione professionale, ma che Abbagnato ha scelto di gestire lasciando alla ragazza la propria autonomia.

«Julia sa che mi può chiedere consigli, niente di più. E a casa non si parla di danza».

Opera di Roma, da 12 a 50 ballerini stabili: «Abbiamo fatto miracoli»

L’intervista affronta anche le difficoltà del settore, che secondo Abbagnato continua a ricevere un sostegno insufficiente dalle istituzioni.

«La danza nelle istituzioni soffre di solitudine e di difficoltà economiche».

La direttrice riconosce l’importanza della collaborazione con il sovrintendente Francesco Giambrone, siciliano come lei, che la conosce fin dall’infanzia e condivide la volontà di valorizzare il balletto.

I risultati ottenuti all’Opera di Roma mostrano la trasformazione compiuta negli ultimi undici anni.

«Quando 11 anni fa ho preso il corpo di ballo dell’Opera, c’erano 12 stabili, oggi sono 50. La sala era vuota, coreografi sconosciuti mentre oggi vantiamo i migliori. Abbiamo fatto miracoli. Il segreto è non fermarsi mai».

Un percorso che ha richiesto investimenti, riorganizzazione e continuità, permettendo alla compagnia di rafforzare il proprio ruolo nel panorama internazionale.

La danza non deve essere un privilegio per pochi

Un altro tema particolarmente importante riguarda l’accesso alla formazione. Abbagnato respinge l’idea che la danza classica debba necessariamente appartenere a un ambiente elitario, ricordando le difficoltà affrontate da numerose famiglie per permettere ai figli di studiare.

«Conosco mamme che hanno venduto i vestiti per permettere ai figli di studiare con noi».

La scuola dell’Opera di Roma accoglie giovani provenienti anche da contesti economicamente difficili. Tra le esperienze ricordate dalla direttrice c’è quella di un bambino adottato, arrivato a nove anni con un passato complicato e inizialmente poco disciplinato.

Abbagnato ha deciso di credere nelle sue possibilità, accompagnandolo in un percorso di crescita personale oltre che artistica.

«Ho creduto nel suo cambiamento e ho vinto. C’è una frase che dico sempre ai miei allievi: quando vuoi, puoi».

Il prossimo obiettivo sarà l’apertura di un convitto, con vitto e alloggio, per consentire anche ai ragazzi provenienti da località lontane di frequentare la scuola.

Eleonora Abbagnato e il valore della disciplina per le nuove generazioni

La ballerina osserva con preoccupazione la velocità che caratterizza la società contemporanea, soprattutto quando si tratta di insegnare ai giovani il valore dello studio e della pazienza.

Per questo considera il teatro un ambiente particolare, nel quale ragazzi anche molto giovani imparano a confrontarsi con regole, sacrifici e responsabilità.

«È bello vedere ragazzi che si mettono in gioco, a livello fisico e mentale, che sanno cosa sono disciplina e rispetto».

Parlando della comunità costruita attorno alla scuola, Abbagnato arriva a descrivere il mondo della danza come uno spazio separato dalla quotidianità.

«È come essere dentro a una chiesa. Un mondo a parte».

Un ambiente nel quale, nonostante le difficoltà economiche e le trasformazioni del settore, continua a investire il proprio tempo. Dopo quarant’anni di attività, il suo impegno si divide tra il desiderio di salire ancora sul palcoscenico e la responsabilità di formare le nuove generazioni, mantenendo quella disciplina che ha accompagnato tutta la sua carriera.

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