Biagio Antonacci: “A Sanremo solo con una canzone universale. Ron fu il primo a credere in me quando facevo il carabiniere”

Biagio Antonacci si racconta a Radio Kiss Kiss tra il nuovo album Mustang, la collaborazione con Sayf, il possibile ritorno a Sanremo, i ricordi legati a Ron e la tournée che si conclude a Pompei.

Biagio Antonacci si racconta a Radio Kiss Kiss. Ospite di Paolo Franceschini e Lucilla Nele a Kiss Kiss Trend Zone, il cantautore ha parlato del nuovo album Mustang, della collaborazione con Sayf, dell’eventualità di tornare al Festival di Sanremo e dei ricordi legati agli inizi della sua carriera. Spazio anche alla tournée, ormai vicina alla conclusione, e al rapporto speciale con il pubblico.

Mustang, il nuovo album e la tournée: «Non potevo chiedere di più alla vita»

L’incontro è cominciato con una riflessione sull’entusiasmo che accompagna Antonacci dopo una lunga serie di concerti. Il cantante ha raccontato di essere particolarmente soddisfatto dell’accoglienza ricevuta nelle diverse località che hanno ospitato il suo spettacolo.

«Arrivo da una tournée fantastica. Sto facendo dieci concerti qui a Pompei, al Teatro Grande. Arrivo dalla Sicilia, da Tindari, da Lucera, dal Vittoriale. Ho fatto quaranta concerti in quattro posti meravigliosi. La gente mi aspettava e mi ha accolto in maniera generosa. Come fai a non essere felice? Più di così dalla vita non potevo chiedere».

Una tournée caratterizzata dalla scelta di esibirsi per più serate nella stessa località, privilegiando luoghi suggestivi e un contatto più diretto con gli spettatori.

«Non è il concerto dove sali sul palco, fai la tua performance, poi scendi e scappi. Stai sul palco, torni nello stesso posto dove sei stato la sera prima, che può essere un locale, un pub, una pizzeria. Crei una comunità attorno all’artista».

Antonacci ha sottolineato soprattutto il piacere di trascorrere del tempo nelle province italiane, apprezzandone l’ospitalità e la possibilità di instaurare rapporti che vadano oltre la durata di un concerto.

Il significato di Mustang e il passato spericolato

Il titolo del nuovo album, Mustang, è diventato anche l’occasione per parlare del carattere del cantautore e di alcune esperienze della sua giovinezza.

Antonacci ha ricordato con ironia il periodo in cui si divertiva a mettere alla prova le biciclette da cross, affrontando salti e discese particolarmente impegnativi.

«Quando ero piccolino facevo i salti più alti con la bicicletta, dopo le discese, e se non si spaccava andava bene. Ero un po’ spericolato».

Un episodio che racconta il suo spirito avventuroso, anche se il cantante ha preferito scherzare sul fatto che altre esperienze sarebbero state meno adatte a essere raccontate in quella fascia oraria.

La collaborazione con Sayf: «È un ragazzo d’oro»

Tra gli argomenti affrontati durante l’intervista anche Spirituale, il brano realizzato insieme a Sayf.

Antonacci ha raccontato di essere rimasto particolarmente colpito dalla personalità del giovane artista, conosciuto grazie al figlio Giovanni.

«Sayf è un ragazzo d’oro. Raramente ho incontrato un ragazzo di quell’età così spontaneo in qualsiasi momento. Quando lo conosci capisci la genuinità».

Il loro incontro è avvenuto a Bologna, nella casa del cantautore. È stato proprio Giovanni a proporgli di conoscere Sayf, intuendo che tra i due potesse nascere un’intesa artistica.

Il giovane cantante gli ha fatto ascoltare il brano preparato per Sanremo, manifestando qualche incertezza sulla possibilità di partecipare al Festival. Antonacci, invece, si è mostrato fiducioso.

Da quell’incontro è nata anche la collaborazione per Spirituale. Il cantautore ha ricordato che la registrazione delle sue strofe è stata particolarmente rapida: sono bastati circa quindici minuti.

Le domande degli ascoltatori e le possibili collaborazioni future

Durante la trasmissione, Paolo e Lucilla hanno coinvolto direttamente gli ascoltatori, selezionando alcune delle domande arrivate in radio.

La prima riguardava il segreto della forma fisica del cantante, che ha risposto spiegando di mantenersi attivo senza seguire programmi di allenamento particolarmente impegnativi.

«Io vado in bicicletta, faccio degli esercizi a corpo libero, non vado in palestra, corro ogni tanto, però ti assicuro che non mi accanisco».

Antonacci ha poi sottolineato quanto l’energia del palcoscenico contribuisca al suo benessere.

«Quando vai sul palco ti passa tutto, passa anche la febbre. È un po’ euforia. Anche perché tu devi rispettare il pubblico».

Un’altra domanda ha aperto il capitolo delle collaborazioni musicali, con la proposta di un incontro artistico tra generazioni.

Il cantautore ha riflettuto sull’importanza di mantenere un dialogo con i giovani e con le nuove espressioni musicali, manifestando disponibilità verso eventuali progetti futuri, senza annunciare collaborazioni già definite.

Il ritorno a Sanremo: «Ci vuole una canzone universale»

Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista ha riguardato la possibilità di rivedere Biagio Antonacci in gara al Festival di Sanremo.

Il cantautore ha spiegato che non esclude un ritorno, ma che prenderebbe in considerazione questa opportunità soltanto se avesse tra le mani una canzone particolarmente significativa.

«Io non ho paura del giudizio della gente. Ho paura di deludere, magari, i miei fan. La mia paura è quella di deludere gli altri, non del giudizio degli altri».

Antonacci ha chiarito che, dopo tanti anni di carriera, partecipare al Festival dovrebbe essere soprattutto una scelta artistica.

«Se ci vai devi andarci con la faccia tosta. Devi andare dicendo: io ho scritto questa. Secondo me ci vuole un pezzo universale».

Il cantante ha inoltre evidenziato l’importanza della manifestazione per gli artisti emergenti, che attraverso Sanremo possono raggiungere un pubblico particolarmente ampio.

Ron e gli inizi della carriera: «Fu il primo a credere in me»

Tra i ricordi più significativi condivisi durante la conversazione, Antonacci ha dedicato particolare attenzione a Ron, una figura fondamentale nei primi anni del suo percorso musicale.

Il cantante ha raccontato di averlo conosciuto quando prestava servizio come carabiniere a Garlasco e cercava di trovare un’occasione per sottoporgli le proprie composizioni.

«È stato uno dei primi, forse il primo, ad ascoltare le mie canzoni quando facevo il carabiniere».

Grande ammiratore di Ron, Antonacci riuscì finalmente a incontrarlo e a consegnargli alcune cassette contenenti i brani che aveva scritto.

Il riconoscimento ricevuto dal collega fu particolarmente importante.

«È l’uomo che ha detto: tu hai qualcosa da dire. Perché quando canti si apre sempre un mondo. Quello è uno dei complimenti più belli che puoi fare a un ragazzo giovane».

La prima chitarra e il valore dei ricordi

Un’altra riflessione personale è nata dal racconto dell’incontro con un uomo di novant’anni a Lucera, custode di lettere, fotografie e ricordi.

Alla domanda su quale oggetto personale gli affiderebbe, Antonacci non ha avuto esitazioni: la sua prima chitarra, una Yamaha ricevuta in regalo dalla madre.

«Lascerei quella chitarra a lui per dire: guarda quanto con uno strumento povero puoi arrivare a scrivere delle grandi canzoni».

Il cantautore ha poi raccontato di avere l’abitudine di acquistare strumenti musicali nei luoghi che visita, per regalarli successivamente.

Un gesto attraverso il quale continua a condividere la propria passione per la musica.

Mustang e L’ultima canzone: un brano che cambia continuamente

Nel corso della trasmissione si è parlato anche delle diverse sonorità presenti in Mustang.

Lucilla Nele ha espresso particolare apprezzamento per il brano conclusivo dell’album, L’ultima canzone, invitando gli ascoltatori a scoprirlo.

Antonacci ha descritto il pezzo come una composizione caratterizzata da atmosfere musicali differenti.

«Inizia in un modo atipico, cantautorale, un po’ folk, poi diventa ballabile, poi fa piangere, come tutte le cose belle della vita».

Gli auguri a Elisa e l’importanza della curiosità

Non è mancato un momento di particolare affetto, quando Antonacci ha dedicato un augurio speciale a Elisa in occasione del suo compleanno.

Anziché limitarsi ai tradizionali auguri, il cantante ha condiviso una riflessione sul modo di affrontare la vita.

«Ti auguro la bellezza, la bellezza della vita e la curiosità. La curiosità secondo me è la risoluzione per ogni tipo di problema e per affrontare il futuro nella maniera migliore bisogna essere curiosi, vivere il presente ed essere curiosi».

La tournée si conclude a Pompei: «Napoli è bella ed eterna»

La conversazione si è conclusa con un riferimento agli ultimi appuntamenti della tournée, che terminerà domenica 4 ottobre a Pompei.

«È stata una tournée impressionante. Mi piace concluderla qui domenica 4, proprio da Pompei e dalla bella ed eterna Napoli».

Antonacci ha espresso dispiacere per quanti non sono riusciti a trovare i biglietti, ricordando però che gli incontri con i fan possono avvenire anche lontano dal palcoscenico.

E proprio pensando alla possibilità di incontrare qualche ascoltatore per le strade di Pompei, ha scherzato: «Portate qualcosa di tipico, se vi scappa. Se vi avanza qualcosa da qualche pranzo, portatemelo».

Una battuta che ha chiuso un’intervista nella quale Biagio Antonacci ha ripercorso ricordi personali, esperienze musicali e progetti, accompagnando gli ascoltatori alla scoperta del suo nuovo album.

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