Die, My Love è un film drammatico psicologico del 2025, diretto da Lynne Ramsay e tratto dal romanzo omonimo (in originale “Matate, amor”) della scrittrice argentina Ariana Harwicz.
La pellicola è co-prodotta, tra gli altri, da Martin Scorsese e Jennifer Lawrence stessa.
Nel cast, insieme a Jennifer Lawrence — che interpreta la protagonista, Grace — figurano Robert Pattinson (nel ruolo del marito, Jackson), LaKeith Stanfield, Sissy Spacek e Nick Nolte.
Il film dura circa 119 minuti ed è stato presentato in anteprima mondiale al Festival di Cannes 2025.
Trama: maternità, isolamento e crisi interiore
La storia segue Grace e Jackson, una giovane coppia che si trasferisce dal caos della città a una casa isolata in campagna, nel Montana — una scelta pensata come nuova partenza.
Grace dà alla luce un bambino e inizialmente la vita sembra quella di una giovane famiglia normale, ma con il tempo emergono solitudine, insoddisfazione e una crisi profonda: la maternità — lungi dall’essere celebrata — diventa gabbia. Il film esplora, senza filtri, l’angoscia di una donna che, in preda a una grave depressione post-partum, perde progressivamente il controllo su sé stessa, sull’ambiente che la circonda e sulla relazione con il marito.
Il disagio psicologico viene mostrato in modo forte e disturbante: la narrazione costruisce un’atmosfera claustrofobica, fatta di silenzi, rumori opprimenti (compreso l’abbaiare continuo di un cane) e sensazioni di alienazione.
Jennifer Lawrence: un ruolo intenso e personale
Per l’attrice statunitense, il ruolo di Grace rappresenta una sfida coraggiosa e radicale. Lei stessa ha dichiarato che girare il film è stata un’esperienza forte, soprattutto perché ha portato sullo schermo temi come la maternità, la depressione post-partum, la perdita di identità e la fragilità psicologica.
Curiosamente, durante le riprese Lawrence era realmente in dolce attesa: questa sovrapposizione tra vita reale e finzione — tra gravidanza e interpretazione di una madre in crisi — rende tutto ancor più crudo e autentico.
In un’intervista ha spiegato che la maternità l’ha resa più sensibile, più consapevole delle sue emozioni, e che quell’esperienza l’ha arricchita come artista.
La visione della regista e l’approccio al film
Lynne Ramsay — nota per film intensi e disturbanti — qui torna a esplorare il malessere dell’individuo, la fragilità mentale, il disagio esistenziale. Con Die, My Love, non cerca consolazioni: il film è pensato per far sentire lo scombussolamento, la discesa, il peso di una vita che — nonostante la bellezza di una nuova nascita — può diventare un incubo.
La sceneggiatura, adattata con delicatezza e durezza insieme, mette al centro l’esperienza soggettiva di Grace: ciò che vede, sente, perde. L’obiettivo non è raccontare una storia convenzionale, ma far vivere al pubblico l’urgenza di comprendere cosa significhi affrontare il trauma, la solitudine e la perdita di sé.
Le ambientazioni — rurali, isolate, quasi spettrali — contribuiscono a enfatizzare lo sgretolamento emotivo della protagonista: la campagna, lontana dalla città, diventa metafora di distanza, isolamento, disperazione.
Le dichiarazioni di Jennifer: maternità, realtà e responsabilità
In occasione dell’uscita del film, Jennifer Lawrence ha parlato con franchezza del ruolo della maternità nella sua vita, sottolineando come spesso si chieda alle donne “impossibili combinazioni”: essere madri perfette, lavorare, prendersi cura della famiglia e mantenere un’idea idealizzata di maternità.
Ha ammesso che il film l’ha segnata profondamente: interpretare una donna in crisi post-partum mentre lei stessa stava vivendo una gravidanza l’ha costretta a confrontarsi con paure, ansie, fragilità — ma anche con la responsabilità di dare voce a un tema tanto delicato quanto attuale.
Per Lawrence, il cinema può diventare specchio, ma anche occasione di riflessione sociale. Parlare di depressione post-partum non è – dice – un gesto estetico, ma un atto di sincerità e rispetto verso chi ha vissuto — o vive — quell’esperienza.
Die, My Love non è un film sui buoni sentimenti, né una celebrazione della maternità. È — come la sua protagonista — una dichiarazione di frattura e verità. Una discesa nella mente di una donna che perde il contatto con sé stessa, con il mondo che la circonda, con la propria identità.
Jennifer Lawrence, coraggiosa e vulnerabile al tempo stesso, sfida stereotipi e convenzioni: mostra che la maternità può essere caotica, devastante e profondamente solitaria. E lo fa senza compromessi, vestendo la parte con una intensità che lascia senza fiato.
In un momento storico in cui salute mentale, benessere e maternità (o paternità) sono spesso idealizzati o drammatizzati con superficialità, Die, My Love emerge come un’opera forte — un invito a vedere, comprendere, ascoltare.
