Milan-Inter, Carlo Pellegatti: «Il derby è sempre per cuori forti. Mi aspetto pochi gol»

Carlo Pellegatti, ospite di Kiss Kiss Play Sport su Radio Kiss Kiss, analizza Milan-Inter: dalle difficoltà delle due squadre al pronostico sui gol, fino alle emozioni del derby e alle ambizioni scudetto dei rossoneri.

«Il derby è sempre per cuori forti, l’atmosfera è diversa e il cuore batte più forte rispetto a una partita normale». Carlo Pellegatti racconta così le emozioni della stracittadina milanese, intervenendo a Kiss Kiss Play Sport su Radio Kiss Kiss, nel corso della trasmissione condotta da Carmine Martino e Giorgia Rossi. Il giornalista ha analizzato il rendimento discontinuo del Milan, le difficoltà dell’Inter, le ambizioni scudetto di Gerry Cardinale e il possibile andamento della sfida, soffermandosi anche sull’importanza psicologica di un appuntamento che, a suo giudizio, conserva un fascino particolare.

Pellegatti: «Il Milan è fragile, può cambiare da un minuto all’altro»

Il primo tema affrontato riguarda le prestazioni dei rossoneri, caratterizzate da una discontinuità che rende difficile formulare valutazioni definitive.

«È una squadra molto, molto fragile. Tra una partita e l’altra, tra un tempo e l’altro, tra un minuto e l’altro», ha osservato Pellegatti, richiamando soprattutto il confronto con l’Atalanta. «Se ripetesse i primi 60 minuti con l’Atalanta, non dovrebbe avere paura di nessuno. Se ripetesse gli ultimi 30 con l’Atalanta o il secondo tempo col Bologna, potrebbe perdere con tutti. Questo è il problema di oggi del Milan».

Scudetto e Cardinale: «Se dici che vuoi vincere, esageri. Se punti al quarto posto, non va bene»

Giorgia Rossi ha chiesto a Pellegatti se dichiarare apertamente l’obiettivo scudetto, come fatto dal presidente Gerry Cardinale, possa aumentare la pressione sulla squadra in un momento così delicato.

«Dobbiamo metterci d’accordo. Si dice: vogliamo lo scudetto, ma allora si esagera. Vogliamo il quarto posto perché ci interessa andare in Champions League, ma il Milan non è da quarto posto. La verità è che è una vita d’inferno», ha risposto il giornalista.

Pellegatti ha poi ricordato le discussioni suscitate dagli obiettivi indicati da Massimiliano Allegri: «L’anno scorso Allegri diceva il quarto posto e si rispondeva che il Milan non può puntare al quarto posto. Si mettano d’accordo quelli che commentano».

Sulla necessità di recuperare terreno dall’Inter, ha aggiunto: «Quando uno è indietro deve sperare che quello davanti perda un po’ di punti, perché quello dietro più di tre punti non può fare. E se quelli continuano a farli, applausi. Non è una speculazione, è un’osservazione di chi sta dietro».

«Anche l’Inter non sta brillando, ma ha fiducia e sicurezza»

Il confronto si è poi spostato sui problemi difensivi delle due squadre. Pellegatti ha riconosciuto che anche i nerazzurri stanno attraversando una fase complicata sul piano delle prestazioni, pur riuscendo a ottenere risultati.

«L’Inter non sta giocando bene, però riesce con la sua caratura, l’autostima, la fiducia e la sicurezza a rimediare», ha spiegato. «Anche l’Inter, sul piano del gioco, non sta brillando in maniera incredibile».

Nonostante le difficoltà difensive evidenziate dai conduttori, Pellegatti non immagina una partita particolarmente ricca di reti.

Il pronostico di Pellegatti: «Under 2,5, oltre il 2-1 non si va»

Alla domanda sul possibile numero di gol, il giornalista ha risposto senza esitazioni: «No. Io ho sempre un pronostico, un istinto: metto l’under due e mezzo. Per me oltre il 2-1 non si va. Due a uno, uno a uno, zero a zero».

Un pronostico prudente che contrasta con l’ipotesi di una partita spettacolare e ricca di occasioni, nonostante le difficoltà mostrate dalle due difese.

Galliani e la squadra sfavorita: «Io nel derby preferisco essere favorito»

Nel corso dell’intervista è stato citato anche Adriano Galliani, secondo il quale spesso i derby vengono vinti dalla squadra considerata meno favorita. Pellegatti ha espresso un’opinione differente, ricorrendo a un paragone con la propria passione per l’ippica.

«Io, con i miei cavalli da corsa e nei derby, preferisco essere favorito. Quando il mio cavallo è dato a dieci, mi piace un bel cavallo favorito: vuol dire che è in forma, che sta bene».

Il giornalista ha quindi ribadito: «A me piace essere favorito nel derby. Può essere che a volte i derby li vincano quelli non favoriti, d’accordo. Però preferisco essere favorito».

«Il derby fa battere il cuore più di qualsiasi altra partita»

La parte più personale dell’intervento è arrivata quando i conduttori gli hanno chiesto se si aspetti una sfida particolarmente intensa dal punto di vista emotivo.

«Il derby è sempre per cuori forti. Derby è derby. L’atmosfera, il clima sono diversi, veramente. E non lo dico io, lo dice il cuore», ha raccontato Pellegatti.

«C’è più emozione all’inizio di un derby che in una partita normale, un po’ come in certe partite di Champions League. Quando affronti il Napoli o la Juventus sono partite importanti, però il cuore non ti batte come quando affronti il derby».

Un sentimento che il giornalista conosce bene dopo aver raccontato numerose stracittadine, comprese quelle rimaste nella memoria dei tifosi rossoneri, come la sfida decisa dalla doppietta di Olivier Giroud nella stagione dello scudetto.

Le aspettative sui rossoneri: «Mi aspetto qualcosa di importante, ma gioca lontano dall’area»

Nell’ultima parte dell’intervista, Pellegatti si è soffermato anche sulle aspettative nei confronti di un protagonista dell’attacco milanista, osservando come il suo contributo realizzativo sia condizionato dalla posizione occupata in campo.

«In questo momento, sul piano dell’impegno e della prestazione, non so se per sua scelta o per scelta dell’allenatore, è più lontano dall’area. Addirittura non stiamo parlando di gol: tira poco in porta».

Pellegatti ha richiamato anche le mappe delle posizioni medie dei calciatori per spiegare la propria osservazione: «La famosa heat map, dove viene indicata la posizione media di un giocatore, lo vede sempre più vicino alla metà campo che all’area».

Il giornalista ha concluso ribadendo di aspettarsi un contributo importante, pur riconoscendo che l’attuale collocazione tattica non sembra favorire una maggiore presenza nelle zone decisive del campo.

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