Federico Zampaglione torna al cinema con The Nameless Ballad, il nuovo horror psicologico uscito il 5 novembre 2026, e si racconta in un’intervista a Libero Magazine, affrontando alcuni dei momenti più difficili della sua vita. Dall’ossessione per il lavoro alla decisione di fermarsi all’apice del successo con i Tiromancino, il musicista e regista rivela quanto la ricerca della perfezione abbia condizionato le sue scelte personali e artistiche.
Federico Zampaglione e le ferite del passato: «È un film molto doloroso»
Il nuovo lungometraggio, scritto insieme a Barbara Baraldi, racconta la storia di Sam Gallo, un giovane musicista interpretato da Jamie Ward che, dopo il successo del primo album, si ritira in una villa per comporre nuove canzoni, trovandosi a fare i conti con inquietanti presenze.
Una vicenda che attinge direttamente all’esperienza personale di Zampaglione: «Questo film per me è un po’ un problema, perché fotografa molte cose che ho vissuto in prima persona». Il regista ammette di non riuscire neppure a riguardarlo: «Non lo riguardo perché mi tornano in mente questi momenti drammatici, questi attimi di grande smarrimento e disagio».
L’addio temporaneo alla musica dopo il successo dei Tiromancino
Durante l’intervista emerge il rapporto tormentato con la creatività, segnato da un’autocritica continua che non gli permette di godersi pienamente i risultati raggiunti. «Purtroppo lo sguardo è il mio, ed è il più severo e impietoso di tutti», confessa, spiegando perché ogni nuovo progetto finisca per diventare un’ossessione.
La stessa inquietudine lo aveva portato ad allontanarsi dalla musica nel momento di maggiore popolarità: «Io arrivo all’apice del successo con la musica, smetto – perché di fatto ho smesso per cinque anni – e mi metto a fare il regista di film horror, che era lo stile e l’immaginario più lontano possibile da quello dei Tiromancino».
Il nuovo horror e la paura costruita attraverso il silenzio
Dopo il successo internazionale di The Well, Zampaglione ha scelto di abbandonare le atmosfere sanguinose per concentrarsi su fantasmi e tensione psicologica. «Volevo creare un film horror che non si basasse su shock visivi o su cose sanguinarie, ma su una tensione costante», racconta.
Fondamentale anche il lavoro sugli attori: Jamie Ward ha dovuto comporre ed eseguire personalmente i brani del protagonista, mentre Giglia Marra ha perso otto chili e studiato pianoforte per interpretare Imma Rubino.
Le critiche al successo facile e il futuro artistico
Zampaglione riflette infine sulle nuove generazioni, mettendo in guardia contro la ricerca della notorietà senza preparazione: «Quello che consiglio ai giovani è di non cercare scorciatoie, perché prima o poi si pagano».
Quanto a un nuovo film, preferisce non prendere impegni: «Non lo so, non ne ho la più pallida idea! Non voglio avere nessun progetto al momento». Dietro The Nameless Ballad rimane però un interrogativo che supera il mondo dello spettacolo: quanto possono far male le aspettative che imponiamo a noi stessi?
