Elisa, Kintsugi… e sono la mia opera: il film sulla rinascita dopo la separazione

Elisa racconta solitudine e rinascita nel nuovo mediometraggio che accompagna l’album “Kintsugi”, un’opera coraggiosa nata da un momento di rottura personale e artistica.

Il nuovo progetto di Elisa Toffoli nasce da un periodo di profonda trasformazione personale e artistica, nel quale la fragilità diventa una parte essenziale del racconto. Con Kintsugi… e sono la mia opera, la cantautrice porta sullo schermo emozioni, pensieri e cambiamenti che hanno accompagnato la nascita del suo prossimo album, scegliendo di mostrarsi senza filtri. Il mediometraggio, diretto da Ludovico Boccianti, sarà presentato il 23 ottobre alla 21ª Festa del Cinema di Roma, nella sezione Special Screenings, prima di arrivare nelle sale italiane a novembre.

“Sono sola”: Elisa racconta il momento più intimo della sua vita

Le parole pronunciate da Elisa nel trailer restituiscono il senso di un percorso che va oltre la musica. «Giorno dopo giorno sono sola», confessa la cantante, dando voce a una condizione personale che si intreccia con la fine del matrimonio con Andrea Rigonat, dopo 18 anni insieme.

Nel film l’artista affronta apertamente anche il dolore sentimentale, senza cercare di nasconderne le conseguenze. «Avere il cuore spezzato alla mia età è qualcosa che ha a che fare con la tenerezza», afferma, riconoscendo nella possibilità di accogliere le proprie emozioni un passaggio importante verso una nuova consapevolezza.

Non si tratta soltanto di raccontare una separazione, ma di dare spazio a una fase della propria esistenza nella quale le certezze cambiano e diventa necessario confrontarsi con se stessi. Elisa sceglie così di trasformare un’esperienza privata in una narrazione artistica, lasciando emergere pensieri e sentimenti che raramente trovano posto al centro della scena.

Il significato di Kintsugi, l’arte di valorizzare le ferite

Il titolo del progetto richiama l’antica tecnica giapponese del kintsugi, utilizzata per riparare gli oggetti in ceramica mettendo in evidenza le fratture attraverso l’oro. Invece di nascondere le parti danneggiate, questa pratica le rende visibili, trasformandole in elementi che contribuiscono alla storia e al valore dell’oggetto.

È proprio in questa immagine che si riconosce il significato più profondo del lavoro di Elisa. Le ferite non vengono cancellate e il passato non è qualcosa da rinnegare: anche le esperienze dolorose possono diventare parte di una nuova identità, contribuendo a definire una persona diversa, ma non per questo meno autentica.

La stessa visione attraversa il disco e il mediometraggio, due opere nate in parallelo e unite dal desiderio di raccontare un cambiamento. La cantautrice sintetizza questa condizione con una dichiarazione che assume il valore di un manifesto personale: «Sono libera e liberata e sono la mia opera».

Un film che unisce canzoni, confessioni e danza

Kintsugi… e sono la mia opera non è un semplice documentario sulla realizzazione di un album. Il progetto amplia il mondo evocato dalle nuove canzoni e lo traduce in immagini, parole, musica e movimento, costruendo un percorso nel quale la dimensione reale si alterna a quella onirica.

Elisa è protagonista e voce narrante del mediometraggio, accompagnando lo spettatore attraverso ambienti teatrali, paesaggi interiori e luoghi simbolici. Ogni brano diventa un’occasione per esplorare una parte di sé, mentre monologhi, ricordi e confessioni restituiscono il clima emotivo nel quale sono nate le canzoni.

Un ruolo importante è affidato anche alla danza, una passione coltivata da sempre dalla cantante e che in questa occasione assume un significato particolare. Elisa racconta di aver trovato finalmente il coraggio di ballare senza più nascondersi dietro una porta, lasciando che il movimento diventi una forma di espressione libera e personale.

Il corpo, insieme alla voce, contribuisce così a raccontare ciò che le parole da sole non sempre riescono a esprimere: la vulnerabilità, il cambiamento e la possibilità di ritrovare un equilibrio.

L’anteprima alla Festa del Cinema di Roma e l’uscita nelle sale

Il primo appuntamento con il pubblico è fissato per venerdì 23 ottobre, quando il film sarà presentato alle 18.30 al Teatro Olimpico Acea nell’ambito della 21ª Festa del Cinema di Roma. Per l’occasione Elisa accompagnerà il regista Ludovico Boccianti alla proiezione del lavoro.

Successivamente, il mediometraggio arriverà nei cinema italiani a fine novembre, in concomitanza con il lancio del nuovo album Kintsugi, previsto per il 27 novembre. La distribuzione cinematografica è indicata a partire dal 26 novembre, con tre eventi dedicati: un calendario che mette in relazione diretta l’esperienza sul grande schermo con quella musicale.

Il progetto permette così di avvicinarsi alle nuove canzoni attraverso una prospettiva differente, seguendo non soltanto il risultato creativo, ma anche le emozioni che lo hanno accompagnato.

Da Kintsugi a Campovolo: i prossimi progetti di Elisa

Il mediometraggio e il nuovo disco si inseriscono in una fase importante della carriera della cantautrice, che guarda anche al traguardo dei trent’anni di attività. L’11 settembre 2027 Elisa sarà infatti protagonista alla RCF Arena di Reggio Emilia, a Campovolo, con l’evento Elisa 30 – Soundtrack of Life.

La serata celebrerà il percorso artistico dell’interprete attraverso le canzoni che hanno accompagnato diverse generazioni di ascoltatori. Un appuntamento che affianca alla dimensione intima di Kintsugi una celebrazione collettiva, destinata a ripercorrere una storia musicale lunga tre decenni.

Nel frattempo, con il film diretto da Boccianti, Elisa sceglie di raccontare soprattutto il presente: un momento nel quale il dolore non viene negato, ma riconosciuto come parte di un processo di trasformazione. Le crepe, proprio come nell’arte giapponese che dà il titolo al progetto, non rappresentano soltanto ciò che si è spezzato, ma anche il punto da cui può cominciare una nuova forma di consapevolezza.

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