Addio a Sonny Rollins, il gigante del sax che ha cambiato il jazz

Sonny Rollins, tra i più importanti sassofonisti della storia del jazz, è morto all’età di 94 anni. La notizia della scomparsa riguarda uno dei musicisti più influenti del Novecento, autore di album fondamentali e protagonista di una carriera durata decenni.

Il mondo del jazz perde una delle sue figure più monumentali. Sonny Rollins è morto all’età di 95 anni nella sua casa di Woodstock, nello Stato di New York, lasciando un vuoto enorme nella storia della musica del Novecento. Considerato uno dei più grandi sassofonisti di sempre, Rollins era tra gli ultimi protagonisti ancora in vita dell’età d’oro del jazz americano.

La notizia della sua scomparsa è arrivata proprio nelle ore che precedono il centenario della nascita di Miles Davis, altro gigante del genere con cui Rollins aveva condiviso un’epoca irripetibile insieme a nomi come John Coltrane.

Una carriera lunga quasi settant’anni

Sassofonista tenorista dal suono potente e imprevedibile, Rollins ha attraversato quasi sette decenni di musica reinventando continuamente il proprio linguaggio artistico. La sua improvvisazione libera, profonda e sorprendente è diventata un modello per intere generazioni di musicisti.

Pur restando legato allo swing, nel corso della carriera ha esplorato territori diversi, avvicinandosi alla sperimentazione, ai ritmi caraibici e persino al rock. Celebre la sua partecipazione al disco Tattoo You dei Rolling Stones nel 1981, anche se successivamente rifiutò l’idea di partire in tournée con la band britannica.

Il ritiro improvviso e la leggenda del ponte di Williamsburg

Uno degli episodi più iconici della sua vita risale al 1959, quando, nel pieno del successo, decise improvvisamente di allontanarsi dalle scene. Per circa due anni trascorse le giornate sotto il ponte di Williamsburg, a New York, esercitandosi da solo con il sax alla ricerca di un nuovo suono.

Quella scelta alimentò una vera e propria leggenda nella mitologia artistica newyorkese. Rollins raccontò anni dopo di aver scelto quel luogo semplicemente perché vicino a casa, suonando spesso davanti agli impiegati che attraversavano il ponte al termine della giornata lavorativa.

L’immagine del musicista intento a suonare sotto la struttura metallica del ponte è diventata negli anni simbolo della sua continua ricerca artistica e della sua inesauribile insoddisfazione creativa.

I capolavori che hanno segnato il jazz

Dopo aver superato una dipendenza dall’eroina, Rollins diede vita ad alcuni dei dischi più importanti della storia del jazz moderno. Tra i lavori più celebri figurano Saxophone Colossus, Tenor Madness, Sonny Rollins Plus 4, The Sound of Sonny e Way Out West.

Rivoluzionaria fu anche la scelta di esibirsi in trio senza pianoforte, soluzione allora insolita che gli permetteva una maggiore libertà armonica. Un approccio che trovò piena espressione nelle leggendarie registrazioni dal vivo al Village Vanguard e in album sperimentali come Freedom Suite e Our Man in Jazz.

Harlem, il jazz e l’amore per la musica

Nato ad Harlem nel 1930 da una famiglia originaria delle Isole Vergini, Sonny Rollins scoprì il sax da bambino grazie a uno strumento custodito sotto un letto da un amico di famiglia. Da quel momento la musica divenne il centro assoluto della sua esistenza.

In una delle sue interviste più intime raccontò di trascorrere intere giornate a esercitarsi da ragazzino, dimenticando persino di mangiare. Per lui la musica rappresentava una forma di totale immersione spirituale e mentale.

Premi, riconoscimenti e l’incontro con Obama

Nel corso degli anni Rollins ha ricevuto alcuni dei più importanti riconoscimenti culturali statunitensi. Ha conquistato due Grammy, oltre a un Grammy alla carriera, ed è entrato nell’American Academy of Arts and Sciences.

Nel 2010 venne inoltre premiato alla Casa Bianca da Barack Obama con la National Medal of Arts, una delle massime onorificenze artistiche americane.

Gli ultimi anni e il lascito artistico

Ritiratosi dalle scene nel 2014 a causa di problemi respiratori, Rollins aveva continuato negli anni a pubblicare registrazioni dei suoi concerti attraverso la sua etichetta discografica Doxy. Parallelamente erano stati raccolti centinaia di documenti, registrazioni e appunti personali conservati presso il Schomburg Center di Harlem.

Nel 2024 erano usciti anche i suoi diari, una raccolta di riflessioni musicali, pensieri filosofici e annotazioni personali scritte nell’arco di oltre cinquant’anni.

Tra le ultime frasi annotate dal musicista comparivano consigli semplici ma profondi: perdonare tutti, non preoccuparsi del giudizio altrui e affrontare comunque i propri impegni anche nei momenti più difficili.

L’ultimo sopravvissuto di una fotografia storica

Dopo la morte del sassofonista Benny Golson, Sonny Rollins era diventato l’ultimo musicista ancora in vita presente nella celebre fotografia A Great Day in Harlem, lo scatto del 1958 che riunì 58 leggende del jazz sulle scale di un edificio di Harlem.

Con la sua scomparsa si chiude definitivamente un capitolo irripetibile della musica americana. Rollins lascia un’eredità immensa fatta di innovazione, libertà creativa e amore assoluto per il jazz.

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