Nel corso di un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Andrea De Sica ha ripercorso ricordi privati, aneddoti di famiglia e momenti legati alla figura del nonno Vittorio De Sica, del padre Manuel e dello zio Christian. Il regista ha raccontato episodi inediti che attraversano la storia del cinema italiano, alternando ironia, malinconia e riflessioni sul peso di un cognome così importante.
Il ricordo di Vittorio De Sica
Andrea De Sica non ha mai conosciuto direttamente il nonno, morto prima della sua nascita, ma è cresciuto attraverso i racconti tramandati in famiglia. Tra gli episodi più significativi c’è quello legato a Sophia Loren e alla celebre camminata resa iconica dall’attrice.
«Nonno Vittorio camminava strusciando i piedi e ancheggiando leggermente. Per questo lo chiamavano er ciavatta. Sul set le mostrò come fare la scena. E la Loren lo imitò, ondeggiando i fianchi proprio come lui. Nacque così quella sua celebre andatura sensuale».
Il regista ha ricordato anche un gesto compiuto durante la guerra insieme al fratello Elmo: «Lui e suo fratello Elmo nascosero una famiglia di ebrei in una casa sfitta ai Parioli».
Le due famiglie e i Capodanni doppi
Uno dei passaggi più curiosi riguarda la doppia vita sentimentale di Vittorio De Sica, diviso tra due famiglie e due abitazioni diverse.
«Aveva due famiglie. E dormiva in due case», racconta Andrea, spiegando che una parte della famiglia viveva ai Parioli mentre l’altra all’Aventino.
Per riuscire a trascorrere il Capodanno con entrambe, il regista escogitava un trucco: «Mandava l’orologio un’ora indietro per festeggiare con tutte e due».
Il vizio del gioco e il Casinò di Monte Carlo
Andrea De Sica ha parlato apertamente anche della passione del nonno per il gioco d’azzardo, descrivendo un’abitudine che gli costò cifre enormi.
«Era nato povero. Non riusciva a smettere, anche se perdeva. Finché non restava in mutande non tornava in camera».
Poi l’aneddoto legato allo zio Christian: «All’inizio della sua carriera, lo zio Christian cantava al Casinò di Monte Carlo. Perciò, all’alba, gli capitava di incontrarsi. Nonno raccontava che un’ala intera era stata costruita con i suoi soldi».
Charlie Chaplin scambiato per “uno scemo col cappello”
Tra i ricordi più divertenti dell’intervista emerge anche l’episodio che vede protagonista Christian De Sica da bambino.
«Papà, c’è un vecchio che fa lo scemo col cappello», disse al padre entrando in un ristorante. Solo dopo Vittorio gli spiegò: «Ma stai zitto, che quello è Charlie Chaplin!».
L’amore per il cinema nato in casa
Andrea De Sica racconta di essere cresciuto in una casa completamente immersa nel cinema. Il padre Manuel registrava film in continuazione e possedeva una collezione enorme di videocassette.
«Papà era il mio cineforum. Aveva una collezione di 40 mila Vhs: registrava film dalla tv anche alle 4 di notte».
Anche da bambino trasformava il salotto di casa in un set cinematografico insieme al cugino Brando De Sica: «Le miccette esplosero, io gridai e stramazzai a terra, fingendomi morto».
Il peso del cognome De Sica
Nel corso dell’intervista il regista ha affrontato anche il tema dell’eredità artistica e delle difficoltà incontrate all’inizio della carriera.
«Non mi volevano per principio. “Già ti chiami De Sica, non è giusto”», racconta riferendosi all’ammissione al Centro Sperimentale di Cinematografia.
Andrea De Sica ha spiegato di aver sofferto a lungo il confronto con il mito del nonno: «Hai un macigno che ti schiaccia. Mio nonno ha fatto film inarrivabili».
Poi aggiunge: «A 18 anni mi faceva più paura, soffrivo di attacchi di panico».
Il legame con Christian e il ricordo del padre Manuel
Il rapporto con lo zio Christian De Sica si è rafforzato soprattutto dopo la morte del padre Manuel.
«Ha un carisma straordinario, prima ero quasi timido con lui. Il dolore per la morte di papà ci ha uniti di più».
E sul padre aggiunge: «Papà era un talento sensibile e fragile, suonavamo il piano insieme».
Dai cinepanettoni a Netflix
Andrea De Sica non nasconde il suo amore per i cinepanettoni, in particolare quelli interpretati dallo zio Christian.
«È catarsi pura, liberatoria. Il mio preferito resta il primo Vacanze di Natale».
Pur escludendo l’idea di dirigere un film di quel genere, riconosce un collegamento con i suoi lavori più recenti: «La serie Baby per Netflix, sulle giovani squillo dei Parioli, rappresenta un po’ il retroscena cupo di quel mondo di Roma nord».