Vino dealcolato: le novità 2026 raccontate da Diana Lenzi della Coldiretti su Radio Kiss Kiss

Diana Lenzi, responsabile settore vitivinicolo della Coldiretti, spiega in diretta su Radio Kiss Kiss le novità sul vino dealcolato, il nuovo decreto e le sfide del settore enologico italiano.

Il settore enologico italiano sta vivendo una piccola rivoluzione, con l’introduzione del vino dealcolato, destinato a rispondere alle nuove tendenze di consumo e alla crescente domanda di prodotti a basso contenuto alcolico. Durante la trasmissione “Good Morning Kiss Kiss” su Radio Kiss Kiss, Diana Lenzi, responsabile settore vitivinicolo Coldiretti, ha spiegato le novità introdotte dal recente decreto interministeriale e le prospettive per il futuro del vino italiano.

Vino Dealcolato: non una sostituzione, ma una nuova linea

Lenzi ha chiarito che il vino dealcolato non intende in alcun modo snaturare il prodotto tradizionale italiano, ma rappresenta una nuova proposta che si affianca al vino classico. “Non direi che snatura il prodotto naturale, ma crea una nuova linea. È un prodotto diverso, sicuramente derivato dal vino tradizionale, perché per fare un vino dealcolato si parte da un vino normale, al quale viene tolta una parte dell’alcol”, ha spiegato Lenzi.

Secondo Lenzi, la vera sfida sarà quella di capire come i vini dealcolati reggeranno il confronto con quelli tradizionali, dato che “l’alcol è una componente fondamentale per il gusto del vino. Togliendolo, si crea una bevanda un po’ sbilanciata, e questo sarà il vero banco di prova”. Il vino dealcolato, quindi, non sostituirà il vino classico, ma si affiancherà ad esso, rispondendo alle esigenze di un pubblico sempre più attento ai prodotti a basso contenuto alcolico.

Il lavoro dei viticoltori e il futuro delle vigne

Durante l’intervista, sono emerse preoccupazioni tra gli ascoltatori riguardo al possibile impatto del vino dealcolato sul lavoro dei viticoltori. Diana Lenzi ha rassicurato tutti: “No, il lavoro del viticoltore è essenziale. Per produrre il vino dealcolato bisogna partire dal vino tradizionale. Non stiamo parlando di una bevanda fatta con polverine, ma di un vino che subisce un processo di dealcolazione. Le vigne continueranno a essere indispensabili, e le persone che ci lavorano sono fondamentali per il nostro settore.”

Lenzi ha sottolineato anche l’importanza del patrimonio vitivinicolo italiano, ricordando la varietà unica dei nostri vigneti: “In Italia, il vigneto è il più vario al mondo, sia per la diversità dei vitigni che per le tradizioni che lo accompagnano. Dietro c’è tanto lavoro, e la nostra ricchezza non sta solo nella produzione, ma nella cura che dedichiamo al nostro territorio.”

Il vino dealcolato: un nuovo prodotto, non una sostituzione

Lenzi ha ribadito che il vino dealcolato non è destinato a sostituire il vino tradizionale, ma a rappresentare una nuova opportunità per il mercato. “Non è una sostituzione, è un’aggiunta. Personalmente, se non bevessi alcol, lo proverei volentieri, perché offre una possibilità in più senza rinunciare all’esperienza del vino.” Il vino dealcolato, quindi, è visto come una risposta alla domanda crescente di alternative a basso contenuto alcolico, senza voler intaccare la tradizione.

Prezzi, regole e prospettive per il 2026

Un altro tema importante trattato riguarda i prezzi del vino dealcolato. Lenzi ha spiegato che, nonostante il processo di dealcolazione, non ci si deve aspettare un prodotto meno costoso rispetto al vino tradizionale: “Il costo per ottenere un vino dealcolato non sarà inferiore a quello del vino normale, perché si parte comunque da un vino finito e poi si aggiungono i costi del processo di dealcolazione, che ha un costo industriale significativo.”

Lenzi ha anche sottolineato che, almeno per ora, il vino dealcolato non potrà essere prodotto con le denominazioni DOC e DOCG: “In Italia, per ora, esiste un divieto che riguarda l’utilizzo di queste denominazioni per i vini dealcolati. Saranno prodotti più comuni, adatti a un pubblico diverso.”

Guardando al futuro, Lenzi ha infine parlato del lavoro che si sta già facendo verso una produzione di vini con basso contenuto alcolico, non solo attraverso la dealcolazione, ma anche bloccando la fermentazione per ottenere vini naturalmente meno alcolici. “Il grande lavoro che si sta facendo è proprio per arrivare a un prodotto finito con un contenuto di alcol più basso, senza dover rimuovere l’alcol da un vino già finito, ma intervenendo nella fase della fermentazione.”

Il futuro del vino italiano, quindi, sembra essere orientato verso una combinazione di tradizione e innovazione, con il vino dealcolato che si inserisce come una nuova possibilità di scelta per i consumatori senza intaccare la ricca eredità vitivinicola del nostro Paese.

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