Per Dario Brunori, in arte Brunori Sas, prendere posizione oggi non è più soltanto una possibilità, ma una responsabilità. Il cantautore calabrese lo ribadisce nel momento in cui porta nei teatri “TuttoBrunori, canzoni e monologhi”, uno spettacolo che intreccia musica, riflessioni personali, ironia e temi politici e sociali. Sul palco trovano spazio il racconto della propria vita, il rapporto con il padre e con la figlia, ma anche questioni come l’avanzata delle destre, il conflitto israelo-palestinese e il ruolo che un artista può avere davanti a eventi che coinvolgono la collettività.
“Meglio il ridicolo di prendere posizione”
Uno dei passaggi centrali dello spettacolo riguarda proprio il dilemma dello schierarsi. Brunori racconta la scena di un fan che durante un concerto gli porge una bandiera: accettarla significa esporsi, mentre ignorarla può essere interpretato come una scelta altrettanto politica.
Il ragionamento conduce a una posizione netta: “Meglio il ridicolo di prendere posizione, al ridicolo di non prenderne affatto”. Il cantautore ha spiegato che quell’episodio non è stato costruito appositamente per il teatro, ma nasce da una situazione realmente vissuta durante un concerto in Sardegna.
Il dubbio non deve diventare un alibi
Brunori non nasconde le contraddizioni legate all’intervento pubblico degli artisti. Il rischio, secondo lui, è quello di assumere una posizione perché è di moda, per retorica o per ottenere consenso. Allo stesso tempo, però, il dubbio non può diventare una giustificazione per non dire nulla.
“C’è una linea sottile fra lo schierarsi per retorica o perché è di moda e l’importanza di prendere posizione. Ragiono sul dubbio come stimolo a cercare la verità e non alibi”.
Anche l’ironia può trasformarsi in uno strumento ambiguo. Per Brunori può servire a mettere in discussione la realtà, ma anche a evitare di assumersi la responsabilità delle proprie parole. “Questo spettacolo lancia il sasso e non nasconde la mano”, ha spiegato.
La posizione sulla Palestina
Il tema della Palestina occupa uno spazio importante nelle riflessioni dell’artista. Già nei mesi precedenti Brunori aveva spiegato di sentire la necessità di esporsi prima ancora come persona che come musicista.
“Più che come musicista, mi schiero come essere umano. In momenti storici in cui ci sono situazioni molto radicali, di emergenza, umana ed etica, come quella della Palestina, credo sia molto importante metterci la faccia, la carne, presentarsi fisicamente, essere testimone, oltre che con quello che si canta”.
Per il cantautore, quindi, la musica conserva una forza enorme, ma in alcune circostanze cantare può non essere sufficiente.
Il racconto di Gaza attraverso l’ironia
In “TuttoBrunori” il tema viene affrontato anche attraverso un monologo costruito con il linguaggio delle riunioni aziendali. Brunori adotta volutamente termini inglesi e il tono di una presentazione professionale per parlare delle vittime di Gaza, trasformando il contrasto tra forma e contenuto in uno degli elementi più duri dello spettacolo.
Dietro l’ironia emerge la domanda centrale: non tanto stabilire se sia stato fatto abbastanza, ma chiedersi quanto ancora una collettività sia disposta ad accettare. Il passaggio segna uno dei momenti in cui il racconto abbandona più chiaramente la dimensione privata per affrontare quella pubblica.
Dal padre alla propria identità politica
La politica entra nello spettacolo anche attraverso la storia familiare. Brunori ricorda il padre, morto prima che arrivasse il successo, raccontando con ironia la distanza tra le rispettive idee.
“Sono diventato cantautore, e quindi di sinistra. Un figlio che canta per i comunisti mentre tu votavi Fiamma Tricolore…”.
Da qui parte un ragionamento più ampio sulla propria identità e sulla figura tradizionale del cantautore impegnato. Brunori ironizza anche su se stesso definendosi il “king del woke” e il “santino perfetto del cantautore di sinistra”, senza rinunciare però a interrogarsi sulle trasformazioni della politica e del linguaggio pubblico.
Le canzoni dialogano con i monologhi
Le riflessioni non restano isolate rispetto alla parte musicale. I temi politici e sociali si legano infatti a brani già presenti nel repertorio di Brunori, come “L’uomo nero”, dedicato alle paure e alle pulsioni dell’estrema destra, e “Yoko Ono”, che affronta anche il tema del patriarcato.
“TuttoBrunori” è costruito proprio su questa alternanza: 17 canzoni e 10 monologhi, con una band di otto musicisti. Lo spettacolo rinuncia alla struttura tradizionale del concerto per mettere musica e parola sullo stesso piano.
Un ritorno al teatro dopo Sanremo e i palazzetti
Il nuovo progetto arriva dopo una fase particolarmente intensa della carriera di Brunori, segnata anche dalla partecipazione a Sanremo nel 2025 e dai concerti nei palazzetti.
Il teatro gli permette ora di costruire un rapporto diverso con il pubblico. Il racconto attraversa la crisi di mezza età, l’amore, la paternità, la perdita del padre e il modo in cui il successo ha modificato la sua vita, per poi allargarsi progressivamente alle contraddizioni del presente.
“TuttoBrunori” in tournée in tutta Italia
La tournée è partita il 2 ottobre 2026 da La Spezia e in questi giorni ha fatto tappa al Teatro degli Arcimboldi di Milano, con le serate dell’8, 9 e 10 ottobre tutte esaurite.
Il viaggio proseguirà poi in numerose città italiane, tra cui Genova, Torino, Firenze, Bologna, Trieste, Padova, Napoli, Roma, Assisi, Catania, Palermo, Bari, Catanzaro, Reggio Calabria e Cosenza, arrivando fino alla fine di novembre.
Schierarsi senza trasformare il palco in un comizio
Il punto di Brunori resta comunque quello di non trasformare il concerto in un comizio. La sua riflessione parte piuttosto dalla responsabilità individuale e dalla necessità di non usare l’incertezza come rifugio.
Per il cantautore, esporsi significa anche accettare il rischio di risultare retorici, fuori luogo o persino ridicoli. Ma davanti a determinate emergenze umane ed etiche, il silenzio può diventare a sua volta una scelta. È proprio su questa tensione che “TuttoBrunori” costruisce una parte importante del proprio racconto, mettendo insieme vita privata, canzoni e presa di posizione pubblica.