Dopo diciassette stagioni nella NBA, Taj Gibson ha deciso di chiudere la sua carriera da giocatore professionista. L’ala grande, 41 anni, ha annunciato il ritiro dopo aver disputato l’ultima stagione con i Memphis Grizzlies. Il suo rapporto con il basket, però, non termina qui: Gibson tornerà ai Chicago Bulls per entrare nello staff tecnico guidato da Tiago Splitter.
Diciassette stagioni nella NBA
Scelto dai Chicago Bulls con la 26ª chiamata assoluta al Draft NBA del 2009, Gibson ha costruito una carriera lunga e caratterizzata soprattutto da continuità, energia e affidabilità.
Nel corso degli anni ha vestito le maglie di otto franchigie, passando, oltre che da Chicago e Memphis, anche per Oklahoma City Thunder, Minnesota Timberwolves, New York Knicks, Washington Wizards, Detroit Pistons e Charlotte Hornets.
Il lungo statunitense ha disputato complessivamente 1.012 partite nella NBA, facendo registrare medie di 8,3 punti, 5,7 rimbalzi e 1 stoppata in quasi 23 minuti di utilizzo a partita.
L’annuncio del ritiro: “Ho dato tutto quello che avevo”
Gibson ha affidato ai social il messaggio con cui ha ufficializzato la conclusione della propria carriera sul parquet.
“Oggi è un giorno molto emozionante per me. Dopo 17 stagioni nella NBA, posso dire sinceramente di aver dato a questo gioco tutto quello che avevo. Il basket mi ha dato l’opportunità di vivere un sogno”, ha scritto.
L’ex giocatore ha poi ripercorso idealmente il percorso iniziato a Brooklyn e arrivato fino al massimo campionato professionistico americano.
“Da ragazzo di Brooklyn, New York, ho avuto la fortuna di poter mostrare il mio talento sul palcoscenico più importante. Dai Fort Greene Projects a USC, ai Chicago Bulls e poi a ogni squadra e città venuta successivamente, sono grato per ogni momento, ogni compagno, ogni allenatore e ogni persona che ha creduto in me”.
“Volevo essere un giocatore di cui fidarsi”
Nel suo messaggio Gibson ha sottolineato anche le caratteristiche attraverso le quali ha cercato di costruire la propria identità durante la carriera.
“Volevo essere il tipo di giocatore sul quale i miei compagni potessero fare affidamento, qualcuno capace di portare durezza, energia, leadership e cuore ogni volta che entrava in campo”.
Ha quindi ringraziato tutte le persone e le organizzazioni che lo hanno accompagnato nel corso degli anni: famiglia, amici, compagni, allenatori, agente, NBA, associazione giocatori e tifosi.
“Tutti voi avete fatto parte di questo viaggio”, ha aggiunto.
Dal parquet alla panchina
Il ritiro non rappresenterà però un addio definitivo alla pallacanestro. Poco dopo l’annuncio di Gibson, infatti, i Chicago Bulls hanno comunicato il suo ritorno nella franchigia.
L’ex ala grande entrerà a far parte dello staff tecnico di Tiago Splitter, iniziando così una nuova fase della propria carriera direttamente dalla panchina.
Per Gibson si tratta anche di un ritorno alle origini NBA: proprio a Chicago aveva trascorso la parte più significativa della sua esperienza nella lega, costruendosi la reputazione di giocatore solido e prezioso nelle rotazioni.
Un nuovo capitolo dopo 31 anni di basket
Nel messaggio di commiato Gibson ha chiarito che la decisione di ritirarsi non deve essere considerata una separazione dal mondo della pallacanestro.
“Questo non è un addio al basket. È l’inizio di un nuovo capitolo”, ha scritto.
Poi la conclusione, dopo un percorso complessivo di oltre tre decenni legato a questo sport: “Dopo 31 anni di basket posso allontanarmi senza rimpianti, sapendo di aver lasciato tutto sul campo. Dio mi ha davvero benedetto. Grazie, basket”.
