Diego Abatantuono: “Il vero valore è il tempo con i figli. Ho fatto dodici film in due anni e commesso errori”

Diego Abatantuono racconta gli errori dei primi anni di successo, i problemi fiscali, il valore della famiglia e i nuovi progetti tra cinema e teatro.

Diego Abatantuono ripercorre cinquant’anni di carriera e alcuni passaggi decisivi della sua vita privata in un’intervista a La Repubblica. Dalla casa di campagna acquistata nei primi anni Ottanta ai problemi economici affrontati quando era ancora giovanissimo, fino al rapporto con figli, nipoti e amici, l’attore traccia un bilancio fatto di successi, errori e nuove consapevolezze.

Diego Abatantuono e gli errori dei primi anni di successo

Il successo arrivò molto presto, quando Abatantuono aveva ancora poca esperienza del cinema e dell’ambiente romano. In un periodo particolarmente intenso riuscì a girare dodici film nell’arco di appena due anni, vivendo però anche una fase in cui l’euforia lasciò spazio a problemi concreti.

“Ho iniziato giovane: ero ferrato sul cabaret, ma conoscevo poco il cinema e per nulla Roma. Nel primo periodo di euforia ho fatto dodici film in due anni e commesso errori”.

Quella crescita rapidissima gli diede popolarità, ma lo espose anche a una gestione economica che in seguito si rivelò problematica.

I guai fiscali e la scoperta dei debiti

Uno dei momenti più difficili arrivò proprio quando Abatantuono pensava di aver raggiunto una certa sicurezza economica. L’attore aveva acquistato nel 1982 una casa di campagna tra Romagna e Marche, con l’idea di creare un punto di riferimento per la famiglia e permettere ai genitori di smettere di lavorare.

La situazione finanziaria, però, era molto diversa da quella che immaginava: “Pensavo di avere tanti soldi, scoprii che non mi avevano pagato le tasse, versato l’Iva e mi avevano sottratto un libretto al portatore che avevo con mia madre. Fu difficile”.

Da quel periodo Abatantuono riuscì poi a ripartire, riorganizzando progressivamente la propria vita e il proprio lavoro.

La famiglia e il valore del tempo

Con il passare degli anni, la prospettiva dell’attore si è spostata sempre di più dal successo professionale alla qualità del tempo trascorso con le persone care. Un cambiamento maturato anche grazie agli incontri con alcuni grandi interpreti del cinema italiano.

“Ho avuto la fortuna di frequentare i grandi attori di un’altra epoca, da Tognazzi a Gassman, e quando chiedevo loro quale rimpianto avessero, la risposta era quasi sempre: ‘Sono stato troppo poco con i miei figli’. Sentendo tutto questo ho cercato di organizzare la mia vita in modo diverso”.

La casa di campagna è diventata così un luogo vissuto da più generazioni, tra famiglia, ricordi e alberi piantati negli anni.

L’ironia come parte della vita quotidiana

Anche oggi la comicità resta uno degli elementi centrali della quotidianità di Abatantuono. L’attore continua a cercare il sorriso soprattutto nel rapporto con figli, nipoti e amici, pur riconoscendo che il presente offre forse meno occasioni di leggerezza rispetto al passato.

“Passo la giornata a dire cazate e a sperare che i miei figli ridano. Loro sono il mio target. Poi arrivano gli amici e diciamo cazate insieme».

Nel suo racconto trova spazio anche l’attenzione per l’ambiente, con l’idea di legare ogni nuova costruzione alla piantumazione di alberi nelle città.

La caduta sul set e il bilancio sulle proprie fortune

Abatantuono ha ricordato anche un recente incidente avvenuto durante le riprese del film “Il Malloppo”. Una caduta provocata da un momento di distrazione che gli ha causato un problema alla gamba.

“Mi sono fatto male a una gamba. Per girarmi a salutare un fan sono inciampato. Ma faccio subito il calcolo di come sarebbe potuta andare meglio e mi tranquillizzo. Ho avuto grandi fortune”.

È lo stesso approccio con cui l’attore guarda al proprio percorso, cercando di mettere in prospettiva le difficoltà rispetto alle opportunità ricevute.

I nuovi progetti tra documentario e teatro

La carriera di Diego Abatantuono non si ferma. Tra i progetti futuri c’è un documentario on the road insieme all’amico Alessandro Genovesi e soprattutto il ritorno a teatro dopo quarant’anni, con uno spettacolo impostato come una conversazione aperta con il pubblico.

Dopo una vita trascorsa tra set, successi, difficoltà economiche e famiglia, il punto d’arrivo della sua riflessione è affidato a una frase che sintetizza il suo modo di guardare al presente: “Bisogna capire quando si è felici”.

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