Il trapper moldavo Nicolae Novacenco, in arte 351 Bratan, è stato formalmente espulso dall’Italia e rimpatriato in Moldavia dopo che gli è stato revocato il permesso di soggiorno per motivi di pericolosità sociale.
L’accaduto risale al 18 settembre, quando Bratan, insieme al rapper Omar Ramo e un gruppo di circa trenta motociclisti, ha bloccato la Milano-Meda in zona Affori, nel tratto tra Affori e Bruzzano, durante le ore di punta. Il traffico è stato fermato per alcuni minuti per permettere le riprese di un videoclip. Al momento dell’arrivo della polizia, poco dopo le 19:40, il gruppo si era già allontanato.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ha annunciato la misura su X, affermando che — dopo l’individuazione basata su immagini video e profili social — a Bratan è stato revocato il permesso di soggiorno a causa della sua pericolosità sociale. Si tratterebbe di un provvedimento giustificato anche dai precedenti contatti con la giustizia del trentunenne moldavo, che includono casi di porto di oggetti atti a offendere, detenzione di armi gioco (poi accertate come giocattoli), ricettazione e detenzione di stupefacenti.
Da parte sua, l’avvocato di Bratan, Matteo Politano, ha criticato il provvedimento definendolo “sproporzionato” e frutto dell’onda mediatica suscitata dalla vicenda. Ha annunciato che si farà ricorso al Tar, sottolineando come Bratan viva in Italia da molti anni, con lavoro stabile, una famiglia e legami affettivi forti nel Paese — elementi che, secondo la difesa, sarebbero stati ignorati nel decreto di espulsione.
Il provvedimento del questore, con richiesta di convalida al giudice di pace, è stato notificato a Bratan con assoluta immediatezza dopo che egli è stato identificato grazie alle immagini diffuse sui social. Successivamente, si è proceduto alla sua espulsione — misura resa immediatamente esecutiva.
In sostanza, il caso ha sollevato un acceso dibattito che coinvolge aspetti di ordine pubblico, proporzionalità della misura nei confronti di chi ha vissuto in Italia per molti anni, e la questione della pericolosità sociale come parametro legale per revocare la residenza digitale. Bratan rimane al centro di questa controversia, con la certezza che il ricorso legale potrebbe ridefinire i confini tra punizione e percezione amplificata dai media.