Trump alza il livello dello scontro globale: Groenlandia, Cuba, Messico e Iran sotto pressione

Donald Trump alza il livello dello scontro globale: Groenlandia, Cuba, Messico e Iran sono sotto massima allerta, con ultimatum e possibili azioni militari sul tavolo.

Il mondo torna a guardare con preoccupazione verso Washington. Donald Trump alza nuovamente il livello dello scontro internazionale: Groenlandia, Cuba, Messico e Iran finiscono nel mirino di dichiarazioni durissime che riaccendono tensioni diplomatiche e scenari di crisi globale.

Secondo il presidente degli Stati Uniti, ciò che non verrà ottenuto attraverso il dialogo potrà essere imposto con la forza. Una linea che riporta l’amministrazione americana al centro di un confronto geopolitico ad alta intensità, fatto di avvertimenti pubblici e pressioni crescenti.

Groenlandia, la linea dura di Washington

Il primo fronte riguarda la Groenlandia. Trump è stato netto: gli Stati Uniti avranno l’isola “in un modo o nell’altro”. La preferenza dichiarata resta quella di una soluzione pacifica, ma il messaggio lascia intendere che altre opzioni non siano escluse.

Secondo la Casa Bianca, se Washington non rafforzerà il proprio controllo sull’area, lo faranno Cina o Russia. Per affrontare la questione è previsto un incontro a Washington con la Danimarca, in un vertice a tre che si preannuncia teso e ricco di implicazioni strategiche.

Cuba sotto ultimatum

La seconda sirena d’allarme riguarda Cuba. Trump ha annunciato lo stop a nuovi flussi di denaro e alla fornitura di petrolio venezuelano, ponendo un ultimatum diretto all’Avana. L’obiettivo è spingere il governo cubano a un accordo rapido con gli Stati Uniti, in un momento in cui l’economia dell’isola è descritta come vicina al collasso.

Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha replicato sottolineando che Cuba non rappresenta una minaccia, ma rivendica il diritto a difendersi. Le conseguenze della pressione americana si riflettono anche sul Venezuela, principale fornitore energetico dell’isola.

Messico, ipotesi militare sullo sfondo

Il terzo fronte è il Messico. Trump ha evocato la possibilità di un’azione terrestre, salvo poi ridimensionare i toni dopo un colloquio con la presidente Claudia Sheinbaum. Al momento, ogni intervento militare è stato escluso, ma la Casa Bianca non ha chiuso definitivamente la porta a scenari futuri.

Iran, tensione ai massimi livelli

Il dossier più delicato resta quello iraniano. Trump sostiene che Teheran stia oltrepassando numerose linee rosse. Gli ayatollah avrebbero avviato contatti per negoziare, ma gli Stati Uniti non escludono di agire prima, se ritenuto necessario.

A Washington si è riunito il vertice della sicurezza nazionale, con figure chiave come Marco Rubio, il segretario alla Guerra Pete Hegseth e il capo di Stato maggiore congiunto Dan Caine. Sul tavolo, diverse opzioni: cyberattacchi, sanzioni più dure e bombardamenti aerei mirati. Anche i segretari di Stato e della Difesa sono coinvolti nella definizione dei prossimi passi.

Il quadro che emerge è quello di una tensione crescente, in cui parole, minacce e decisioni strategiche si intrecciano in un equilibrio fragile. Un’escalation che nessuno sembra volere apertamente, ma che continua ad avvicinarsi, dichiarazione dopo dichiarazione.

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