Alfonso Signorini dopo le accuse di Corona: “Tacere a volte è un gesto di lucidità, persino di eleganza morale”

Alfonso Signorini rompe il silenzio dopo le accuse di Fabrizio Corona con un editoriale su Chi, riflettendo sul valore del silenzio e della "eleganza morale" in un’epoca dominata dai social e dai titoli sensazionalistici.

Alfonso Signorini, direttore editoriale di Chi e noto conduttore televisivo, rompe il silenzio dopo le pesanti accuse mosse da Fabrizio Corona nel podcast Falsissimo. In un lungo editoriale pubblicato sul settimanale che dirige, Signorini riflette sul valore del silenzio in un’epoca dominata dalla comunicazione immediata e dai social media, senza affrontare direttamente i dettagli della vicenda che lo vede indagato per estorsione e violenza sessuale.

Il giornalista apre la sua riflessione sottolineando come, in una società dove tutti parlano e commentano continuamente, il silenzio sia diventato quasi un atto rivoluzionario: “C’è stato un tempo in cui il silenzio faceva paura. Oggi fa scandalo. In una società dove tutti parlano, commentano, urlano, spiegano, si giustificano, si assolvono e si condannano in tempo reale, il silenzio è diventato un atto sovversivo. Quasi una provocazione”.

Signorini parla di “rumore continuo”, non solo acustico ma anche mentale ed emotivo, generato da like, condivisioni e titoli sensazionalistici. Per lui, il silenzio consapevole è invece un gesto di lucidità e “eleganza morale”, una forma di forza trattenuta che permette di osservare e comprendere prima di reagire impulsivamente.

Nell’editoriale, il conduttore spiega che tacere non significa debolezza, ma selezione degli interlocutori e attenzione al limite tra pubblico e privato: “Il silenzio è tempo che prende forma. È la capacità di fermarsi, di osservare, di capire se davvero vale la pena entrare nella mischia. Parlare a tutti significa, spesso, non parlare a nessuno”.

Signorini sottolinea come, nell’era dei social e dei titoli acchiappa-click, il silenzio sia diventato un lusso, un valore prezioso che consente di far emergere la verità senza doverla urlare. “La verità non ha fretta, e soprattutto non ha bisogno di essere urlata per esistere”, scrive, ribadendo il concetto che il silenzio scelto può avere un peso maggiore di qualsiasi parola detta impulsivamente.

Le parole di Signorini assumono particolare rilevanza in un momento delicato: nelle scorse settimane è stato ascoltato in Procura per circa tre ore, smentendo le accuse dell’ex concorrente del Grande Fratello Vip Antonio Medugno. Inoltre, Signorini aveva denunciato Fabrizio Corona per la diffusione di contenuti considerati diffamatori nel podcast.

Nonostante l’auto-sospensione da Mediaset, il conduttore continua a guidare Chi, dimostrando come il silenzio non impedisca di mantenere ruoli e responsabilità professionali. L’editoriale si chiude con un messaggio chiaro: sapere quando parlare e a chi rivolgersi è, oggi, il vero atto rivoluzionario.

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