L’eruzione dell’Etna continua a mettere sotto pressione il sistema aeroportuale siciliano. L’aeroporto di Catania Fontanarossa resta infatti fermo per le conseguenze della presenza di cenere vulcanica in atmosfera. La sospensione dei voli in arrivo e in partenza è stata prorogata fino alle 8 di venerdì 14 agosto, mentre la situazione continua a essere monitorata in relazione all’evoluzione dell’attività del vulcano.
All’interno dello scalo, intanto, sono rimaste circa 300 persone in attesa di essere trasferite verso altri aeroporti siciliani, in particolare Comiso, Palermo e Trapani, anche attraverso collegamenti in autobus. Tra le alternative utilizzate dai passeggeri c’è anche l’aeroporto calabrese di Lamezia Terme.
Più di 630 voli dirottati in una settimana
I numeri restituiscono la dimensione dell’emergenza. Tra il 6 e il 12 agosto, circa 630 voli originariamente programmati su Catania sono stati dirottati verso altri scali a causa della cenere vulcanica.
Nello stesso periodo erano previsti complessivamente 1.974 voli sullo scalo di Fontanarossa. Di questi, circa il 36% è stato cancellato a causa dell’evoluzione dell’attività eruttiva e delle conseguenti limitazioni operative.
Si tratta, secondo la società di gestione aeroportuale, della crisi più grave degli ultimi vent’anni per l’impatto avuto sull’infrastruttura catanese.
Gli altri aeroporti siciliani hanno assorbito parte del traffico
Di fronte al blocco di Fontanarossa, il sistema aeroportuale regionale ha dovuto attivare rapidamente percorsi alternativi. Gli scali di Comiso, Palermo e Trapani hanno avuto un ruolo centrale nella gestione dei voli dirottati, contribuendo a mantenere attivi, per quanto possibile, i collegamenti da e verso la Sicilia.
La situazione ha richiesto un coordinamento costante tra aeroporti, compagnie aeree, autorità e operatori, con l’obiettivo di gestire il traffico spostato e garantire assistenza ai passeggeri coinvolti.
La capacità di utilizzare gli altri scali ha permesso di assorbire una parte significativa dei collegamenti che non potevano essere effettuati a Catania.
Una crisi che coinvolge migliaia di viaggiatori
Fontanarossa registra in questo periodo un traffico di almeno 40 mila passeggeri al giorno. Per chi avrebbe dovuto partire o arrivare a Catania, l’emergenza si è tradotta in giorni di attesa, cancellazioni e necessità di trovare soluzioni alternative.
Da circa una settimana i viaggiatori sono costretti a fare i conti con l’incertezza legata alla continuità dell’attività aeroportuale, cercando di riprogrammare gli spostamenti attraverso gli altri scali disponibili.
La gestione dell’emergenza non riguarda quindi soltanto l’operatività dell’aeroporto, ma anche la complessa organizzazione dei trasferimenti dei passeggeri verso le strutture alternative.
La cenere continua a dirigersi verso Catania
Il quadro vulcanico non mostra ancora segnali di regressione. Il tremore vulcanico è in leggera risalita e continua l’emissione di cenere dal cratere Voragine, spinta dai venti verso sud, quindi nella direzione dell’aeroporto di Catania.
Prosegue anche l’emissione di lava dalle bocche eruttive. I fronti lavici rimangono attestati intorno a quota 1.300-1.350 metri e, dopo una settimana di attività, hanno iniziato a formarsi i primi ingrottamenti lavici e alcune bocche effimere, considerate una normale evoluzione del campo lavico quando l’attività prosegue.
Nuovo stop ai voli fino a venerdì mattina
Alla luce delle condizioni ancora in corso, è stata disposta la chiusura dello spazio aereo del settore C1 e la conseguente sospensione dei voli in arrivo a Catania fino alle 8 del 14 agosto.
La decisione rappresenta un ulteriore prolungamento dello stop, dopo che nei giorni precedenti la sospensione era stata più volte prorogata in relazione alla presenza di cenere nell’atmosfera.
L’operatività dello scalo resta quindi legata all’evoluzione dell’attività dell’Etna e alle condizioni di sicurezza necessarie per consentire la ripresa dei collegamenti.
L’invito ai passeggeri: verificare il volo prima di andare in aeroporto
In questa fase, ai viaggiatori viene chiesto di non recarsi a Fontanarossa senza aver prima controllato lo stato del proprio volo attraverso i canali ufficiali della compagnia aerea.
Gli aggiornamenti sull’operatività saranno forniti in base all’evoluzione dell’emergenza vulcanica. La raccomandazione è quindi quella di verificare preventivamente eventuali cancellazioni, variazioni o riprotezioni prima di raggiungere lo scalo.
La questione delle infrastrutture aeroportuali
L’emergenza ha riacceso anche il dibattito sulla necessità di investire nelle infrastrutture aeroportuali siciliane. Secondo il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, quanto accaduto dovrebbe spingere a una programmazione di lungo periodo.
Urso ha inoltre sottolineato la necessità di accelerare il processo di privatizzazione dei quattro aeroporti siciliani. Per Fontanarossa e Comiso, la procedura è nella fase decisiva, mentre l’auspicio espresso è che il percorso possa proseguire anche per Palermo e Trapani.
L’obiettivo indicato è rafforzare il sistema aeroportuale dell’isola, aumentando voli e rotte e trasformando la Sicilia in una piattaforma capace di collegare diversi continenti.
L’ipotesi sul futuro di Fontanarossa
L’emergenza ha alimentato anche il confronto sull’eventualità di spostare l’aeroporto di Catania. Sul tema è intervenuto ancora Urso, precisando di non essere un tecnico e sottolineando quindi la necessità di valutare diversi elementi prima di arrivare a una decisione.
Il ministro ha inoltre ricordato che la gestione aeroportuale rientra nell’ambito della golden power, che consente al governo di imporre prescrizioni sugli investimenti considerati strategici. L’intenzione dichiarata è utilizzare questo strumento per tutelare gli investimenti una volta definito l’esito della gara.
Per il momento, però, l’emergenza resta legata soprattutto all’attività dell’Etna e alle condizioni necessarie per consentire a Fontanarossa di tornare operativo.
