In un’intervista rilasciata al Corriere della Sera, Patty Pravo racconta il suo ritorno sulla scena musicale con “Opera”, il brano che accompagna anche l’uscita del suo nuovo album. A 77 anni e con sessant’anni di carriera alle spalle, l’artista conferma il desiderio di continuare a esibirsi e di restare protagonista, tra musica, nuovi progetti e riflessioni sull’attualità.
Il futuro tra Sanremo, album e intelligenza artificiale
La cantante guarda avanti con entusiasmo, concentrata sui prossimi impegni artistici: «Adesso c’è Sanremo. E poi presenterò il mio album “Opera” (esce il 6 marzo) in quattro musei. I giovani devono scoprire la bellezza. La copertina è fatta con il contributo dell’intelligenza artificiale. Mi vedo stupenda, andrei sempre in giro con l’AI. Per queste cose è meravigliosa, mentre per altre, vedi le fake news, è pericolosa».
Il palcoscenico resta il suo habitat naturale, come conferma lei stessa: «Se sono ancora qui è per quello… L’8 aprile parte il mio tour nei teatri».
Il significato di “Opera”: «Siamo tutti delle opere d’arte»
Il brano che presenta nasce da un’ispirazione particolare e porta con sé un messaggio profondo: «È un sogno che ha fatto una notte Simone Folco (assistente personale della diva ndr). Il giorno dopo ho chiamato Giovanni Caccamo per raccontarglielo e lui ha scritto la canzone. Parla dell’unicità di ciascuno di noi. Siamo tutti delle opere d’arte e quindi unici».
Una visione che riflette la sua identità artistica e personale, sospesa tra sacro e profano: «Tutte e due. Quando sono sul palcoscenico mi sento santa, una persona bella. Peccatrice? Ho dato del mio anche se non credo sia peccato fare qualcosa che ti appartiene. Tutto quello che ho fatto l’ho fatto da essere pulito».
Musa di grandi artisti e icona senza tempo
Nel corso della sua carriera, Patty Pravo è stata fonte d’ispirazione per alcuni dei più grandi nomi della cultura italiana: «Certamente quando hanno scritto per me grandi come Leo Ferrè, Battiato, Vasco, Fossati e De Gregori. Sono stata ispiratrice non soltanto nella musica. Mario Schifano ha fatto opere per me, anche Tano Festa. Vasco è quello che mi ha capita di più».
Il rapporto con il Festival di Sanremo attraversa decenni di storia musicale. Ricordando il suo debutto, racconta: «Era il 1970. Non avevo idea di come potesse essere, l’unico riferimento era il ricordo di mia nonna che cantava “L’edera”. Si faceva ancora nel teatrino del casinò. Con Little Tony portavamo “La spada nel cuore”. Vincemmo la prima serata davanti a Celentano. Ricordo tanta felicità».
E sulla classifica finale aggiunge con ironia: «C’era Celentano… Ma non ero andata per vincere».
Il legame con Ornella Vanoni e i ricordi del passato
Tra i momenti più significativi, anche l’omaggio a Ornella Vanoni, figura fondamentale nella sua vita artistica e personale: «La mia Ornellik… E lei mi chiama Nicopat. È sempre con me. Ho sentito il bisogno di omaggiare la grande artista e la dolce e piccola amica. Ci sentivamo spesso, ci vedevamo quando potevamo, mi mancano telefonate e abbracci. Mi colpiva la sua mente, il senso dell’umorismo, l’intelligenza».
Il soprannome che l’ha resa celebre, “la ragazza del Piper”, non è mai stato un peso: «No, è una definizione simpatica, mi ha sempre divertito. E ora essere definita ragazza è un dono. All’epoca ero appena tornata dall’Inghilterra dove avevo visto il cambiamento nel costume e nel modo di pensare che sarebbe arrivato anche da noi. Si sentiva la differenza fra la gente e noi giovani. Al Piper eravamo felici e liberi».
Il rapporto con Madonna e la versione de “La bambola”
Tra gli episodi più curiosi, anche quello legato a Madonna e alla reinterpretazione di uno dei suoi brani più iconici: «Ogni tanto ci scambiamo messaggi via Instagram ma è stata una sorpresa, non mi aveva avvisata. La sua versione non mi è dispiaciuta ed è evidente che gli errori nella pronuncia abbia voluto tenerli».
Un rapporto di stima reciproca che però resta privato: «Siamo in contatto perché io sono sua fan e lei mia… Preferisco però tenere per me le parole».
Eurovision e polemiche internazionali: «Non mi sembra carino»
Nel corso dell’intervista, Patty Pravo ha espresso anche una riflessione sul contesto internazionale e sull’Eurovision: «Alle Olimpiadi ho visto che Israele aveva la sua bandiera mentre i russi no… non mi sembra carino… Se può usarla Israele allora anche gli altri. Viviamo in un mondo disastroso, l’importante è pensare positivo. Per Eurovision ci pensiamo un’altra volta».
Infine, sulla possibilità di vincere il Festival, la cantante resta fedele alla sua visione: «Per carità… perché mai dovrei vincere? Mai pensato. Mi è bastato vendere milioni dischi in tutto il mondo».