Ariana Grande torna a prendere posizione contro l’utilizzo della propria musica da parte della comunicazione politica di Donald Trump. Il nuovo caso nasce da un video pubblicato il 20 agosto dall’account TikTok ufficiale “Team Trump”, che ha utilizzato come sottofondo “We Can’t Be Friends (Wait For Your Love)”. La cantante è intervenuta direttamente nei commenti, chiedendo che i suoi brani non vengano più associati a quel tipo di contenuti.
Il video di “Team Trump” con “We Can’t Be Friends”
Nel filmato si vede Donald Trump salire sul palco durante un comizio. In sovrimpressione compare inizialmente una frase tratta dal brano di Ariana Grande: “Me and my truth we sit in silence”.
Subito dopo, il messaggio cambia e il video propone una presa di posizione sulle persone transgender, affermando che gli uomini non possono avere figli e non dovrebbero competere negli sport femminili.
La clip è stata accompagnata dalla didascalia “Questo non dovrebbe essere controverso”, insieme ad hashtag legati al presidente, al movimento Maga e alla stessa Ariana Grande.
La risposta di Ariana Grande
La cantante ha reagito direttamente sotto il post con un messaggio netto: “Non usare mai più la mia musica”.
Ariana Grande ha poi contestato anche il contenuto politico del video aggiungendo: “E poi, la tua verità è falsa”.
Il commento non risulta più visibile sotto il post, ma gli screenshot della risposta hanno continuato a circolare rapidamente sui social.
Il riferimento alla comunità Lgbtq+
La reazione della popstar non riguarda soltanto l’impiego della sua canzone, ma anche il modo in cui il brano è stato accostato al messaggio politico del video.
Ariana Grande ha più volte mostrato vicinanza alle battaglie per i diritti della comunità Lgbtq+ e, anche in questa occasione, ha preso apertamente le distanze dall’associazione tra la propria musica e contenuti legati alle politiche sull’identità di genere e sulla partecipazione delle persone transgender alle competizioni sportive.
Il precedente di giugno con il brano “Bye”
Non è la prima volta che Ariana Grande protesta contro l’utilizzo della propria musica da parte dell’amministrazione Trump.
A giugno, la Casa Bianca aveva pubblicato un video su TikTok dedicato alle operazioni dell’Ice, l’agenzia federale statunitense che si occupa di immigrazione ed espulsioni, utilizzando come sottofondo “Bye”, brano contenuto nell’album “Eternal Sunshine”.
In quell’occasione la cantante aveva chiesto che la sua musica non venisse associata a una realtà da lei definita “barbara, disumana e ripugnante”. Poco dopo il suo intervento, l’audio del brano era stato silenziato nella clip.
Un rapporto ormai apertamente conflittuale
Il nuovo episodio arriva a poco più di due mesi di distanza dal precedente e conferma il rapporto sempre più teso tra Ariana Grande e la comunicazione social legata a Trump.
Questa volta a provocare la reazione è stato un contenuto centrato sulle politiche riguardanti l’identità di genere e lo sport femminile, con la cantante che ha scelto ancora una volta di intervenire pubblicamente e senza lasciare spazio a interpretazioni sul proprio pensiero.
Ariana Grande non è l’unica artista ad aver protestato
Negli anni diversi musicisti hanno contestato l’utilizzo dei propri brani da parte di Trump o del suo entourage.
Tra gli artisti che hanno preso le distanze figurano Rihanna, Céline Dion, Elton John, Neil Young, i Rolling Stones, gli Abba, Jack White e Michael Stipe dei R.E.M., oltre agli eredi di Prince e Sinéad O’Connor.
Il nodo, per molti di loro, non riguarda soltanto l’aspetto legato ai diritti d’autore, ma anche l’associazione tra una canzone, l’immagine pubblica dell’artista e uno specifico messaggio politico.