Walter Sabatini e Carlo Pellegatti sono stati ospiti di Kiss Kiss Play Sport su Radio Kiss Kiss per un confronto sui principali temi del calcio italiano. Sabatini ha raccontato il suo ritorno alla Pro Patria, club nel quale aveva concluso la carriera da calciatore quasi quarant’anni fa, soffermandosi poi sulla Roma, sui giovani e sulla crescente pressione nei confronti degli allenatori. Pellegatti ha invece analizzato il momento del Milan, la posizione dei rossoneri in classifica e le voci legate ad Antonio Conte, senza dimenticare il ricordo di Sandro Mazzola e il centenario di San Siro.
Sabatini: «Orgoglioso di tornare alla Pro Patria»
Sabatini ha aperto l’intervista tornando proprio sul legame con la Pro Patria: «Quasi quarant’anni fa ho finito lì la mia carriera da calciatore. È stato bello ritrovare certe sensazioni e rivivere alcuni ricordi».
Il dirigente ha spiegato di aver scelto consapevolmente di uscire dal giro del calcio professionistico per ripartire da un progetto diverso: «Mi sono tirato fuori da una situazione che, per quanto riguarda i direttori sportivi, trovo ormai molto complicata. Sono orgoglioso di poter dare il mio contributo alla Pro Patria».
L’obiettivo è costruire qualcosa che vada oltre il semplice risultato sportivo: «Dovrà diventare un club importante per ciò che farà e per ciò che saprà progettare. Sarà un laboratorio permanente. Guarderemo con attenzione i giovani di tutto il mondo, naturalmente anche quelli italiani, cercando di portarli lì molto presto e poi vedere cosa succederà. Abbiamo in mente qualcosa di bello e sono convinto che riusciremo a realizzarlo».
«La Roma ha una coesione magica»
Nel corso del suo intervento, Sabatini ha speso parole importanti anche per la Roma.
«Mi piace per tanti motivi, soprattutto perché vedo una coesione tra i giocatori che considero quasi magica. Sono davvero molto uniti e stanno portando avanti un discorso ambizioso».
Secondo Sabatini, questa compattezza rappresenta uno dei punti di forza della squadra: «Oggi è difficile giocare contro la Roma e riuscire a batterla».
Pellegatti: «Conte al Milan? Al momento lo vedo lontano»
Durante la trasmissione, Carlo Pellegatti ha fatto il punto sul Milan e sulle voci che accostano Antonio Conte alla panchina rossonera.
«In questo momento no. Oggi o domani ci sarà Gerry Cardinale, che parlerà con Amorim. È chiaro che il nome di Conte aleggia sempre e lui era anche presente a Milan-Benfica, ma al momento mi sembra ancora molto lontano».
Pellegatti ha spiegato che un’eventuale scelta di questo tipo sarebbe in contrasto con alcune linee portate avanti dalla proprietà negli ultimi anni: «Andrebbe anche un po’ contro quello che Cardinale ha detto finora. Vedremo cosa succederà».
Il Milan e una classifica ancora aperta
Il giornalista ha poi analizzato il momento dei rossoneri: «L’inizio non è stato brillante, soprattutto rispetto alla filosofia che era stata annunciata».
La classifica, però, lascia ancora margini: «Se il Milan battesse il Lecce, potrebbe ritrovarsi a un punto da Roma e Inter in caso di loro sconfitta, oppure a due punti in caso di pareggio. Quindi la posizione non è negativa e permette di ragionare con un po’ più di calma».
Pellegatti ha inoltre ricordato l’importanza storica di San Siro, che compie cento anni, e ha voluto rendere omaggio a Sandro Mazzola, definito uno dei grandi simboli dello stadio milanese.
Sabatini: «I dirigenti sono sempre più insicuri»
Nella parte finale dell’intervista, Sabatini ha affrontato uno dei temi che gli stanno più a cuore: la fragilità delle società e la velocità con cui vengono messi in discussione gli allenatori.
«I dirigenti del calcio italiano sono sempre più fragili, sempre più spaventati e insicuri. E lo dico includendo anche me stesso, perché aver scelto la Pro Patria non significa sentirmi privo di responsabilità».
Il dirigente ha poi fatto riferimento anche al recente esonero di Grosso: «Mi è dispiaciuto molto. È un allenatore importante, ma soprattutto una persona intelligente, colta e preparata. Mi dispiace che sia finita così in così poco tempo».
«Esonerare subito è una dichiarazione di debolezza»
Sabatini ha criticato apertamente la tendenza a scaricare immediatamente le responsabilità sugli allenatori.
«Vedo reazioni contro i tecnici che, secondo me, rappresentano una dichiarazione di debolezza. Gli uomini vanno protetti e difesi. I dirigenti importanti difendono i propri collaboratori».
Secondo Sabatini, il calcio italiano ha perso la capacità di convivere con le sconfitte: «Le partite si possono perdere insieme. Bisogna assumersi una parte di responsabilità e lasciare lavorare le persone».
Il concetto è chiaro: «Per costruire una squadra bisogna anche passare attraverso le sconfitte, perché è lì che si correggono i difetti. Oggi invece l’allenatore viene messo in discussione con una velocità eccessiva».
«Il calcio italiano è diventato pavido»
La conclusione è ancora più netta: «Il calcio è diventato molto pavido. Soprattutto in Italia si è sviluppata questa abitudine a impiccare subito l’allenatore alle proprie responsabilità».
Per Sabatini, la strada dovrebbe essere opposta: «La gente che lavora va difesa, va aiutata e deve avere la possibilità di costruire».
I giovani italiani e i segnali positivi
Nonostante le critiche, Sabatini ha chiuso con una nota di fiducia.
«Vedo segnali importanti, perché ci sono giovani italiani che stanno emergendo e si stanno facendo notare».
Il dirigente guarda anche alla Nazionale: «Ne vedo diversi in giro che stanno facendo molto bene e spero possano diventare colonne dell’Italia del futuro».