MotoGp, al Red Bull Ring crollano le certezze Ducati: il Mondiale si accende

Il Red Bull Ring ha confermato l’equilibrio della MotoGP 2026: Martín torna leader, Márquez resta a 12 punti e la lotta per il titolo coinvolge ancora diversi piloti.

Il Mondiale MotoGP 2026 continua a regalare sorprese e il fine settimana del Red Bull Ring ha confermato quanto siano diventati instabili gli equilibri tra moto e piloti. Anche una pista tradizionalmente favorevole alla Ducati ha mostrato uno scenario diverso dal solito, con Aprilia molto competitiva e una classifica iridata ancora apertissima.

Quattro piloti si sono già alternati al comando

Dall’inizio della stagione la testa del Mondiale è passata di mano più volte.

Il primo a guidare la classifica è stato Pedro Acosta dopo Buriram, seguito da Marco Bezzecchi a Goiania. Nove Gran Premi più tardi è stato Jorge Martín a conquistare la vetta ad Assen, mantenendola per quattro appuntamenti.

A Misano il comando era poi passato a Marc Márquez, seppure a pari punti con Martín. La permanenza del pilota Ducati in testa è durata però soltanto un Gran Premio.

A Spielberg, infatti, Martín ha raccolto 32 punti, contro i 20 di Márquez, tornando così al primo posto della classifica.

Martín guida con 12 punti su Márquez

A sette Gran Premi dalla fine, il Mondiale resta ancora molto aperto.

Ci sono 259 punti da assegnare nelle ultime gare, che diventerebbero 222 nell’eventualità in cui il Gran Premio del Qatar, previsto dal 6 all’8 novembre, dovesse uscire dal calendario.

Dopo Spielberg, Jorge Martín precede Marc Márquez di 12 punti. Marco Bezzecchi è a 42 lunghezze, Pedro Acosta a 72, Fabio Di Giannantonio a 76 e Ai Ogura a 84.

Sei piloti sono quindi racchiusi in appena 84 punti.

Il Red Bull Ring non è più un fortino Ducati

Il fine settimana austriaco ha dato anche un’altra indicazione importante.

Il Red Bull Ring è stato per anni uno dei circuiti più favorevoli alla Ducati, capace di conquistare dieci vittorie tra il 2016 e il 2025.

Nel 2026, però, la situazione è cambiata. Aprilia ha ottenuto il secondo, il terzo e il quarto posto nella gara lunga, oltre al primo e al terzo nella Sprint.

Un risultato che conferma come oggi sia molto più difficile parlare di piste favorevoli a un solo costruttore.

La nuova carcassa Michelin mette in difficoltà la Ducati

A Spielberg ha inciso anche la scelta tecnica legata agli pneumatici.

La carcassa Michelin più rinforzata ha reso più complicato il comportamento della Ducati GP26, soprattutto in frenata.

La stessa soluzione verrà utilizzata anche a Mandalika, un dettaglio che potrebbe avere un peso importante nei prossimi appuntamenti del campionato.

Martín: «Conta fare sempre punti»

Jorge Martín ha commentato con prudenza il ritorno in testa al Mondiale.

«Non mi aspettavo di battere le Ducati, che qui sono sempre state chiaramente favorite. La testa della classifica va e viene, è qualcosa che ho imparato negli anni. Non do importanza al fatto di essere primo adesso, conta sempre fare punti e ottenere il massimo da ogni fine settimana».

Il pilota spagnolo ha poi aggiunto: «L’obiettivo è raccogliere sempre il massimo e, quando arriverà davvero il momento di giocarsi il campionato, bisognerà essere ancora più aggressivi».

Márquez inserisce Acosta tra i rivali per il titolo

Marc Márquez ha invece lasciato Spielberg con qualche rimpianto.

«È un peccato perché avevamo la velocità per stare sul podio e non è stato possibile. Però, se otto gare fa mi avessero detto che sarei stato a 12 punti dal leader, avrei firmato subito».

Il campione in carica ha inoltre allargato il gruppo dei candidati al titolo anche a Pedro Acosta.

«Siamo in quattro a lottare per il Mondiale. Acosta, da quando KTM ha aperto i motori per Aragón, ha una moto competitiva e questo lo rende un altro rivale per il titolo».

Il prossimo appuntamento è in Giappone

La MotoGP tornerà in pista dal 2 al 4 ottobre in Giappone.

Con sette Gran Premi ancora da disputare e distacchi ridotti tra i primi della classifica, il finale di stagione si annuncia particolarmente incerto. Spielberg ha dimostrato che anche i riferimenti tecnici considerati più solidi possono cambiare rapidamente e che, in questo Mondiale, nessun circuito può essere dato per favorevole in partenza.

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