Dormire in ufficio non è più necessariamente sinonimo di poca voglia di lavorare. Un breve power nap di 15-20 minuti può aiutare a recuperare attenzione, energia e concentrazione. E sempre più aziende stanno iniziando a considerare il riposo come parte del benessere dei lavoratori.
In Italia essere sorpresi a dormire alla scrivania non è probabilmente il modo migliore per convincere il proprio capo a concedere un aumento. Eppure, in alcune aziende internazionali, il power nap in ufficio è già entrato nella cultura del lavoro.
Si tratta di un breve sonnellino, generalmente della durata di 15-20 minuti, pensato per recuperare energie senza trasformare la pausa in un lungo periodo di riposo. Alcune imprese hanno persino creato vere e proprie recharge room, con lettini, luci soffuse e ambienti dedicati al recupero.
L’obiettivo non è trasformare l’ufficio in una camera d’albergo. Il principio è un altro: attenzione e produttività non possono essere mantenute ai massimi livelli per otto ore consecutive.
Power nap in ufficio: perché 20 minuti possono aiutare
Il concetto alla base del power nap è semplice. Una breve pausa dedicata al sonno può contribuire a recuperare energie e concentrazione durante la giornata lavorativa.
Un lavoratore sano e riposato può infatti affrontare meglio le proprie attività, soprattutto quando il lavoro richiede attenzione, creatività e capacità di prendere decisioni.
Il riposo, quindi, non dovrebbe essere considerato automaticamente come tempo sottratto alla produttività. Al contrario, può rappresentare una delle condizioni che permettono di mantenerla.
La ricerca scientifica studia da anni il rapporto tra qualità del sonno, stato di veglia e benessere psicofisico. Nonostante questo, nella cultura del lavoro continua a essere presente l’idea che dormire poco sia quasi un segno di efficienza.
Chi dorme quattro ore, arriva per primo in ufficio e continua a lavorare fino a sera viene talvolta considerato un esempio di dedizione.
Forse è davvero un eroe. Ma potrebbe essere anche semplicemente stanco.
Sonno e produttività: riposare non significa lavorare meno
Il tema diventa particolarmente interessante quando viene collegato alla produttività.
Essere presenti fisicamente sul posto di lavoro non significa necessariamente essere sempre concentrati e performanti. La stanchezza può incidere sulla capacità di mantenere l’attenzione e affrontare correttamente le attività quotidiane.
Per questo motivo, alcune aziende stanno iniziando a ragionare sul benessere dei dipendenti non soltanto attraverso benefit economici, ma anche attraverso una migliore organizzazione dei tempi di lavoro e delle pause.
Il power nap può inserirsi proprio in questa prospettiva: una breve pausa per recuperare energie e tornare successivamente alle proprie attività con maggiore attenzione.
Attività fisica e lavoro: anche il movimento conta
Il benessere sul lavoro non riguarda soltanto il sonno.
Un altro elemento importante è l’attività fisica. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda agli adulti tra 150 e 300 minuti di attività fisica moderata alla settimana, oppure tra 75 e 150 minuti di attività fisica intensa.
La sedentarietà è associata a diversi problemi di salute e il movimento può avere un ruolo importante anche nel rapporto tra benessere, stress e tono dell’umore.
Il ragionamento, quindi, si allarga dal semplice power nap a uno stile di vita complessivamente più equilibrato.
Sonno, attività fisica, alimentazione e abitudini quotidiane possono contribuire al benessere della persona anche durante la vita lavorativa.
Welfare aziendale: il datore di lavoro può favorire stili di vita sani?
A questo punto arriva una domanda: che cosa c’entra il datore di lavoro con quello che una persona fa nel proprio tempo libero?
Quanto si dorme, quante volte si va a correre o cosa si mangia appartengono alla sfera personale del lavoratore. Il compito dell’azienda non dovrebbe essere quello di controllare la vita privata delle persone.
Esiste però una differenza importante tra controllo e prevenzione.
Un’impresa può infatti creare condizioni che favoriscano comportamenti salutari attraverso strumenti di welfare aziendale: convenzioni con palestre, programmi di attività fisica, iniziative dedicate agli stili di vita, maggiore attenzione alle pause, diritto alla disconnessione e una migliore gestione dei carichi di lavoro.
In questo modo il benessere dei dipendenti può diventare anche una questione di buona organizzazione aziendale.
Stress lavoro-correlato: perché il riposo diventa una questione di sicurezza
Il discorso riguarda anche la sicurezza sul lavoro, soprattutto quando si parla di stress lavoro-correlato.
La valutazione dello stress lavoro-correlato è prevista nell’ambito della sicurezza sul lavoro e può essere percepita, in alcune realtà, come l’ennesimo documento burocratico da compilare e archiviare.
Ma il suo significato può essere molto più ampio.
Se un’analisi permette, per esempio, di capire che i lavoratori dormono male, sono eccessivamente sedentari, non riescono a disconnettersi dal lavoro o vivono una condizione di stanchezza cronica, il risultato non rappresenta soltanto una valutazione del rischio.
Può diventare anche informazione manageriale, oltre che uno strumento di responsabilità sociale e organizzativa.
Il futuro del lavoro passa anche dal riposo?
Il power nap in ufficio può sembrare un’idea insolita, soprattutto in una cultura lavorativa nella quale la stanchezza è stata per molto tempo associata alla dedizione.
Ma la domanda potrebbe essere ribaltata: un dipendente più riposato può essere anche più produttivo?
Il tema non riguarda soltanto il sonnellino di 20 minuti. Riguarda il modo in cui le aziende concepiscono il rapporto tra lavoro, salute, riposo e produttività.
Perché lavorare meglio non significa necessariamente lavorare senza fermarsi mai.
Dormire non è tempo sottratto alla produttività. Può essere una delle condizioni che la rendono possibile.
E proprio di questo si parlerà nella prossima puntata di Economia per Tutti su Radio Kiss Kiss.
Sabato mattina, Luca Iovine e Raoul affronteranno il tema di ferie, riposo, stili di vita e produttività, per capire quanto il benessere personale possa incidere anche sulle nostre scelte economiche e lavorative.
Perché anche riposare può essere una buona scelta economica.