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Giornata Mondiale della Radio 2026: la sua evoluzione nell’era dell’Intelligenza Artificiale

Il 13 febbraio 2026 si celebra la Giornata Mondiale della Radio, istituita dall'UNESCO per riconoscere l'importanza di questo mezzo di comunicazione. Quest'anno, l'attenzione è rivolta al ruolo dell'Intelligenza Artificiale nel settore radiofonico.

Il 13 febbraio non è una data qualunque per la storia dei media. Ottant’anni fa, nel 1946, andava in onda la prima trasmissione radiofonica delle Nazioni Unite, un evento che avrebbe segnato l’avvio di una nuova fase nella comunicazione globale. Solo molti decenni dopo, però, quel momento fondativo avrebbe ricevuto un riconoscimento ufficiale: nel 2012 l’Onu ha istituito il World Radio Day, trasformando il 13 febbraio nella Giornata Mondiale della Radio.

Oggi, 13 febbraio 2026, la ricorrenza viene celebrata in tutto il mondo su iniziativa dell’UNESCO, che ha voluto rendere omaggio a un mezzo capace di attraversare epoche, tecnologie e rivoluzioni sociali senza perdere la propria centralità. Nonostante le previsioni di declino, la radio continua infatti a reinventarsi, adattandosi ai cambiamenti tecnologici e culturali.

Dal 1946 al World Radio Day

La scelta della data non è casuale. Il 13 febbraio 1946 segnò l’ingresso della radio nel sistema di comunicazione delle Nazioni Unite, con una trasmissione pensata per favorire il dialogo internazionale nel dopoguerra. Bisognerà attendere il 2012 affinché questa giornata venga ufficialmente celebrata a livello globale, dopo che la Conferenza generale dell’Unesco ne aveva riconosciuto l’importanza l’anno precedente. Da allora, il World Radio Day è diventato un appuntamento fisso per riflettere sul ruolo sociale, culturale e informativo del mezzo radiofonico.

Una storia che parte dall’Italia

Sebbene si tratti di una celebrazione internazionale, la radio affonda le sue radici anche nella storia italiana. Il 5 marzo 1896 il fisico Guglielmo Marconi brevettò a Londra il suo sistema di telegrafia senza fili. La portata rivoluzionaria dell’invenzione fu confermata nel 1907, quando il segnale riuscì ad attraversare l’oceano, e consacrata nel 1909 con l’assegnazione del premio Nobel per la Fisica. Da quel momento, le comunicazioni non sarebbero più state le stesse.

Dall’URI alle radio libere

In Italia il percorso proseguì il 27 agosto 1924 con la nascita dell’Unione Radiofonica Italiana, che avviò le trasmissioni il 6 ottobre dello stesso anno. Nel 1927 l’URI divenne EIAR, operando per decenni in regime di monopolio statale. La svolta arrivò negli anni Settanta, quando la Corte Costituzionale aprì alla possibilità di trasmissioni private prima via cavo e poi, nel 1976, via etere a livello locale. Fu l’esplosione delle radio libere e della modulazione di frequenza, che portarono nelle case e nelle automobili degli italiani una pluralità di voci senza precedenti.

Dal segnale FM allo streaming

Se il Novecento è stato dominato dall’FM, il presente racconta una nuova giovinezza della radio. Il DAB+ ha migliorato la qualità audio e ridotto le interferenze, mentre lo streaming ha cambiato radicalmente le abitudini di ascolto. Oggi la radio vive sugli smartphone, sugli smart speaker e nei podcast on-demand, trasformando l’esperienza da lineare a personalizzata.

Il tema 2026: radio e intelligenza artificiale

Per l’edizione 2026 del World Radio Day, l’Unesco ha scelto un tema chiave: “Radio e Intelligenza Artificiale”. In un’epoca di algoritmi, playlist automatiche e voci sintetiche, la sfida è utilizzare l’IA per migliorare accessibilità e distribuzione dei contenuti senza snaturare l’essenza del mezzo. L’obiettivo resta quello di coniugare innovazione e fiducia, tecnologia e calore umano, dimostrando ancora una volta come la radio sappia evolversi senza perdere la propria anima.

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