È un racconto sospeso nel tempo quello che emerge dalle prime immagini di Mustang, il documentario diretto da Kasia Smutniak che oggi torna dietro la macchina da presa dopo Mur, vincitore del Nastro d’Argento Documentari nel 2024. L’opera si presenta come un viaggio intimo e inedito che intreccia amore, dolore, impegno e memoria.
Tutto ha inizio nel 2003, quando una giovane Kasia Smutniak accompagnata da Pietro Taricone — all’epoca non ancora protagonista delle cronache per la sua fama televisiva — intraprende un viaggio nella remota regione del Mustang, tra Nepal e Tibet. Con sé portano solo zaini e una piccola telecamera con cui cominciano a documentare un mondo ancora sospeso, lontano dalle strade asfaltate. In quel luogo antico, si fanno una promessa: tornarvi un giorno per aiutare quelle comunità a preservare la loro identità culturale. Ma il destino ha altri piani. Taricone muore il 29 giugno 2010 in un tragico incidente di paracadutismo, lasciando incompiuta quella promessa condivisa.
Anni dopo, quella storia inizia a prendere forma attraverso Sophie, la figlia nata dalla relazione tra Kasia e Pietro (nel 2004). È lei la voce narrante che riscopre i filmati del viaggio del 2003 e quelli dei viaggi in cui ha vissuto da bambina al fianco della madre tra le montagne del Mustang. Attraverso la memoria familiare e frammenti d’archivio si ricompone un mosaico che attraversa oltre vent’anni, fino all’incontro con Kunzom Thakuri, una donna locale con la quale si concretizza finalmente la promessa: costruire una scuola per permettere ai bambini della regione di continuare gli studi restando accanto alle proprie famiglie.
Il film non è solo testimonianza privata, ma dialogo tra passato e presente, tra persona e collettività. Mustang diventa la meditazione su ciò che resta “quando tutto si trasforma”, sul tempo come flusso incessante — un concetto che nella regione è evocato dal termine Samsara. Un ciclo in cui ciò che sembra perduto può ritornare, trasformarsi, esistere ancora.
Dal punto di vista tecnico, il documentario è scritto da Kasia Smutniak con Marella Bombini, prodotto da Fandango in associazione con Luce Cinecittà e Pietro Taricone Onlus con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana. Il reparto artistico vede la direzione della fotografia di Paolo Pisacane, il montaggio di Ilaria Fraioli, le musiche di Lorenzo Tomio, mentre il montaggio del suono è affidato a Gianfranco Marongiu; Eleonora Savi è la produttrice esecutiva. Mustang sarà presentato alla 21ª Festa del Cinema di Roma, nella sezione Progressive Cinema, e uscirà nelle sale italiane a novembre 2026 grazie a Fandango Distribuzione.
Nel film c’è “molto di quello che ho imparato a lasciare andare”, ha scritto Kasia in un post in cui pubblica le prime clip del documentario: immagini mai viste che riportano alla luce momenti intimi, emozioni autentiche e panorami che sembrano sospesi. Un gesto che trasforma il ricordo in gesto concreto, restituendo al passato la sua potenza e al presente la sua forma. Mustang non tenta di riempire l’assenza con la nostalgia, ma di renderla viva.