Ditonellapiaga: “Da piccola volevo fare la macellaia. Nel mio nuovo album affronto una crisi personale e probabilmente riesco a fare pace con me stessa”

In un’intervista rilasciata a FQ Magazine, Ditonellapiaga si racconta tra musica, impegno civile, crisi personale e ricordi d’infanzia, con uno stile diretto e ironico.

In un’intervista rilasciata a FQ Magazine, Ditonellapiaga si racconta senza filtri, attraversando temi che vanno dalla musica alla politica, fino ai ricordi personali e scolastici. Un dialogo diretto, ironico e a tratti profondo, in cui l’artista riflette sul proprio percorso e sul presente.

Tra ironia e attualità

L’artista commenta anche l’uso politico della sua musica, prendendo spunto da un episodio recente: “Ahh, quello di Alessandra Moretti del Pd? Beh, ho da obiettare sulla realizzazione tecnica, non era il massimo. Però ne condivido il contenuto, dai centri in Albania a Orban al decreto sicurezza”.

Sull’idea che una canzone possa assumere nuovi significati aggiunge: “Beh, che per quanto sia nata per raccontare le mie esperienze personali, è sano e giusto che sia liberamente rivisitata anche per trarne degli slogan. Ne sono state create parodie, meme e utilizzi più seri. Un sacco di alternative versions”.

Impegno e libertà di espressione

Non manca una riflessione sull’impegno civile e sul ruolo pubblico degli artisti: “Parla di No Kings? Prima di essere una musicista io sono una cittadina, si tratta di riflettere sullo stato dell’umanità. In un momento imbastardito come questo attuale, l’evento No Kings era contro ogni tipo di violenza o guerra e contro i governi estremamente autoritari che oggi si stanno radicando anche in Europa”.

E aggiunge: “Io rivendico il diritto di manifestare, a maggior ragione senza che io mi senta obbligata a costruirci attorno delle canzoni tematiche, bensì prestando la mia voce, la mia visibilità, la risonanza mediatica che altri possono non avere”.

A chi le suggerisce di “limitarsi a cantare”, risponde con decisione: “Non è questo il frangente storico per defilarsi. Starsene defilati può convenirti, se sei all’interno di un sistema, ma alla fin fine devi venire a patti con la tua coscienza, tirare una riga e vedere che bilancio riesci a fare”.

Il nuovo album e la crisi personale

Parlando del suo lavoro più recente, Ditonellapiaga lo descrive così: “È un disco in cui affronto una fase di crisi personale e probabilmente riesco a fare pace con me stessa, con le aspettative che mi sono creata e che hanno gli altri, con l’idea di essere sempre perfetta, sorridente, smagliante. Con la certezza di non essere una vincente…”.

Un passaggio chiave riguarda il rapporto con il fallimento: “Lì dentro mi espongo a un confronto decisivo con il fallimento. Ovvio, tematiche intime ma affrontate con autoironia e un BPM dance decisamente energico”.

E sulla fase di incertezza vissuta prima del disco: “È che prima di scrivere questo album mi ero impantanata, chiedendomi quale fosse la mia identità artistica e se la priorità fosse assecondare le richieste degli altri, dall’industria al pubblico”.

Ritrovare sé stessa

La risposta a quei dubbi è stata chiara: “Che non potevo più sentirmi trasparente. Così sono tornata a divertirmi nello scrivere senza pensare all’interlocutore o al destinatario. Appena ho smesso di angosciarmi ho avuto la soddisfazione del riscontro sanremese”.

Un percorso che ha incluso anche momenti difficili: “Sì, mi è capitato di fare riflessioni simili. Quel periodo in cui senti arrivare, a gran velocità, un crack interiore, una rottura del tuo equilibrio. Sono andata cocciutamente avanti cercando quella mia identità”.

Scuola, sogni e ricordi

Tra i passaggi più leggeri dell’intervista emergono i ricordi scolastici e le ambizioni da bambina. “Sculavo. In cinque anni mi sono beccata solo un debito in matematica. Per il resto stavo attenta nelle ore di lezione e imbastivo l’interrogazione”.

E sul passato più lontano: “Da piccola volevo fare la macellaia, pensavo che polpette e hamburger fossero giochi da fare con le manine”.

Infine, uno sguardo ironico al futuro, tra realtà e tecnologia: “Andrò a zappare l’orto”.

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