C’è un filo sottile che lega malinconia, crescita personale e desiderio di autenticità nel nuovo album di Alex Wyse, Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono, disponibile dal 15 maggio. Il progetto rappresenta una svolta artistica per il cantautore di Turate, che sceglie una scrittura più essenziale e introspettiva per raccontare la fragilità emotiva di una generazione sospesa tra desiderio di connessione e senso di smarrimento.
Al suo fianco il duo LEORE, formato da Francesco Rodrigo e Matteo Leva, già coinvolto in lavori precedenti dell’artista, tra cui Rockstar, presentato al Festival di Sanremo 2025 nella sezione Nuove Proposte.
Fin dal titolo, il disco sembra interrogarsi sulla natura effimera delle emozioni. Alex Wyse, intervistato da Sky tg24 racconta così la genesi del progetto: “Nasce dalla ricerca e dal bisogno di dare una risposta al fatto che tante cose belle possono finire ma possono poi rimanere in altre forme e in un altro tempo. Ho preso sonorità dagli anni Sessanta e Settanta e ci ho messo immagini di quotidianità. Sono canzoni di spensieratezza e melanconia”.
Una generazione in bilico
Nel disco convivono disillusione e romanticismo, leggerezza e inquietudine. Alex fotografa il sentimento di precarietà vissuto da molti giovani adulti di oggi: “Sospensione è anche la velocità della società, guardiamo troppo gli altri e ci concentriamo meno sulle piccole cose. Non riusciamo a toccare con mano certe emozioni, ci andiamo vicino e poi ci perdiamo in altro”.
L’artista riflette anche sull’influenza dei social e delle relazioni contemporanee, sempre più veloci e sfuggenti: “Non c’è una definizione unica ma i social hanno influenzato, siamo troppo attratti da quello che c’è in giro, facciamo più per sentito dire che perché lo vogliamo. Il difficile è guardarsi dentro”.
Eppure nel disco resta forte una vena romantica, presente tanto nelle relazioni quanto nella malinconia: “La vena romantica è in tutto, tendiamo a cadere nel romanticismo, nelle relazioni e pure nella melanconia c’è qualcosa di romantico”.
Dubbi, silenzi e ricerca personale
Le canzoni di Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono non cercano risposte definitive. Piuttosto abitano il dubbio, lo trasformano in racconto. In +Love emerge il limbo emotivo delle relazioni moderne: “Vorresti qualcosa di più ma in quelle poche ore non lo sai che accadrà anche se hai qualcosa dentro che ti dice che vorresti fosse di più”.
Anche il silenzio diventa tema centrale. Citando il brano Amara, Alex ammette: “La tendenza a tenersi dentro i pensieri c’è ma poi capita di pentirsi”.
La musica, però, non ha perso la sua capacità di raccontare emozioni autentiche. “In quella frase c’è una ricerca di nuove fonti, di modi diversi di dire qualcosa”, spiega parlando del rapporto tra poesia e scrittura contemporanea.
“La rivoluzione è essere noi stessi”
Tra i passaggi più significativi dell’intervista emerge la riflessione sul concetto di libertà e rivoluzione personale. Alla domanda su cosa possa fare la musica affinché l’amore diventi una rivoluzione, Alex Wyse risponde: “La rivoluzione è essere noi stessi, capire cosa stiamo inseguendo nel rispetto degli altri. Sono rivoluzionario nel trovare quel tipo di libertà e mettere colore nelle cose”.
Una dichiarazione che sembra sintetizzare l’intero spirito dell’album: un progetto che non cerca certezze assolute, ma il coraggio di attraversare le emozioni senza filtri.
Lo stesso artista conferma questa visione quando gli viene chiesto se il prossimo disco sarà quello delle risposte: “Però è quella la bellezza, non trovare la risposta conscio che se qualcuno vuole trovarla è affar suo ma noi non la cerchiamo o se la cerchiamo è per la bellezza della richiesta”.
Il rapporto con LEORE
Fondamentale nella costruzione del disco è stato il lavoro condiviso con LEORE. Francesco Rodrigo e Matteo Leva descrivono così la collaborazione con Alex: “Per noi Alex è unico nel panorama italiano: ha un suono suo anche se sta zitto”.
Il duo racconta anche un processo creativo spontaneo e autentico, fatto di confronto continuo: “Qualche scontro c’è stato ma le discussioni portano a risultati”.
L’incontro artistico è nato quasi casualmente nel marzo 2024, ma si è trasformato rapidamente in una sintonia creativa basata sulla fiducia reciproca: “All’inizio bocciava tutto Alex ma perché ha una sua idea sonora e artistica molto precisa”.
Il ritorno live
Dopo l’uscita dell’album, Alex Wyse si concentrerà sulla promozione del progetto e sul ritorno dal vivo, dimensione che considera fondamentale nel suo percorso. “Ora mi dedico alla promozione del disco e non vedo l’ora di tornare live”, conclude.
Con Dicono che tutte le cose belle poi Finiscono, Alex Wyse firma così il lavoro più personale e consapevole della sua carriera: un disco che abbraccia le incertezze del presente e le trasforma in identità artistica.