Il 2025 si è imposto come un anno cruciale nella traiettoria artistica di Andrea Laszlo De Simone, cantautore e compositore torinese capace come pochi di abitare una dimensione appartata e, al tempo stesso, profondamente influente del panorama musicale contemporaneo. Un anno che ne ha consolidato il prestigio sia in Italia sia all’estero, grazie a un’opera discografica di grande spessore e a un riconoscimento cinematografico di caratura internazionale.
“Una Lunghissima Ombra”
Pubblicato nell’ottobre 2025, Una Lunghissima Ombra non è semplicemente un album, ma un progetto artistico complesso, stratificato, che fonde musica, immagini e riflessione esistenziale. Dopo anni di apparente silenzio discografico, De Simone torna con 17 brani che affrontano il tema dei pensieri intrusivi, delle ombre interiori che accompagnano la vita adulta e la trasformano in una lenta presa di coscienza.
Coerentemente con la natura intima dell’opera, l’artista ha scelto una modalità di presentazione lontana dai canoni del concerto tradizionale. Una cupola geodetica con audio spazializzato ha accolto il pubblico in un ambiente immersivo, pensato per rappresentare l’isolamento mentale e il dialogo costante con le proprie ombre. Tutte le date italiane hanno registrato il tutto esaurito, inclusi i tre appuntamenti torinesi al Cinema Massimo, confermando come l’assenza di esposizione mediatica non abbia minimamente intaccato la forza del suo legame con il pubblico. Il tour proseguirà nei primi mesi del 2026, toccando città come Taranto, Palermo, Barcellona e Foligno.
Dal disco al cinema: il Premio César
Se il 2025 ha segnato il ritorno discografico, il percorso di consacrazione internazionale di De Simone aveva già trovato un punto di svolta nel febbraio 2024, con la vittoria del Premio César per la migliore musica originale grazie alla colonna sonora del film Le Règne Animal di Thomas Cailley. Un riconoscimento che ha rafforzato il rapporto speciale dell’artista con la Francia, paese in cui la sua musica è da tempo oggetto di culto.
Nel commentare il premio, De Simone ha ribadito con disarmante lucidità la propria identità: quella di un “timido audace”, cresciuto a Torino, città che considera maestra di eleganza e rivoluzioni silenziose. Una definizione che ben si adatta a un artista capace di incidere profondamente senza mai alzare la voce.
Torino come centro gravitazionale
Nonostante il successo internazionale, Andrea Laszlo De Simone continua a lavorare lontano dai grandi centri dell’industria musicale, mantenendo salde le proprie radici torinesi. È qui che hanno sede l’Ecce Homo Studio e la The Goodness Factory, realtà che ne accompagnano il percorso creativo, produttivo e manageriale. Intorno a lui gravita una rete di collaboratori fidati, come il fonico Alessandro “Tato” Filipazzi e il sound engineer Riccardo Parravicini, a conferma di un metodo di lavoro artigianale, fondato sulla fiducia e sulla continuità umana prima ancora che professionale.
Un artista controcorrente
In un’epoca dominata dalla sovraesposizione, Andrea Laszlo De Simone rappresenta un caso quasi anomalo. Rifugge i social, evita la televisione, rifiuta i rituali della promozione tradizionale e mette costantemente in discussione il concetto stesso di successo. Eppure, o forse proprio per questo, Una Lunghissima Ombra è stato unanimemente riconosciuto come uno degli album italiani più interessanti del 2025.
Nel suo dialogo costante con il dubbio, nella capacità di abitare la complessità senza semplificarla, De Simone ha trovato una voce autentica e riconoscibile. Un’ombra lunga, fragile e inevitabile, che nel 2025 non ha oscurato il suo cammino, ma lo ha reso più umano, condivisibile e, paradossalmente, luminoso.
