Amalfi, borgo campano in provincia di Salerno

Oggi ci troviamo ad Amalfi, uno splendido comune della Campania in provincia di Salerno. Scopriamo insieme le attrazioni e il cibo.

In questo appuntamento di “Saluti da Kiss Kiss“, rubrica in onda dal lunedì al sabato su Radio Kiss Kiss, facciamo tappa ad Amalfi, caratteristico borgo della Campania in provincia di Salerno. Dal 1997 la Costiera amalfitana, di cui Amalfi è il principale centro geografico e storico, è diventata Patrimonio dell’Umanità UNESCO.

Ma scopriamo meglio questo incantevole comune!

Perché si chiama così?

Il toponimo è di sicura origine romana, ma al riguardo ci sono due ipotesi: la prima è che la derivazione venga da Melfi, città lucana, i cui transfughi giunsero sulla costiera fondando la città; la seconda è che la derivazione venga dalla gens romana Amarfia (I secolo d.C.).

Cosa vedere e cosa fare ad Amalfi?

  • Complesso della Cattedrale di Amalfi: è formato da due basiliche accostate e un tempo comunicanti. La più antica era dedicata alla Vergine Assunta, prima protettrice di Amalfi; fu costruita sui resti di un’altra cattedrale paleocristiana del VI secolo in forma romanica ed impostata su tre navate. A questa basilica-cattedrale del IX secolo ne fu affiancata un’altra, anch’essa a tre navate e dedicata all’Apostolo Andrea, protettore dell’intera diocesi amalfitana almeno sin dalla prima metà del X secolo. L’elemento artistico di pregevole valore della nuova cattedrale è senz’altro la porta di bronzo realizzata a Costantinopoli per volere del ricco mercante amalfitano Pantaleone de Comite Maurone, che la donò all’Episcopio della sua città verso il 1060.
  • Museo di Arte Sacra del Duomo: ospitato all’interno della Basilica, custodisce oggetti di particolare rilevanza, tra cui una mitra angioina con pietre preziose e ventimila perline autentiche, nonché un calice smaltato del XIV secolo.
  • Chiostro Paradiso: edificato nel 1268, è caratterizzato da un quadriportico con archi intrecciati poggianti su colonnine binate. Al suo interno sei cappelle affrescate; l’opera pittorica di maggior rilievo è, a tal proposito, la Crocifissione attribuita alla scuola napoletana di Giotto.
  • Campanile della cattedrale: si trova di fronte al Chiostro. Venne realizzato in stile romanico tra il 1180 e il 1276; in quest’ultima data fu costruita la cella campanaria in stile moresco.
  • Centro storico: le sue stradine e i suoi edifici possono essere considerati una sorta di museo a cielo aperto, poiché conserva, alquanto intatte, le testimonianze architettoniche ed urbanistiche del suo passato, rileggibili attraverso la stratificazione dei secoli. Tra queste emergenze architettoniche si segnalano chiese e cappelle, monasteri e conventi (alcuni dei quali diventati alberghi già nel XIX secolo), dimore dell’aristocrazia mercantile medievale, torri e mura.
  • Valle dei Mulini: si tratta della parte più interna di Amalfi. Sono tuttora presenti le imponenti vestigia delle antiche cartiere amalfitane che, sin dal XIII secolo, producevano la celebre carta a mano, mediante processi tecnologici appresi dal mondo arabo e migliorati in loco. Oggi la maggior parte di questi edifici sono solo ruderi. Solo due cartiere sono ancora attive.
  • Museo della Carta: museo che offre ai visitatori un’esaustiva rivisitazione storica di tale antica attività protoindustriale.
  • Ferriera di Amalfi: conosciuta anche come “Valle delle Ferriere”, è la continuazione della Valle dei Mulini. È attraversata dal fiume Canneto, dove sorgevano le ferriere per la produzione della carta. Vi cresce una rara specie di felce, la Woodwardia radicans.

Cosa mangiare ad Amalfi?

  • Ndunderi, tipo di pasta fresca tra i più antichi al mondo
  • Spaghetti cozze e vongole
  • Spaghetti al limone
  • Alici, tipica della zona la colatura di alici di Cetara
  • Minestra marinata
  • Pastarelle amalfitane, dolce semplice della tradizione
  • Limoncello

Ecco alcuni ristoranti da provare!

  • Ristorante L’Abside
  • La Taverna del Duca
  • Trattoria da Gemma

A Radio Kiss Kiss è intervenuto Daniele Milano, sindaco di Amalfi:

«Direi di iniziare la visita dalla più grande testimonianza vivente del passato marinaro di Amalfi: l’Arsenale della Repubblica. Si tratta del più antico cantiere navale in roccia del Sud Italia, luogo in cui si costruivano le imbarcazioni che volavano verso l’orizzonte e che hanno fatto grande Amalfi nel Medioevo. Possiamo parlare poi del Complesso della Cattedrale, perché in realtà il Duomo è una delle attrazioni, forse la più nota. Ma, in realtà, la prima basilica era una costruzione prospiciente, poi annesso il Chiostro del Paradiso, la cripta che conserva le spoglie di Sant’Andrea. Il complesso rappresenta una visita immersiva in quella che è la storia religiosa della città di Amalfi. Quest’anno, dopo sei anni di attesa, celebreremo di nuovo nelle acque di casa, la 66esima edizione della Regata delle Antiche Repubbliche Marinare d’Italia. Si tratta di una manifestazione rievocativa della grande tradizione marinara italiana, con Amalfi, appunto, Genova, Pisa e Venezia, che si sfidano con imbarcazioni sulla distanza di duemila metri. La manifestazione è iniziata nel 1956 in maniera simbolica e gareggiavano i pescatori. Oggi, invece, è cresciuta tantissimo a livello agonistico. Le quote rosa rappresentano la grande novità di questa edizione. Sabato 4 giugno, prima della presentazione degli equipaggi e del corteo storico, con oltre trecento figuranti che sfilano rievocando i personaggi che hanno reso grande ogni Repubblica, ci sarà una nuova competizione, sempre su galeoni con otto rematori e un timoniere, con a bordo almeno quattro donne per ogni Repubblica marinara. Il prodotto tipico è il limone, che è il filo conduttore di gran parte della nostra gastronomia ed è anche il simbolo del nostro paesaggio. Quest’ultimo, è stato riconosciuto nel 1997 come Patrimonio dell’Umanità UNESCO e che noi abbiamo candidato e fatto iscrivere al registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici del Ministero dell’Agricoltura e che oggi questa agricoltura tradizionale è candidata per la prima volta (primo paese del Sud Italia) al Premio Internazionale della FAO per la salvaguardia dei sistemi agricoli di importanza globale.»

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