Autoimpiego giovani: tutte le opportunità spiegate dall’economista Luca Iovine su Radio KissKiss

L’economista Luca Iovine chiarisce i requisiti e le opportunità dei contributi statali per l’autoimpiego giovanile, spiegando come funzionano i fondi a fondo perduto e l’importanza della formazione.

A Kiss The Weekend l’economista Luca Iovine ha illustrato le principali opportunità offerte ai giovani che vogliono avviare una propria attività grazie ai contributi statali per l’autoimpiego. Durante l’intervista, sono stati chiariti i requisiti, le modalità di accesso e il ruolo della formazione per chi sogna di diventare imprenditore.

Requisiti e destinatari: chi può accedere ai contributi per l’autoimpiego?

Raoul ha chiesto a Luca Iovine se bastasse avere meno di 35 anni e una buona idea per ricevere contributi statali e diventare imprenditori. L’economista ha subito chiarito: “L’opportunità per i giovani che vogliono diventare imprenditori è davvero significativa. L’età però non basta. Il cassetto delle idee va aperto, ma prima bisogna controllare i requisiti, che non sono soltanto anagrafici ovviamente.”

Iovine ha spiegato che per accedere ai contributi bisogna avere tra i 18 e i 34 anni, ma questo non è sufficiente: “Bisogna avere tra i 18 e i 34 anni, ma poi, per esempio, non puoi avere già un’altra attività lavorativa.” Tuttavia, la misura di Invitalia è aperta anche ai cosiddetti “walking poor”, ovvero persone che pur avendo un lavoro si trovano in una condizione di difficoltà economica. “Sono le persone che hanno un lavoro, ma guadagnano così poco da trovarsi comunque in una condizione di difficoltà economica. È un fenomeno importante. Avere un lavoro non garantisce sempre autonomia e benessere. La misura autoimpiego offre anche a loro la possibilità di provare a costruire un’attività propria, un’altra via.”

Contributi a fondo perduto: quanto si può ottenere e come funziona

Uno dei punti più discussi riguarda l’entità dei contributi e le modalità di erogazione. Raul ha chiesto: “Quanti soldi si possono ottenere per fare l’imprenditore?” Iovine ha risposto: “C’è un voucher a fondo perduto fino a 30.000 euro, può arrivare a 40.000 per investimenti innovativi, digitali o ambientali. 30 o 40.000 euro possono essere sufficienti per aprire una piccola bottega o uno studio professionale. Per i progetti più grandi il contributo può arrivare a 80.000 euro e addirittura a 120.000 euro quando le iniziative prevedono investimenti più cospicui. Non sono cifre simboliche, possono davvero aiutare a partire.”

Il concetto di fondo perduto è stato chiarito così: “Il contributo rimane al giovane imprenditore il quale non deve restituirlo se però il progetto viene realizzato rispettando le regole e gli impegni assunti. Prima di erogare il contributo la domanda viene valutata da un punto di vista della sostenibilità. Per capirci non ti finanziano nulla se vuoi vendere ghiaccio agli eschimesi. Poi ci sono gli ultimi controlli, ogni euro speso deve essere collegato all’avvio dell’attività. Quindi fondo perduto non significa denaro senza responsabilità.”

Formazione e accompagnamento: il valore aggiunto per i giovani imprenditori

Un altro aspetto importante riguarda la formazione. Raoul ha chiesto se fosse obbligatorio seguire un corso per accedere ai contributi. Iovine ha spiegato: “Non è obbligatorio ma può dare una premialità nella valutazione ed è gratuito. Ci sono una prima fase di 60 ore dedicate all’idea e pure alle competenze che un imprenditore dovrebbe avere per avviare un’attività e altre 40 ore di accompagnamento e di consulenza per costruire il business plan, cioè il piano per diventare imprenditori.”

L’economista ha sottolineato l’utilità della formazione: “Non è obbligatorio formarsi ma può essere molto utile per capire prima di iniziare se l’idea è sostenibile o se invece è un’avventura irrealizzabile. Perché i soldi aiutano ad aprire, le competenze aiutano a non chiudere.”

Infine, Iovine ha ricordato che il contributo non rappresenta un traguardo, ma solo l’inizio del percorso imprenditoriale: “È la linea di partenza perché il vero risultato non è ottenere il contributo ma costruire un’attività che resti aperta, cresca e magari crei altro lavoro.”

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