Francesco Baccini ricorda Gino Paoli: “Ha cambiato la nostra musica perché l’ha liberata, ne ha fatto poesia alla portata di tutti”

Il cantautore Francesco Baccini condivide nel corso di un'intervista a La Repubblica i ricordi personali su Gino Paoli, evidenziando il suo carattere complesso e la profonda generosità.

In un’intervista a La Repubblica, Francesco Baccini ricorda Gino Paoli a poche ore dal saluto riservato nella sua Genova. Il cantautore ripercorre il legame artistico e umano con uno dei grandi protagonisti della canzone italiana, offrendo riflessioni sulla sua eredità musicale e personale.

Il ricordo di un artista che ha cambiato la musica

Baccini apre il suo ricordo sottolineando il valore innovativo di Paoli nella storia della musica italiana:

«Gino ha cambiato la nostra musica perché l’ha liberata, ne ha fatto poesia alla portata di tutti».

Per il cantautore, Paoli non è stato solo un autore malinconico, come spesso raccontato, ma una figura capace di vivere pienamente la propria libertà artistica e personale.

«Tutti a considerarlo triste, ma guardate che tesoro ci ha lasciato».

Le canzoni e un’eredità senza tempo

Riflettendo sull’opera di Paoli, Baccini ne evidenzia la forza universale e la durata nel tempo:

«Canzoni che rimarranno per i prossimi cent’anni, che sembrano esistano da sempre, eterne e moderne. Semplici ma dentro c’è un mondo».

Secondo il cantautore, la scrittura di Paoli ha avuto la capacità di parlare a pubblici diversi, con un linguaggio immediato ma profondo.

Una generazione e un’eredità culturale

Nel corso dell’intervista, Baccini si colloca idealmente dopo la generazione storica dei grandi cantautori genovesi, riconoscendo però un legame diretto con quel mondo.

«Sono arrivato dopo, ma a poter raccontare di un certo mondo oggi siamo solo io e Ivano Fossati».

Racconta anche un ricordo familiare legato a quel contesto musicale, citando la madre e l’importanza di frequentare artisti più esperti come forma di apprendimento.

Paoli fuori dai riflettori

Parlando dell’uomo oltre il personaggio pubblico, Baccini ricorda la dimensione più intima di Paoli, fatta di amicizie e spontaneità.

Tra gli episodi citati emerge il suo legame con Bruno Lauzi e Fabrizio De André, tra scherzi, affetto e momenti condivisi tra Genova e Milano.

Un ricordo particolarmente vivido riguarda la festa per i 70 anni di Paoli, quando un’apparizione inattesa di Lauzi lo commosse profondamente.

«Gino pianse come un bambino».

Genova, il carattere e l’essenzialità

Baccini riflette anche sulla scelta della famiglia di mantenere un addio riservato, sottolineando come rispecchi la personalità del cantautore.

«Le apparenze erano l’ultima delle sue preoccupazioni».

Descrive Paoli come un uomo essenziale, coerente con le proprie radici genovesi:

«Gino era genovese, in questo: essenziale e spigoloso ma generoso, come uno scoglio».

Un’eredità che continua

Infine, Baccini si sofferma sull’impatto che Paoli continua ad avere sulle nuove generazioni di artisti, anche al di fuori della sua epoca.

Sottolinea come il valore del cantautore non risieda solo nelle canzoni, ma nella capacità di costruire un mondo narrativo completo attraverso la musica.

«Il cantautore vero è chi sa venderti un mondo. E il mondo di Paoli rimarrà sempre, anche senza di lui».

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