Javier Bardem si racconta senza nascondere le ferite del passato, il rapporto con la famiglia e la scelta di vivere lontano da Hollywood. In un’intervista rilasciata a Stefania Ulivi per il Corriere della Sera, l’attore spagnolo, 57 anni, parla del padre assente, della vita insieme alla moglie Penélope Cruz e delle esperienze difficili vissute sui set cinematografici. L’occasione è l’uscita di L’essere amato, il nuovo film di Rodrigo Sorogoyen, nelle sale italiane dal 12 novembre, nel quale interpreta un regista alle prese con un complicato rapporto con la figlia.
Javier Bardem e il dolore per il padre assente: «Ho provato rabbia»
Nel film Bardem interpreta Esteban Martínez, un regista premio Oscar che torna in Spagna per girare una pellicola e propone un ruolo alla figlia Emilia, cresciuta lontano da lui. Una storia che affronta il tema dell’abbandono e delle difficoltà nel ricostruire i rapporti familiari.
L’attore ammette che alcune emozioni del personaggio richiamano la propria esperienza personale, soprattutto quella vissuta da figlio.
«Come figlio, ho avuto un padre che è stato piuttosto assente. Ho avuto modo di parlargli, ascoltarlo e anche provare rabbia».
Per Bardem, riconoscere il dolore è un passaggio fondamentale per superarlo. «Per chi si trova nella condizione della figlia nel film, che si sente abbandonata, credo sia necessario accogliere e attraversare la collera. Poi, se si riesce a arrivare dall’altra parte, si può dire: ti perdono».
La vita con Penélope Cruz lontano da Hollywood
Nonostante la fama internazionale, Bardem e Penélope Cruz hanno scelto di vivere in Spagna, mantenendo un rapporto stretto con le proprie origini. Una decisione che sorprende chi immagina la coppia stabilmente a Los Angeles.
«Abitiamo in Spagna, anche se la gente pensa che viviamo negli Usa. Manteniamo un legame forte con le nostre radici, il nostro Paese, la nostra famiglia e i nostri amici».
L’attore racconta anche la soddisfazione di partecipare alla nuova stagione del cinema spagnolo e l’ammirazione per la moglie, con la quale ha recentemente condiviso il set di Bunker, diretto da Florian Zeller.
«Ogni volta riscopro che grande attrice lei sia», confessa.
Gli abusi di potere nel cinema: «Quando la gente urlava, mi agitavo»
Il personaggio interpretato in L’essere amato è un uomo egocentrico, abituato a imporsi attraverso comportamenti autoritari. Bardem riconosce di aver conosciuto figure simili durante la propria carriera.
Secondo l’attore, rispetto al passato il settore cinematografico ha sviluppato una maggiore sensibilità nei confronti degli abusi di potere, anche se il problema non è scomparso.
«Episodi di abuso di potere si verificano ancora — quasi esclusivamente da parte di uomini — ma oggi c’è una maggiore consapevolezza».
Ripensando ai primi anni di lavoro, ricorda quanto fosse difficile affrontare certe situazioni: «All’epoca, quando lavoravo e la gente urlava, mi agitavo e la voce mi si bloccava in gola».
Il ritorno a teatro e il sogno di diventare una rockstar
Il 19 novembre Bardem tornerà sul palcoscenico con ¡Chéjov, Chéjov!, spettacolo diretto da Juan Carlos Corazza in un piccolo teatro di Madrid, già tutto esaurito.
Un’esperienza che lo emoziona e lo spaventa, nonostante la lunga carriera. «Ho paura sì, ma il desiderio e il piacere di farlo superano i timori».
L’attore rivela inoltre che, se avesse potuto scegliere un’altra carriera, avrebbe desiderato diventare una rockstar. Ama la musica dal vivo fin dall’adolescenza e considera i concerti una delle esperienze più coinvolgenti.
«Per me, la musica dal vivo è l’esperienza suprema, la più bella che si possa vivere».
Javier Bardem e le elezioni in Spagna: l’appello al voto
Nell’intervista al Corriere della Sera trova spazio anche la politica, in vista delle elezioni spagnole del 29 novembre.
Bardem non si sbilancia sul possibile risultato, ma sottolinea l’importanza della partecipazione democratica e invita i cittadini a esercitare il diritto di voto, anche dall’estero.
«Invito tutti a farlo, anche per posta se si trovano all’estero, magari in Italia. Perché si gioca la possibilità che il fascismo prenda piede nelle nostre istituzioni».