Si è tenuta ieri sera, 4 marzo 2026, all’Arena del Sole di Bologna la serata “Liberi”, omaggio a Lucio Dalla prodotto da Qn-Il Resto del Carlino insieme alla Fondazione Lucio Dalla e a Sony Music. Sul palco, tra gli ospiti, anche Malika Ayane, reduce dal Festival di Sanremo con “Animali notturni”.
Il primo incontro con Dalla
La cantautrice ieri ha ricordato a Il Resto del Carlino il suo primo contatto con la musica di Dalla: “La sigla di Lunedì film, quella che faceva “duvudubà“. Brano divertente anche per l’approccio fantasioso che mi suscitava l’associazione col gabbiano-pellicola. Poi, sicuramente, Attenti al lupo, con la sua ispirazione freak show, altro mondo visionario per una bambina piccola come me che ancora andava alle elementari”.
La casa, specchio dell’artista
Un ricordo recente è legato alla visita nella casa del cantautore per il programma “Ci vediamo da Lucio”. “Per quanto non sia stata una fan immediata, l’ho sempre trovato incredibilmente giusto. È come un apripista per tutti quelli strani come noi. E quando due settimane fa sono entrata a casa sua, non avrei potuto aspettarmi qualcosa di diverso. Non poteva che essere fatta così, piena di cose, estremamente colorata, esatta trasposizione di quello che aveva in testa”.
“Futura” e un finale che lascia senza fiato
Durante la serata Ayane ha interpretato Futura: “Mi emozionata molto il finale perché quell’ultima frase “aspettiamo che ritorni la luce / di sentire una voce / aspettiamo, senza avere paura, domani“ ti ricorda che qualunque essere umano, qualunque sia il suo bagaglio culturale e esperienziale, quella cosa la può capire e ti lascia per terra senza forze perché probabilmente nella nostra interiorità la sentiamo e la pensiamo tutti”.
L’album più poetico
Alla domanda sull’album più poetico, la risposta è stata Com’è profondo il mare: “Probabilmente, Com’è profondo il mare. Perché, secondo me, è in assoluto quello che evoca meglio il senso di dolce isolamento delle Tremiti, in quella casa a tre piani, bianca con i balconi blu dove fu inciso. Ogni isola ha dentro un mondo infinito sotto ogni punto di vista e con tutte le metafore del caso”.
Il Dalla “necessario” oggi
“Arrivare alla gente con la frase che serve, perché abbiamo tutti bisogno che ci esploda dentro qualcosa di bello e di sorprendente, perché in giro c’è una brutalità da lasciarci il bisogno di ricevere questo tipo di carezze. La necessità più grossa, infatti, è quella di rimanere in contatto con le nostre emozioni senza che siano manipolate da quel senso becero e violento di un ossessivo reiterare che ci rende tutti più tristi. Ed è importante, per questo, che la Fondazione continui ad operare per non far mai scemare quel messaggio”.
Bologna e il passaggio di testimone
Infine, il ruolo della città: “Tantissimo. […] Lì ho capito che non si trattava solo di un evento, ma di un passaggio di testimone, di un modo di stare insieme e di fare musica che, secondo me, a Bologna esiste in una forma molto particolare, diversa da quella di altre città. È come se, in qualche modo, pure noi che non siamo bolognesi, avessimo imparato da questa città il suo modo di proteggere l’arte e gli artisti, di creare spazi in cui sentirsi liberi e custoditi allo stesso tempo. Per questo mi chiedo sempre se, altrove, sarebbe stato possibile avere un altro Lucio”.

