Laura Valente torna a raccontarsi dopo un lungo periodo lontano dai riflettori e lo fa in un’intervista a Vanity Fair, pubblicata il 9 settembre 2026. Al centro delle sue parole ci sono la famiglia, il rapporto con Angelina Mango, il dolore per la scomparsa di Pino Mango e una nuova fase personale che oggi la porta a guardare anche ai propri desideri.
Dopo il successo della figlia a Sanremo, Valente aveva scelto di non concedere interviste e di restare distante dall’esposizione mediatica. Una decisione coerente con il suo modo di vivere la notorietà: «La luce riflessa non mi è mai piaciuta».
Angelina Mango e il diritto di fare i propri errori
Parlando di Angelina Mango, Laura Valente descrive un rapporto costruito anche sulla libertà. Per lei essere madre non significa impedire ai figli di sbagliare, ma accettare che possano affrontare da soli esperienze, cadute e conseguenze.
«Sono convinta che i figli debbano fare i loro errori, le loro esperienze, alle volte anche potersi schiantare», racconta nell’intervista a Vanity Fair.
Il fatto che Angelina sia diventata una delle artiste più conosciute della sua generazione, secondo Valente, «non cambia nulla». Il suo ruolo resta quello di una madre pronta a dare un consiglio quando viene richiesto, senza trasformare la propria esperienza nel mondo della musica in un controllo costante sulle scelte della figlia.
Valente riconosce anche di essere stata in passato «iperprotettiva», mentre oggi sembra aver trovato un equilibrio differente nel rapporto con i figli.
La morte di Pino Mango e gli anni più difficili
Nel racconto trova inevitabilmente spazio anche la morte di Pino Mango, avvenuta l’8 dicembre 2014 dopo un malore durante un concerto a Policoro. Laura Valente aveva allora 51 anni e due figli adolescenti.
«Dopo la morte di Pino e dei miei genitori sono rimasta completamente sola con due figli adolescenti», racconta.
Quel momento cambiò profondamente anche il suo modo di affrontare le emozioni. Per anni aveva trovato nella musica uno strumento attraverso cui esprimersi, ma dopo la perdita del marito sentì la necessità di comunicare in maniera diversa.
«Improvvisamente comunicare le mie emozioni è diventata una necessità», spiega.
Fondamentale, in quella fase, fu il rapporto con Angelina e Filippo. «Io la forza l’ho trovata nei miei figli», racconta Valente, spiegando quanto la loro presenza sia stata decisiva per affrontare un dolore che aveva trasformato completamente la sua quotidianità.
Le canzoni di Mango prima impossibili da ascoltare
Per molto tempo anche la musica di Pino Mango è rimasta legata a una sofferenza troppo forte. Valente racconta che le capitava di uscire dai negozi quando partiva una sua canzone, perché non riusciva a sopportarne l’ascolto.
Con il passare degli anni qualcosa è cambiato. Oggi riesce nuovamente ad ascoltare quella voce e a percepirla in una maniera differente.
«È come se mi parlasse», ammette.
La musica è così tornata a essere non soltanto il ricordo di ciò che è stato perduto, ma anche una presenza capace di accompagnarla.
Dai Matia Bazar alla scelta della famiglia
La vita di Laura Valente era cambiata già molti anni prima. Nel 1990 era entrata nei Matia Bazar prendendo il posto di Antonella Ruggiero, prima di ridurre progressivamente il proprio impegno artistico per dedicarsi alla famiglia.
«Cantare mi faceva godere come un riccio, ma mi costava anche molta fatica», racconta.
Con Filippo ancora piccolo, Valente avrebbe voluto riuscire a conciliare pienamente maternità e carriera, ma arrivò alla conclusione che non fosse possibile vivere entrambe le dimensioni come desiderava. Scelse così di mettere in secondo piano il palco.
Oggi, tuttavia, guarda a quel periodo con una prospettiva diversa, senza trasformare il sacrificio in un valore assoluto.
«L’assioma amore-sacrificio ha un po’ stancato», afferma, soffermandosi su un modello che, nella sua esperienza, ha riguardato soprattutto le donne.
Lagonegro, Milano e il ritorno in una casa piena di ricordi
Nel percorso di Laura Valente hanno avuto un peso importante anche i luoghi. Pino Mango era profondamente legato a Lagonegro, mentre lei proveniva da Milano.
Dopo la morte del marito, restare in Basilicata diventò però sempre più difficile. Valente racconta di aver chiuso la casa e di essere tornata a Milano perché a Lagonegro non riusciva più a uscire e «si sentiva morire».
Negli ultimi mesi, però, anche questo rapporto è cambiato. Valente ha rimesso a nuovo la casa e vi ha trascorso una nuova estate, trasformando un luogo per lungo tempo associato al dolore in uno spazio da vivere nuovamente.
Per lei è stato anche un gesto personale, qualcosa fatto finalmente pensando a se stessa e non soltanto ai figli.
Laura Valente guarda al futuro: «Vorrei rifarmi una vita. Innamorarmi»
Nell’intervista a Vanity Fair emerge infine il desiderio di aprire una nuova fase della propria vita.
La musica continua a essere presente attraverso l’insegnamento e il teatro, ma Valente non parla di un ritorno discografico o di un nuovo progetto costruito intorno al grande palcoscenico. Al centro, questa volta, c’è soprattutto la possibilità di ricominciare sul piano personale.
«Vorrei rifarmi una vita. Innamorarmi. Fino a due anni fa non avrei immaginato nemmeno di pensarlo», confessa.
Dopo anni trascorsi soprattutto a occuparsi della famiglia e ad affrontare una perdita che ha segnato profondamente la sua esistenza, Laura Valente racconta così una nuova libertà: quella di immaginare ancora un futuro fatto anche di desideri personali, nuove esperienze e sentimenti.